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L'alba dei morti viventi

E' l'alba all'Aeroporto Internazionale Queen Alia. Persino l'omino che doveva portarci ad Amman è scomparso, lo rintracciamo grazie a Mirko (il coordinatore) e ci facciamo finalmente venire a prendere.

Siamo devastati dal sonno quando finalmente arriviamo ad Amman; chi vorrebbe un letto, chi come il sottoscritto un fucile, chi una doccia. Tutti i nostri desideri vengono vanificati da una prima colazione giordana verace a base di Humus, Felafel e intingoli vari a base di verdure.

Mangiamo praticamente solo perchè dobbiamo ma abbiamo tutti un folle bisogno di dormire e.... di un bagno.

Bagno che useremo a turno allo Shepherd Hotel di Amman dove purtroppo, a causa del ritardo del volo, non abbiamo potuto dormire. Ma grazie ad Elisabetta (unica ospite dell'albergo del nostro gruppo) abbiamo potuto usufruire della toilette.

La hall dello Shepherd si trasforma presto in un campo profughi, dobbiamo tutti cambiarci e nessuno si fa molti problemi. Tolti gli abiti civili (che rivedremo solo il giorno del rientro), ci vestiamo leggeri per la giornata che ci attende.

Il transfer in pullman fino a Jerash è particolarmente silenzioso. Solitamente il primo transfer è caciara pura: i primi scambi di parole con i nuovi compagni di viaggio, le presentazioni, l'esperienza del volo, chi ha già viaggiato con Avventure? Dove si è viaggiato? Ecc...

Questa volta non è così, siamo tutti talmente stanchi che non appena ci sediamo sui confortevoli sedili ci addormentiamo. Anche io riesco ad addormentarmi seduto, vuol dire che sono davvero stanco. Se c'è una cosa che praticamente non riesco a fare è addormentarmi seduto. Il sonno è breve e tormentato a causa dalla guida "sportiva" dell'autista. Mi sveglio che sono ancora più cadavere di quando mi ero addormentato e vedo che ormai siamo a Jerash.

Era da più di tre anni che non pioveva in Giordania, ma per tutto il 2014 si sono verificati inattesi rovesci in tutto lo Stato, tanto che, diversamente da quello che mi aspettavo, il paesaggio è molto verde.

Scendiamo dal pullman e il caldo si fa subito sentire, il cielo è praticamente bianco, coperto da nubi molto molto alte. Di quando in quando cade anche qualche goccia d'acqua misto sabbia. Per fortuna la 5D Mark III non si arrende davanti a due gocce d'acqua.

Ci avviciniamo al sito archeologico e da quello che avevo letto nella Lonely Planet mi aspettavo qualcosa simile a Segesta. Con grande piacere e sorpresa mi trovo dentro un sito archeologico molto più grande e molto ben conservato. Oltre al famoso Arco di Adriano (davvero imponente), visitiamo le terme, il foro ovale, il tetrapylon, due anfiteatri bellissimi, il ninfeo, il tempio di Giove e quello di Atene. Le nuvole nel frattempo si diradano e lasciano spazio ad un sole cocente. Mi immagino cosa possa essere visitare questi luoghi in estate.

A causa della marea di turisti italiani che hanno invaso la Giordania, purtroppo, ci viene assegnata una guida che non sa l'italiano in quanto tutte le guide italiane erano già state prenotate. Il nostro, parla stentatamente in inglese e articola un discreto spagnolo.

Scopriremo poi che ha studiato in Spagna e che la "guida" non è proprio il suo mestiere principale. A mio avviso comunque è stato disponibile, durante il viaggio sono riuscito a parlarci da solo in alcune brevi pause relax (internet) negli alberghi e l'ho trovato anche simpatico. E' stato soprannominato "Grande Puffo" dal gruppo in quanto il primo giorno indossava una bella polo blu-puffo (per l'appunto).

Il tempo della visita al sito archeologico trascorre velocemente mentre la stanchezza si fa sempre più strada nelle nostre membra.

Prima di recarci ancora più a nord, verso il castello di Ajlun ci fermiamo a mangiare per strada, mangerò un sandwich di Felafel davvero ottimo e un kebab senza infamia e senza lode.

E' già pomeriggio inoltrato quando arriviamo al castello di Ajlun, un esempio di architettura militare araba. Nel 1184 l'emiro Izz al-Din Usama fece erigere questo baluardo a protezione dell'itinerario stradale che univa Damasco all'Egitto.

La fortezza venne in gran parte distrutta durante un'incursione mongola nel 1260 per poi essere ricostruita dal sultano mamelucco Baybars.

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