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La città dei Nabatei

Il motivo principale per cui sono partito: visitare questo meraviglioso sito archeologico che è stato anche set cinematografico di "Indiana Jones and The Last Crusade" e "Transformers 2: Revenge of the fallen".

Prima però di giungere al tanto agognato "tesoro" ci fermiamo a Piccola Petra.

La nostra guida ha chiamato Piccola Petra: l'antipasto di Petra.

In verità Piccola Petra era il posto dove le carovane dei mercanti si fermavano prima di entrare a Petra. Le carovane potevano contare anche migliaia di dromedari e questo avrebbe reso gli scambi commerciali di Petra praticamente impossibili. I mercanti quindi entravano in Piccola Petra, vi lasciavano i dromedari a riposare e rifocillarsi ed entravano solo in un secondo momento a Petra senza di essi.

Piccola Petra è effettivamente piccolina, c'è poco da vedere ma vale comunque la pena passarci. In fondo al piccolo Siq ci sono delle gradinate che portano ad un punto panoramico che viene definito "il più bel punto panoramico al mondo". Beh, non lo è affatto. Subito dopo le scale vi troverete di fronte alla moderna beduina commerciante che vi vuole offrire il Tè e vendere qualce souvenir. C'è effettivamente un punto panoramico, ma secondo il mio parere non è nulla di che.

Risalendo da Piccola Petra ci siamo fermati a trovare una ragazza Beduina di nome Zena, una delle pochissime donne Beduine ad aver studiato. Questo le è costato ovviamente molta fatica e soprattutto una dura lotta contro le tradizioni beduine che vedono la donna in modo molto diverso da come la vediamo in occidente. Zena accoglie questa mandria di viaggiatori, sporchi e stanchi; ci racconta la sua vita, dei suoi figli, dei suoi studi. Ci offre anche un Tè e ci mostra il suo giardino. I bimbi di Zena sono carinissimi, soprattutto la più piccolina che viene immediatamente presa d'assalto da Tania e dalle altre ragazze. Il più grande dei figli, recide alcune rose dal profumatissimo roseto e le consegna ai ragazzi, i quali poi le regaleranno alle ragazze. Secondo la tradizione: l'uomo non può nemmeno toccare le donne impegnate o sposate. Nel più estremo dei casi: l'uomo non può nemmeno dare la mano ad altre donne che non siano sua madre, sua moglie o al massimo sua sorella. Il gesto del più grande dei figli è carino e io regalo la mia rosa.

Poco dopo ce ne andiamo, guardiamo i bimbi giocare e anche l'avvocato genovese Riccardo vorrebbe partecipare ai loro giochi, finalmente dormiremo in un albergo comodo per ben tre notti.

Sarà l'Edom Hotel a Petra che ci ospiterà.

Ceniamo velocemente e ci rechiamo al pub del visitor center: birra, gin tonic, vino e persino un Long Island Ice Tea (vero Andrea?). C'è il Bayern Monaco che si gioca l'andata di semifinale di Champions League contro il Real Madrid proiettata sullo schermo, ma non interessa a nessuno. Vogliamo divertirci, bere, finire di stancarci e fumare ancora il Narghilè. Cecilia, l'altro avvocato genovese, si dimostrerà imbattibile in questa nobile arte.

Questa volta divido la camera con Igor, fisico cibernetico di Roma e parliamo ovviamente di cose da nerd: reflex, fotocamere, video, gopro. Finalmente torno a dormire in un letto comodo e non russo, nemmeno Igor russa... siamo a cavallo!

La mattina finalmente è giunto il momento: si scende nel Siq, si va a Petra!

La prima parte della discesa è una strada sterrata di circa un chilometro. Metà della carreggiata è riservata alle persone a piedi, l'altra metà è riservata per le persone a cavallo, a dorso di dromedario, a dorso di somaro e in carrozza. Lungo questa strada si iniziano a vedere le prime rovine. Finita la lingua di sterrato finalmente entriamo nel Siq (gola) vero e proprio che ci condurrà a El Khasneh (il tesoro) dopo un percorso di circa 1200 metri.

Petra ha visto diverse dominazioni: Edomita, Nabatea, Romana, Bizzantina; poi c'è stato il periodo medievale per arrivare poi ai giorni d'oggi.

Il vero splendore, Petra, lo raggiunge grazie ai Nabatei: popolo pacifico di mercanti. I Nabatei non sapevano fare le guerre ma erano dei grandissimi commercianti, inoltre, cosa singolare, non sapevano costruire... ma sapevano scavare!

E' proprio grazie a questa loro incredibile capacità edile che Petra, oggi, è considerata una delle sette meraviglie dell'età moderna, avendone ben donde.

Il Siq si snoda tortuoso protetto da dighe costruite in epoca romana e costeggiato in tutta la sua lunghezza da un canale per l'acqua corrente. Si vedono nicchie scavate nella roccia ad uso dei viandanti che potevano inserirvi le loro rappresentazioni delle divinità. In alcuni punti sono ancora visibili delle rappresentazioni di persone e animali (dromedari). C'è anche una doppia nicchia che serviva per ospitare gli sposi durante le cerimonie nuziali ma che noi, capre, abbiamo scambiato per dei vespasiani.

Ed è subito dopo la nicchia degli sposi che il Siq si piega in un'ultima curva che cela quella meraviglia di El Khasneh. Pian piano procediamo verso il tesoro che si svela un pò alla volta. Avrebbero potuto scavarlo ovunque, ma è lì che doveva essere, ed è lì che tutt'oggi si impone. Sti nabatei ne sapevano a pacchi, altrochè chiacchiere [Cit.].

Finalmente sono al suo cospetto, la guida ci dice di pazientare prima di cominciare con le fotografie, deve spiegarci delle cose. Ma io lo osservo dal basso, lui mi sovrasta, è talmente imponente che temo uno svenimento da sindrome di Stendhal. Ad un certo punto, la massa di persone che era ai suoi piedi si dilegua, ho un momento solo, velocissimo prendo la reflex, smonto il 24-105 e monto il 12-24 ed ecco che esce le foto che fa da copertina a tutto l'album fotografico.

Pochi secondi dopo, l'intimità con questo gigante viene subito spazzata via da una marea di turisti, viaggiatori, guide, venditori del posto.

E' tempo di vedere veramente Petra. Il tesoro, per quanto bello e affascinante sia, è solo una piccola parte di un sito archeologico fantastico.

Questa mappa (clicca) può dare un'idea delle dimensioni del sito.

La terra che stiamo calcando è sedimento riportato negli anni dalle piogge che una volta erano frequenti. Petra giace effettivamente circa tre metri sotto quello che attualmente è il livello del terreno. C'è ancora molto da scavare e se tanto mi da tanto: "La X non indica mai il punto dove scavare!" [Cit.].

Una dopo l'altra vediamo: la strada delle facciate, il teatro, la tomba di Aneisho, la tomba dell'Urna, della Seta, quella Corinzia, e la tomba Palazzo. Da qui in poi la strada piega di 90° verso sinistra e sulla collina alla nostra destra ci sono le tombe Bizzantine, mentre più avanti, sulla sinistra visitiamo il Ninfeo, la strada colonnata e il cancello ad arco. La mattina se n'è andata e con lei ci abbandona la nostra guida che ci consiglia di fare con calma tutte le scalinate che portano rispettivamente a: il monastero, al tesoro visto dall'alto e all'altare del sacrificio. Ci fermiamo a mangiare, ma sia io che altri compagni non abbiamo molta fame. Ci dissetiamo con un beverone fantastico a base di acqua, menta, limone e zucchero. Sarà stato il colore verde Hulk o lo zucchero, ma siamo come nuovi, o quasi. Decidiamo quindi di visitare la parte più lontana del sito: il monastero.

Più di 850 gradini ci separano dalla meta, il caldo è torrido, sono giorni che camminiamo e a questo punto le nostre gambe vanno da sole. Iniziamo la salita mentre alcuni di noi preferiscono salire con l'asino. Sarà un percorso a tappe, dove berremo acqua e ci ripareremo all'ombra. Poi, dopo una bella faticata, arriviamo in cima ma... dov'è il monastero? Dal nostro punto di vista vediamo solo un ristoro e dei punti sopraelevati per vedere il panorama. Del monastero non vi è traccia. Prima che potessimo continuare, Igor, il capofila, ci blocca. "Piano, un passo alla volta, guardate a destra".

Così come per il tesoro, anche il monastero si svela un pò alla volta, nascosto abilmente dalla roccia scavata dai nabatei. Nè la Lonely, nè la nostra guida ci avevano preparato a questa meraviglia, tanto che, a mio modo di vedere l'ho quasi preferito al El Khasneh. Una meraviglia nelle meraviglie, e dopo una fatica del genere, ce lo siamo goduto ancora di più. Prima che qualcuno ci veda saliamo all'interno del monastero e qui, ovviamente, ci lascio un altro pezzo di stinco, ormai, ho lasciato brandelli di me in mezza Giordania. Dentro, come tutte le atre tombe, è vuota, nulla da vedere. Decidiamo di proseguire e salire ancora fino al punto più alto dove avremmo dovuto godere del panorama sulla vallata. Col senno di poi, il gioco non vale la candela. Ci riposiamo, torniamo indietro e scorgiamo il monastero da lontano: bellissimo!

Riscendiamo i gradini e tornando sui nostri passi visitiamo le tombe dell'epoca bizzantina con i loro bellissimi mosaici.

Ora ci tocca tutta la strada al contrario. La Lonely mette in guarda infatti: una volta finito il giro, ricordatevi che dovete tornare indietro. Sono altri tre chilometri di salita.

Torniamo in albergo, doccia, cena e si torna nel Siq per vedere Petra By Night.

Alcuni del gruppo Discovery che ci precedeva di due giorni ci han detto che era una commercialata per turisti; però alla fine siamo lì, è probabile che non ci ritornerò una seconda volta, quindi che fai? Non ci vai? E noi ci siamo andati.

Per fortuna!

Tutta la strada che porta al tesoro è illuminata con delle candele contenute dentro dei sacchetti di carta e della sabbia che funge da base.

Tre chilometri al buio, con la strada segnata solo dalle candele. Arriviamo al tesoro e per terra, centinaia di luimini, dello stesso tipo di quelli che ci hanno accompagnato fin lì per tutta la discesa, come se fossero dei segnaposto. Ci sediamo e ammiriamo El Khasneh illuminato dalla debole luce dei lumini: che meraviglia! L'unico abitante superstite di Petra sbuca dal buio e chiede a tutti di fare silenzo, inizia lo spettacolo. Prima un suonatore di strumento a corda beduino, poi un suonatore di flauto e alla fine lui, l'ultimo rimasto degli abitanti di Petra. Ci racconta di Petra all'epoca dei nabatei e dei romani, delle carovane di dromedari, della gente che lì abitava prima di lui. Certo, una cosa da turisti, ma carina e suggestiva. Come ogni "Petra By Night", alla fine, ci viene chiesto di illuminare il tesoro con la luce dei nostri flash e dei telefonini.

Finito lo spettacolo si torna indietro, è la quarta volta in un giorno che faccio quella strada, sono a pezzi.

La stanchezza però non frena la nostra volglia di alcool e ci fermiamo anche stasera al bellissimo pub del visitor center.

Siamo stanchissimi e domani abbiamo ancora altre meraviglie di Petra da visitare.

Grazie ad Igor abbiamo le nostre impronte digitali sulla camminata della giornata:

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Per la seconda giornata ci svegliamo belli pimpanti, dormire in un letto comodo, dopo una doccia come si deve è decisamente rigenerante.

Per la quinta volta percorriamo il Siq e arriviamo al tesoro. E' presto e c'è davvero poca gente, per la prima ora è sembrato quasi un tour privato.

Decidiamo di salire alle tombe dei re e visitarle da vicino e anche dentro. Da lì poi saliamo la ripida scalinata che ci porta di fronte al tesoro, ma questa volta lo vediamo dall'alto. Il premio per questa sfacchinata è uno di quelli che non dimenticherai mai: El Khasneh visto dall'alto è anche più bello che visto da sotto. Ci riposiamo nel posto privilegiato, con vista sul tesoro. Foto e Selfies si sprecano e mentre torniamo indietro qualcosa attira la nostra attenzione. Una lucertolona blu ci guarda da lontano, ferma, immobile, su una roccia mentre si scalda al sole. Diventerà oggetto del photoshooting della giornata. E' stata fotografata più lei di Marilyn Monroe. Soltanto arrivato a casa scopro che questa lucertola blu è una "Agama del Sinai". Diffusa per lo più nel sudest della Libia, est dell'Egitto, Israele, Giordania, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman, est Sudan, Etiopia, Eritrea e Gibuti [Cit. Wikipedia].

Questa giornata è molto più calda della prima. Non ce la faccio ad affrontare altri gradini e mentre alcuni visitano il bellissimo altare del sacrificio per scendere poi nel Wadi Farasa io e un manipolo di suprestiti (Elisa, Tania, Mirko) decidiamo di prendercela con comodo ed espletare uno dei riti barbarici delle vacanze: i regali e i souvenir.

Per la sesta e ultima volta percorriamo il Siq, ci fermiamo a prendere un gelatino (anche due), ultime compere e poi in albergo, cena, doccia e birretta in un bar vicino al nostro albergo, mi faranno suonare pure lo Djembe.

Questa è la terza notte a Petra, domani partiremo per l'ultima fatica: il mitico Siq Trail, tralasciato il primo giorno, per poi rilassarci al mar morto e ultima notte a Madaba prima della ripartenza.

Sempre il prode Igor ci fornisce la tracca GPS della seconda giornata a Petra:

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