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Fri Apr 06 @08:00 -
Festa dei maestri di sci di Moena

12 milioni

Tehran è enorme, non credevo, conta appunto 12 milioni di abitanti.

A nord è difesa dagli altissimi monti Elburz, detti anche Alburz o Alborz; tra tutti spicca il monte Damavand, un vulcano sempre imbiancato che con i suoi 5610mt di quota è il più alto della catena.

I monti Alborz separano il Mar Caspio dall'altopiano iraniano.

Della capitale non avevo ancora visto nulla, eravamo arrivati di notte, stanchi; percorrendo l'autostrada che unisce l'aeroporto internazionale "Imam Khomeyni" con il centro, avevo scorto solo il mausoleo dedicato al famoso Ayatollah, Khomeyni appunto.

Il traffico di questa metropoli è allucinante, completamente disorganizzato e senza regole, chi ha viaggiato molto lo mette in terza posizione, dietro a New Delhi e Mexico City.

Solo i semafori delle arterie principali vengono rispettati, gli altri potrebbero benissimo toglierli; il marciapiede è corsia preferenziale per il formicaio di motorette di altri tempi. Sembra di essere proiettati negli anni '70. Le moto, per la maggiorparte sono delle vecchie Honda, 100cc o 150cc quattro tempi, spesso tenute insieme da fil di ferro o dalla volontà di rimanere intere, ancora per quelche chilometro. Il clacson, come a Palermo, viene usato come allerta: "Ehy, guarda che sto arrivando, sono vicino a te, occhio a dove vai".

Più di un'ora ci vuole per percorrere il breve tragitto che separa il nostro albergo al museo archeologico.

Amir, si rivela già da subito una guida preparatissima. È iraniano, originario di Yazd, dove tutt'ora dimora con la moglie e una figlia. Il suo italiano è eccellente, migliore di molti italiani che conosco; ha vissuto a Milano per circa 22 anni lavorando come docente universitario.

La prima cosa che ci fa notare è l'architettura classica iranica dell'ingresso del museo con il suo īvān (pronuncia: eiván): un ambiente di passaggio limitato da muri su tre lati e completamente aperto sul quarto, la cui copertura è, di solito, a volta. Questo tipo di ingresso è classico delle moschee iraniane.

Il museo è prevalentemente costituito da reperti provenienti da Persepolis, l'antica capitale persiana, città di Dario e Serse, situata a circa sessanta chilometri a nord di Shiraz.

Bassorilievi, anfore, gioielli, untensili, armi, statue.

Il museo non è molto grande e se non fosse per Amir che ci illustra sapientemente ogni particolare, la visita sarebbe durata meno di un'ora.

All'uscita del museo acquistiamo le prime derrate alimentari che ci sosterrano durante il primo trasferimento verso Quom. Cambiamo così i primi Euro in Rial, la moneta locale. Il cambio è: 1€ = 33.000 Rial. Fa strano cambiare una banconota da 50€ e vedersi restituire un mazzo di banconote per un totale di 1.650.000 Rial, UNMILIONESEICENTOCIANQUANTAMILA!

Prima però di partire per Qom, dobbiamo tornare all'aeroporto a recuperare i romani che saranno semplicemente devastati dal viaggio. Fortuna che l'aeroporto è di strada. Ci mettiamo quasi due ore ad uscire dal centro di Tehran.

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