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Ossido di ferro e uranio

Partiamo da Kashan prima di pranzo, la nostra prossima meta è la cittadina montana di Abyaneh, famosa per i suoi edifici rossastri costruiti in mattoni, fango e paglia.

In Iran, le autostrade funzioano come da noi, ci sono dei caselli per il pedaggio; a differenza dei nostri però, è sempre presente una piccola stazione militare per il controllo dei documenti.

Ogni volta che entriamo o usciamo da un'autostrada vengono regolarmente controllati i documenti. Per non perdere troppo tempo, abbiamo una lista di tutti i passaporti con relativa validità per ogni viaggiatore.

Solitamente, il controllo, dura dai 5 ai 10 minuti. Questa volta però il controllo è puntiglioso, molti militari armati fino ai denti si avvicinano al nostro pullman. L'autista scende e sparisce all'interno della casermetta. Riapparirà circa mezzora dopo con un apparecchio GPS in mano. Insieme ad un militare lo installerà nel pullman.

Il perchè di tutto questo lo scopriremo qualche chilometro dopo la ripartenza.

Questa particolare sosta ci ha fatto venire in mente che, sparse per il vasto territorio persiano, ci sono delle centrali nucleari. L'argomento è attualmente molto discusso in quanto gli Stati Uniti stanno recentemente discutendo un accordo per impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari al riconoscimento di Israele. Ovviamente l'Iran non accetta gli accordi per cui c'è una discreta tensione tra Iran e Stati Uniti/Israele.

Mentre ne stiamo discutendo sul pullman noto che molti tralicci dell'alta tensione convergono verso un punto ben definito alla nostra destra. È proprio seguendo i cavi dell'alta tensione che scorgo una struttura militare particolare: un cannone contraereo puntato verso il cielo, non faccio tempo ad avvisare gli altri che i cannoni contraerei diventano prima due, poi tre, poi diverse decine. Una barriera di detriti appositamente piazzati sulla destra della carreggiata non è sufficiente a coprire gli sguardi. Siamo su un pullman e siamo più alti della barriera. Stiamo per sfoderare le reflex quando Amir, la nostra guida, allarmato ci dice: "Asssolutamente non scattate foto mi raccomando! Stiamo costeggiando la famosa centrale di arricchimento di uranio di Natanz. Per favore mettete via le macchine fotografiche".

Noi non siamo riusciti a fotografare le contraeree, ma su internet si trova parecchio materiale.

In queto centro, più di 3.800 centrifughe alimentate da esafloruro di uranio, arricchiscono il materiale radioattivo che sarà poi utlizzato come combustibile nelle centrali. Il sito, di vitale importanza strategica, è protetto dagli alti monti del Karkas.

Fortissimamente incuriosito, non mi rendo conto che il pullman ha svoltato a destra e sta passando proprio di fronte ad una stazione contraerea, incredulo mi trovo i cannoni puntati al cielo a meno di venti metri da me.

Chiusa la parentesi "atomica", proseguiamo sulla strada che si inerpica sulle aride montagne fino ad una quota di 2300mt s.l.m. dove raggiungiamo il caratteristico paese di Abyaneh.

Volendo essere pignoli, questa deviazione non ha molto da offrire. È un antico paese di montagna, le case sono fatte di mattoni crudi, ricoperti da fango e paglia. Il tipico colore rosso è dato dall'alto contenuto di ossido di ferro nel terreno. Un'antica fortezza sassanide domina il borgo.

La cosa che mi rimarrà più impressa di Abyaneh?

Assolutamente il Dizi.

L'ora di pranzo è passata da un pezzo e alcuni di noi, compreso il sottoscritto (sai che novità), ha fame. Amir ci accompagna in un ristorante dove servono un piatto tipico.

Il Dizi è uno spezzatino a base di pecora, una sorta di Gulash. Dopo esserci tolti le scarpe, ci accomodiamo su un giaciglio ricoperto da un tappeto in una specie di piccolo gazebo. La bellissima ragazza che prende le ordinazioni stende al centro del giaciglio un grande foglio di carta trasparente tipo Cuky. Sopra al foglio trasparente mette una grande sfoglia di pane appena cotto. Questo pane è usato praticamente come tovaglia commestibile. Poco dopo arriva il pranzo.

Questo spezzatino viene servito all'interno di un vaso di ceramica cilindrico, chiuso dal suo coperchio. Insieme al cibo ci portano due recipienti a testa: uno in metallo e uno in plastica. Amir ci mostra come si mangia il Dizi.

Col cucchiaio prendiamo tutta la parte solida dello spezzatino: carne di capra, patate, ceci, fagioli, melanzane, pomodori e la mettiamo nel recipente metallico. Disossiamo la coscetta di capra e buttiamo l'osso. Con un pestello in metallo trasformiamo la parte solida in un pappone. La carne ha cucinato per tante ore a fuco lento per cui si sfalda alla minima pressione.

Una volta che abbiamo il nostro pappone, ci aggiungiamo un pò di sugo e iniziamo a mangiare.

Che dire, una delle più buone carni di capra che abbia mai mangiato in vita mia. Una volta terminata la parte solida, rovesciamo tutto il contenuto liquido rimasto nel recipiente di plastica. È praticamente tutto sugo, con qualche pezzo di patata, qualche fagiolo e alcuni ceci. All'interno sbricioliamo del pane secco e ricopriamo col pane tenero. Che bontà. Davvero un pranzo che ricorderò.

In questo video, Amir, ci mostra come si mangia il Dizi.

 

 

Dopo esserci rifocillati visitiamo il piccolissimo borgo, il giretto non dura più di mezzora.

Ci ritroviamo nella piazza principale del borgo e mentre aspettiamo il pullman veniamo travolti da una scolaresca di ragazzine che appena ci hanno visto con le macchine fotografiche si sono messe rumorosamente in posa per mille foto ricordo.

Risaliamo sul nostro comodo mezzo di trasporto e finalmente ho anche tempo di perdermi tra le alte montagne iraniane e il suo enorme altipiano sulle note di Sam Hunt. Il sole del pomeriggio perde vigore, la temperatura scende velocemente, siamo a circa 1600mt quando ci fermiamo per visitare un laboratorio di ceramica dove lavora un artigiano figlio d'arte. L'omone taciturno ci mostra come dipinge sapientemente la ceramica. Non perdo l'occasione per portarmi a casa un piccolo ricordo.

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