user_mobilelogo

RSS Feed

Dal Blog

04 January 2016
Musica
Tecnologia
Sono ormai troppe le volte che durante i miei viaggi non mi porto dietro le cuffie Bose QuietComfort...
3805 Hits
12 October 2015
Fotografia
Nei miei viaggi o semplici uscite fotografiche una lente non manca mai, la stessa che rimane pratica...
8650 Hits
18 September 2015
Musica
Tecnologia
Da quando ho cambiato lavoro non sono più in ufficio da solo.Prima avevo un ufficio tutto mio dove p...
3453 Hits

Latest Events

Fri Apr 06 @08:00 -
Festa dei maestri di sci di Moena

La valle della Luna

Il viaggio verso sud trascorre tranquillo, c'è chi dorme, chi ascolta musica, chi riguarda le foto, chi chiacchiera.

E' forse una delle trasferte più lunghe.

Il paesaggio fuori dal finestrino cambia placidamente, scendiamo di quota e la strada che prima si svolgeva tortuosa sull'altopiano si trasforma in lunghi e monotoni rettilinei. Quella poca terra coltivata ai bordi della strada lascia il posto a rocce, polvere e sabbia. Il grigio delle gole misto al giallo chiaro del terreno muta nel giallo carico della sabbia del deserto e gli spazi diventano sempre più grandi e aperti. Anche il colore del cielo si diversifica da un azzurrino appena accennato ad un blu profondo. Le conformazioni rocciose si verticalizzano e diventano imponenti isole rossastre in un mare di sabbia gialla e ocra. Siamo ai cancelli del Wadi Rum.

Citando Wikipedia: geograficamente situato nel sud della Giordania è una vallata scavata nei millenni dallo scorrere di un fiume nel suolo sabbioso e di roccia granitica. Ha ospitato insediamenti umani sin dalla preistoria. A testimonianza di ciò si trovano delle incisioni rupestri chiamate petroglifi che vedremo spostandoci più tardi con delle Jeep.

Mentre guardo il paesaggio scorrere attraverso il finsetrone del pullman ascolto musica tramite il mio iPhone, Spotify mi propone Marc Cohn con l'omonimo album. Sono le note di "Walking in Memphis" prima e "Ghost Train" poi, aiutate dal panorama spettacolare offerto dal Wadi Rum, che proiettano i miei pensieri lontano anni luce dal tran tran quotidiano. Lontano da casa, con persone nuove e interessanti vicino a me, nuovi stimoli. Vorrei non arrivare mai a destinazione ma dopo nemmeno un'ora sono costretto a tornare coi piedi sulla terra. Tutto sommato non lo faccio mal volentieri visto che quello che mi aspetta rimarrà a lungo impresso nella mia mente.

Lasciamo il bagaglio principale al campo base e con noi portiamo solo uno zaino che ci accompagnerà per un paio di giorni.

Nello zainetto ci sta tutta l'attrezzatura fotografica, un cambio di intimo, calzini di ricambio, asciugamano in microfibra, il minimo indispensabile per l'igiene personale e ovviamente il sacco a pelo.

La mia attrezzatura si compone di: Canon EOS 5D Mark III, Canon EF 24-105mm f/4 L IS USM, Sigma 12-24mm f/4.5-5.6 DG HSM II, Canon EF 100-400mm f/4.5-5.6 L IS USM, Canon EF 40mm f/2.8 STM e il cavalletto Manfrotto. Sono coperto in tutte le focali e per la prima volta faccio uso intenso del pompone (100-400) rivalutandolo tantissimo dal punto di vista della qualità restituita, a discapito però di un peso certamente non contenuto.

Saliamo a gruppi di sei persone nei cassoni di alcuni Pick-up Toyota coperti da un tendalino. Il caldo si fa meno soffocante grazie al vento secco che ci accarezza, ogni tanto respiriamo un pò di sabbia ma non ci importa, il Wadi Rum ci apre le porte e ci svela i suoi segreti. Vediamo di seguito: quello che rimane della residenza di Lawrence D'Arabia, i petroglifi degli antichi Nabatei, ci fermiamo a scalare una duna di sabbia rossa come i mattoni, facciamo un sacco di foto e alcuni di noi si godono il piacevole contatto dei piedi nudi con la sabbia fresca all'ombra della duna stessa; per ultimo vediamo un arco di roccia su cui si può salire e si scattano le foto di rito. Ci dirigiamo infine al nostro campo tendato dove dormiremo. Il sole scende velocemente e arriviamo al campo giusto in tempo per vederlo tramontare. Saliamo su delle rocce che ci forniscono un punto elevato, una tribuna sullo spettacolo che sta per accadere. Ricordavo il cielo marocchino di Erg Chebbi incendiarsi e tingere tutto il paesaggio con il colore dell'oro. Qui è molto diverso, il cielo rimane azzurro sopra le nostre teste e cambia colore man mano che lo sguardo si sposta verso l'orizzonte dove un sole non più caldo sta per nascondersi dietro le montagne del Wadi Rum. Un continuo cambio di colore che passa dall'azzurro, al rosa, all'arancio e al giallo intenso del disco solare. Mentre il sole cala, le temperature scendono velocemente e siamo costretti ad indossare la giacca a vento o il pile. Le montagne in lontananza danno un senso di tridimensionalità incredibile, mi volto e sembra di essere a teatro dove tutti guardano uno spettacolo che non credo dimenticheranno facilmente.

E' tempo di mangiare qualcosa e lo facciamo seduti a terra nelle tende beduine. Subito dopo cena vado nella mia tenda e prendo il cavalletto per fare qualche foto alle stelle.

La volta celeste che ci sovrasta è maestosa grazie alla totale mancanza di luna nel cielo.

Igor (ragazzo romano di professione: fisico) si prodiga a spiegare a noi poveri umani alcuni concetti interessanti quali il "declassamento dei pianeti" e altre cose. La spiegazione è interrotta in modo divertentissimo dalla toscanissima Flavia che praticamente mette in scena uno spettacolo di cabaret. La scena mi ricorda vagamente i dialoghi di Zuzzurro e Gaspare e mi fa molto ridere. Più tardi si scoprirà che sono l'eroe onirico di Flavia.

Dopo una notte quasi totalmente insonne in compagnia di Mirko, Andrea e Riccardo (coi quali mi scuso per aver russato, ma purtroppo mi capita quando dormo molto scomodo) mi sveglio alle 6:30 per vedere l'alba.

C'è un freddo pungente e il cielo è già chiaro.

Torno sulle rocce che mi hanno offerto un punto di vista privilegiato del tramonto ma questa volta guardo dalla parte opposta. A differenza del tramonto, l'alba, ci offre molta più luce, una luce comunque molto morbida e bassa che proietta delle lunghissime ombre che si intersecano nelle cavità delle formazioni rocciose che ci circondano. Foto di rito e poi colazione.

Il gruppo si dividerà in due: chi a fare una gita a dorso di dromedario, chi (come me) farà un terkking per raggiungere il Burdah Arch, una arco naturale posto sulla cima di una formazione rocciosa.

Purtroppo però, visto il numero impressionante di turisti presenti, i dromedari non erano disponibili. I ragazzi della spedizione a "dorso", purtroppo, hanno dovuto ripiegare in un giro in Jeep per il Wadi Rum. La gita, a detta loro, è stata comunque molto divertente, sono riusciti anche ad avvicinare un branco di dromedari allo stato brado con i piccoli.

Sono partiti dal campo tendato, hanno fatto un bel giro del deserto e poi sono tornati al campo base.

Il percorso è stato tracciato da Igor che gentilmente mi ha passato la traccia gps, eccola qua:

Print

 

Il resto della truppa (me compreso) ha optato per il Burdah Arch Trekk. Prendiamo una guida (anche se la Lonely Planet dice che è facoltativa), arriviamo ai piedi della conformazione rocciosa, scendiamo dalla Jeep e iniziamo la camminata con la nostra guida che si incammina sulle rocce calcaree e arenarie. E' praticamente impossibile scivolare su quelle rocce, il grip è notevole anche se qualche volta c'è un pò troppa sabbia ed è quello che rischia di farci scivolare. Il percorso prosegue sempre più in verticale, in alcuni punti ci dobbiamo arrampicare e la guida ci indica dove mettere mani e piedi. Tutto bene, ma a scendere? Arriviamo in un punto dove c'è una cengia che permette di aggirare un costone ad angolo, non ci sono appigli e il sentiero, se così possiamo chiamarlo, è davvero molto esposto. Se scivoli, voli per una trentina di metri di sotto. Faccio questo passaggio, ci arrampichiamo lungo uno stretto canalone e lo zaino inizia a darmi fastidio, mi sbilancia e mi fa sentire poco sicuro. Sulla Lonely c'è scritto che solo alla fine c'è bisogno dell'imbragatura per proseguire, ma non vi è traccia alcuna che il trekk non è un semplice sentiero ma ci sono parecchi tratti di arrampicata esposti anche se molto semplici. Nulla di impossibile per chi è pratico (vedi il mio amico Mauro che giustamente mi ha definito "una seghetta"), per me invece inizia ad essere troppo e più che essere spaventato per me, quando vedo gli altri arrampicare, sporgersi ecc mi sale il senso di vertigine e malessere. Decido quindi di fermarmi a circa metà percorso. La guida mi dice che il più ormai l'ho fatto e ci sono solamente due punti esposti oltre a quelli già fatti; ma davvero non me la sento e mi fermo.

La terrazza su cui mi fermo ad aspettare offre una vista superlativa, mi sdraio a contemplare il panorama e poco dopo mi addormento. Dopo circa un paio d'ore i ragazzi tornano informandomi sul fatto che per l'utlimo tratto sarebbe il caso di usare delle corde come han fatto i ragazzi del gruppo che ci precedeva. Nonostante ne fossimo sprovvisti, sono saliti quasi tutti in cima all'arco, mi han fatto vedere le foto, davvero una vista meravigliosa. Peccato non esserci arrivato. Poco male, torniamo sui nostri passi e tra uno spigolo di roccia, uno scivolone ecc. le mie ginocchia si trasformano in un colabrodo. Scendere è più difficile che salire e quella cengia mi ha fatto nuovamente paura.

Il percorso è indicativamente quello segnato nella mappa che segue. Non eravamo equipaggiati per creare una traccia GPS ma ne ho trovata una estremamente approssimativa in rete.

Print

La sera, rileggendo la Lonely ho visto che nel 1999 un escursionista è morto proprio facendo questo trekk.

Se solo questo trekk fosse attrezzato in modo simile ad una ferrata sarebbe molto meglio.

 

IMPORTANTE: per quelli che vorranno in futuro avventurarsi in questo splendido trekk con tratti di arrampicata: la guida non è facoltativa, è ASSOLUTAMENTE NECESSARIA!

 

Torniamo al campo base dove ci aspetta un lauto pranzo con "Launch Bag" da consumare direttamente sul pullman: un panino da arricchire con formaggino, insalata e una mela che tanto bene non se la deve essere passata. Per dessert un dolcetto "Made in Angelini!" (Elisa ed Andrea capiranno la citazione).

La prossima destinazione è la famosissima Petra.

Nel rispetto della direttiva 2009/136/CE ti informiamo che questo sito utilizza cookie propri tecnici e di terze parti per consentirti una migliore navigazione ed un corretto funzionamento delle pagine web.
Se proseguo nella navigazione, cliccando su un qualunque elemento posto all’esterno di questo banner, acconsento all’installazione dei cookies.

 

This site uses cookies. By continuing to browse the site, you are agreeing to our use of cookies.