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Regno di Ciro, Dario e Serse

Il nostro pullman è da 50 persone, noi siamo in 16 più Amir, la guida, e l'autista. I trasferimenti quindi si rivelano particolarmente confortevoli. Questo trasferimento è di oltre 300km, più di metà lo passo dormendo, appena mi infilo gli auricolari nelle orecchie, mi addormento sistematicamente, non mi è mai successo prima, come già detto: sto invecchiando.

Mi risveglio solo perchè ho molto caldo, non capisco perchè l'aria condizionata non stia funzionando. Chiedo e mi rispondono che stiamo scavalcando un passo ad oltre 2300 metri per cui, col clima acceso, il pullman non ce la farebbe. Effettivametne, appena superato il "gran premio della montagna", l'autista riaccende il clima, io mi riaddormento e mi risveglio che siamo già a Pasargadae.

Questo sito archeologico è famoso per essere stato una importante città dell'antica Persia, prima capitale dell'Impero Achemeide, luogo di sepoltura di Ciro il Grande. Una piccola passeggiata all'interno del sito ci porta a visitare la sala delle udienze del palazzo di Pasargadae, parte di quello che rimane dell'antica città, la fortezza Toll-e Takht (situata sulla cima di una collina) e il monumento comunemente ritenuto essere la tomba di Ciro il Grande.

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Sinceramente mi aspettavo di più; Amir ci racconta che ci sarebbe ancora tantissimo da scavare, purtroppo , questo sito archeologico, patrimonio dell'umanità dell'UNESCO inserito nel 2004, non è di particolare interesse per il regime. Peccato.

Manca qualche chilometro per arrivare a Shiraz.

La città è quinta in Iran per numero di abitanti, conta circa 1.350.000 persone. Arrivando da nord possiamo ammirare l'immenso Grand Hotel Shiraz che domina la città con la sua altezza e le sue bellissime passeggiate che costeggiano la montagna. Siamo sempre comunque sopra un altipiano e ora siamo a quota 1.500 metri.

Come a Tehran, il traffico è micidiale. Rispetto alla maggiorparte delle città occidentali, vengono meno le basi della sicurezza. In moto si va in due/tre persone senza casco, le rotonde vengono anche percorse in senso di marcia contrario se c'è troppo traffico. In caso di ingorgo, molti, fanno retromarcia fino al primo incrocio, a volte, fanno manovra e percorrono le strade a senso unico in senso opposto. I pedoni devono essere particolarmente attenti durante gli attraversamenti, non a caso ci sono tantissimi passaggi pedonali rialzati a formare decine di piccoli ponti sulle arterie principali. Avevo notato la stessa cosa a Tehran.

Il Parse Hotel che ci ospita è situato in una posizione ideale: vicinissimo alla fortezza, al Suq, alla Madrasa (scuola coranica) e alle due moschee più belle che abbia mai visto in vita mia: la Moschea Rosa e la Moscea degli Specchi.

Filippo ed io ospiteremo nella nostra stanza, per le due notti di permanenza, il coordinatore. Il povero Mirko non ha idea con chi è capitato.

Anche questa serata è libera, Amir ci accompagna solo nella zona "cibo". Vedo un fast-food con una coda indicibile, cavolo, vanno tutti qui, deve essere buono. Infatti così è. Ordino un kebab turco, ovvero a sandwich, dentro al panino, patatine fritte e una coca-cola. Il panino è spettacolare oltre che enorme. Ce lo gustiamo seduti in una piccola piazzetta di fronte al fast-food ad Anvari Street.

Consumata la cena, Filippo, Mirko, Raffaele ed io, decidiamo di visitare già questa sera la Moschea degli Specchi ovvero il Mausoleo Sash Ceragh.

In questo edificio giacciono le tombe dei fratelli Ahmad e Muhammad, figli di Muza al-Kazim. I due trovarono rifugio a Shiraz durante la persecuzione operata dagli Abbasidi contro i musulmani sciiti. Le tombe divennero meta di pellegrinaggio nel XIV secolo, allorchè la regina Tashi Khatun fece erigere una moschea e una scuola teologica nelle vicinanze. Shah Ceragh significa "Imperatore della Luce". Il sito ebbe questo nome per la natura della scoperta del posto in cui i due giovani erano stati inumati.

Non ci è facile trovare l'ingresso, si trova tra due Bazaar, in una piazzetta che non ha proprio nulla da dire. Lo stesso ingresso è abbastanza spoglio rispetto a quello che eravamo stati abituati a vedere, soprattuto ad Esfahan.

La cosa strana è che all'ingresso ci sono delle guardie che ci dicono che non si può entrare con gli zaini, possiamo metterli però in un deposito lì vicino. Non mi fido a lasciare parte del corredo fotografico incustotido, decidiamo quindi di entrare due per volta. Al secondo controllo mi dicono che non posso entrare con la macchina fotografica. A malincuore la lascio a Raffale e Mirko che ci aspetteranno fuori. Filippo ed io entriamo, ci perquisiscono ma ci lasciano i cellulari pregandoci di non fare foto.

La piazza che si affaccia dopo il piccolo ingresso è bellissima e candidamente illuminata. Subito notiamo che i locali fanno le foto col cellulare, le facciamo anche noi.

Sulla sinistra notiamo quello che crediamo l'ingresso al mausoleo, lo varchiamo e ci ritroviamo in una piazza ancora più bella, circondata da palme e illuminata di verde, tanti tappeti in terra per i pellegrini che si preparano all'ingresso nel mausoleo. E' davvero bellissima. Per entrare nel mausoleo ci dovviamo ovviamente togliere le scarpe, ma ci vengono dati dei sacchettini di nylon per portarcele appresso. Con tutta la gente che c'è si ritroverebbero una montagna di calzature all'ingresso. Con il nostro sacchettino in mano attraversiamo la porta in marmo. I fedeli baciano lo stipite destro, anche qui, come nelle altre moschee ci sono ingressi separati per donne e uomini.

Appena varco la grande porta rimango bloccato dalla bellezza e dalla magnificenza di quello che mi circonda. Tutto l'interno del mausoleo è ricoperto da piccolissimi specchi in argento, lavorati ed incastonati a formare un enorme gioiello. Lo spettacolo toglie il fiato, sembra una moschea fatta di swarovski. Peccato non poter fare delle foto però ne comprendo benissimo il motivo.

Essendo luogo di pellegrinaggio, è pieno di gente che prega e non vuole essere disturbata o ripresa. Sarebbe come entrare da noi in chiesa, durante la funzione, fotografando e destra e a manca.

Usciamo a malincuore ma gli altri ci stanno aspettando.

E' il turno di Mirko e Raffale, loro entrano e noi li aspettiamo fuori seduti su una panchina.

Proprio mentre li stiamo aspettando, uno degli addetti alla sicurezza, un giovane iraniano, ci raggiunge, si presenta, chiede scusa per i controlli e ci invita a casa sua a dormire. Una richiesta che ci lascia spiazzati. Decliniamo con cortesia spiegando che non siamo soli, ma siamo un folto gruppo di sedici persone. Il ragazzo ci rimane un pò male, ci saluta e torna al suo lavoro.

Dopo circa una mezzora escono anche Mirko e Raffaele.

Mirko è riuscito a rubare qualche scatto col cellulare ma evidentemente lo hanno visto e appena usciti gli chiedono se ha fatto delle foto col telefono, è titubante e non sa cosa rispondere, gli addetti alla sicurezza dopo qualche attimo di esitazione non isistono e se ne vanno. E' stato più che altro un ammonimento: "Non credere che non ti abbiamo visto!".

Ecco gli scatti rubati da Mirko:

| Shah Ceragh 1 | Shah Ceragh 2 | Shah Ceragh 3 | Shah Ceragh 4 |

Dopo una passeggiata di circa una mezzoretta siamo in albergo.

Il giorno dopo racconto ad Amir della proposta inconsueta che ci è stata fatta; lui mi risponde che invece è una cosa normalissima, gli iraniani sono un popolo molto ospitale. lo avevo letto sulla Lonely Planet, ma pensavo che fosse una delle solite cose che si scrivono per attirare i viaggiatori.

La prossima meta è il motivo principale per cui ho scelto questo viaggio: le rovine di Persepoli.

E' stata una delle cinque capitali dell'Impero Achemeide insieme a Babilonia, Ecbatana, Pasargadae e Susa. La sua costruzione è datata intorno al 50 a.C. sotto Dario e durò quasi settant'anni. Il complesso tuttavia non fu mai terminato a causa dell'invasione da parte delle armate di Carlo Magno. Non fu mai residenza permanente degli imperatori, la città veniva popolata durante le celebrazioni del nuovo anno che avvenivano a marzo. Molti degli utensili che vennero ritrovati, così come le scalinate e le strade, non presentano grandi segni di usura. Le rovine più belle di Persepoli sono: l'Apadana, la porta delle Nazioni, la sala del trono, il Tesoro e il palazzo di Dario. Del palazzo di Serse è rimasto davvero molto poco. Lo stato di conservazione generale è ottimo e la visita è davvero appagante. Tra l'altro, è tra le rovine dell'antica capitale che mi rendo conto di aver compiuto 41 anni. Come regalo di compleanno, una visita a Persepoli, direi che è inconsueto, quasi "Radical Chic" direbbe Filippo.

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Poco lontano da Persepoli visitiamo le tombe di Dario I, Serse I, Artaserse I e Dario II, ci sarebbe una quinta tomba incompiuta che viene attribuita a Dario III, il sito è il famoso Nasq-e Rostam. Le tombe sono scavate nella roccia, quasi a ricordare le rovine di Petra in Giordania.

Si sente che siamo a sud, il caldo è soffocante ed io non mi sento troppo bene. Purtroppo, nel pomeriggio, tornando in città, mi salirà un pò di febbre. Nulla di grave, 45 gocce di novalgina e una serata di riposo mi rimetteranno in sesto.

Prima di cena però visiteremo la tomba del grande poeta Hafez. Il luogo è davvero bellissimo, meta di turisti, viaggiatori e tanti locali. I suoi giardini sono coloratissimi e la luce del tramonto li rende ancora più belli.

Dopo cena torno in albergo e me ne vado a dormire. Tra la stanchezza accumulata e la febbriciattola che era salita nel pomeriggio, avevo bisogno di fermarmi.

Fortunatamente non mi perdo nulla, in serata era prevista la visita a Shah Ceragh che avevo visitato la sera prima.

Il mattino dopo sto già molto meglio, visitiamo prima la Moschea Rosa ovvero la moschea di Nazir al-Mulk, famosa per le sue vetrate colorate che proiettano all'interno un incredibile caleidoscopio di colori. La luce naturale che filtra dalle vetrate arricchisce degli interni già abbondantemente decorati con piastrelle rosa, mosaici e tappeti persiani risalenti al 1.888, anno in cui venne terminata la moschea.

Dopo la moschea visitiamo la cittadella di Arg of Karim Khan che si trova a pochi passi dal nostro albergo. Kharim Khan, personaggio da cui prese il nome la cittadella fortificata, fu un governatore persiano e fondatore della dinastia Zand.

La visita dura veramente pochissimo e subito dopo ci rechiamo alla Madrasa-e-Khan, antica scuola coranica.

Torno in albergo con qualche linea di febbre, mi prendo altre gocce di novalgina e ne approfitto per riposa un'oretta; oggi si parte per Tehran, il volo è previsto per il tardo pomeriggio.

Per tornare in Italia, ci aspetta un tour de force.

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