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Zoroastrismo

Anche la seconda colazione all'Hotel Zohreh è problematica, oggi va un pò meglio, c'è anche il caffè e ci sono dei biscotti che finiscono in un lampo. Per il resto, come il giorno prima, uova, pane e nulla più.

Una parte della giornata verrà usata per il trasferimento. Sarà che sto invecchiando, ma appena poggiato il sedere sul sedile del pullman mi sono addormentato. Praticamente sono stato sveglio due ore, tempo di fare colazione, sistemare lo zaino e salire sul pullman. Mi risveglio alla prima sosta. Visitamo un caravanserraglio proprio lungo la strada che collega Esfahan a Yazd, precisamente a Blabad. E' particolarmente ben conservato e un cancello che ne sbarra l'ingresso non è sufficiente per fermare parte del gruppo. Siamo circa a metà strada e la sosta qui dura meno di una mezzora. Prossima tappa è la cittadina di Meybod, antica capitale persiana durante la dinastia dei Muzaffaridi, famosa per la fortezza di Narin, una delle più antiche dell'Iran e che visitiamo in meno di un'ora. Le mura della fortezza sono costruite con paglia e fango; due operai stanno lavorando alla ristrutturazione di una parte della torre principale. Il caldo si fa sentire già a metà mattinata, il nostro viaggio ci porta sempre più a sud scendendo di quota. Siamo seicento metri più in basso rispetto ad Esfahan, circa a quota mille metri.

Il nostro albergo a Yazd, il Malek-o-Tojjar, inserito dentro al grande Bazaar, somiglia tantissimo ad un Riad marocchino. Fino ad ora, Filippo ed io, abbiamo sempre avuto buona sorte con l'estrazione delle stanze. Stavolta ci butta male, la stanza è piccola e senza finestre, si trova al primo piano e il suo accesso avviene tramite una scalinata ripidissima e strettissima direttamente dalla hall-ristorante.

Posiamo i bagagli e andiamo a visitare la piazza principale Amir Chakhmaq. La facciata-ingresso della moschea è sbalorditiva. Fu costruita tra il 1418 e il 1438 contestualmente al caravanserraglio a lato della piazza e al Bazaar. La nostra visita si estende alla moschea sempre di Amir Chakmaq. Yazd è famosa per essere punto di passaggio della via della seta che percorse anche Marco Polo, dove qui si fermò. Impossibile quindi evitare un giro in un bel negozio di costosissimi tappeti, saliamo sul tetto del negozio ed ammiriamo la cupola della moschea al tramonto. Dopo cena torniamo nella grande piazza e ci divertiamo con le reflex, il cavalletto e le lunghe esposizioni.

Il mattino seguente, la prima cosa che vedremo è il tempio del fuoco, dedicato a Zoroastro. Yazd è stata per lunghissimo tempo il centro più importante di questa religione. Dopo la conquista islamica della Persia, molti zoroastriani trovarono rifugio in questa città desertica. La città rimase zoroastriana anche dopo la conquista dietro il pagamento di un tributo. Solo molto tempo dopo l'islam si impose come religione principale.

Lasciamo la città solo dopo aver visitato le torri del silenzio e un'antica ghiacciaia.

Queste torri sono una istituzione tipica del zoroastrismo. Situate sopra delle colline, sono delle impalcature in legno, mattoni, fango e paglia, alte più di dieci metri. Sostengono una piattaforma esposta ai venti e servivano alla deposizione dei cadaveri. Sencondo l'antica religione, era vietato inquinare i quattro elementi principali: aria, terra, acqua e fuoco. I cadaveri quindi non venivano seppelliti per non inquinare la terra; venivano deposti appunto sulle torri e lì scarnificati dagli uccelli rapaci. Solo le ossa scarnificate venivano a questo punto gettate in una fossa comune posta al centro della torre.

Poco fuori dal centro ci fermiamo a visitare un cipresso millenario, anch'esso simbolo del zoroastrismo.

Risaliamo in pullman per quello che sarà il trasferimento più lungo che ci porterà a Shiraz.

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