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Regno d'occidente


 

Morocco Flag Map including Western Sahara

cameraLink alla Gallery Fotografica

E' così che viene indicato il Marocco essendo la monarchia più occidentale dell'Africa.

E' stato il mio primo viaggio con Viaggi Avventure Nel Mondo e credo/spero sia il primo di tanti che verranno.

Ammetto di essere sempre stato diffidente riguardo a questa formula di viaggio ma dopo questa prima esperienza mi sono ricreduto e sono tornato entusiasta con tanta voglia di partire di nuovo verso una nuova destinazione (Giordania?). Praticamente ti iscrivi ad un gruppo che parte ad una determinata data da un determinato Aeroporto e percorre un tragitto di massima creato dall'esperienza dei gruppi precedenti. Per ogni destinazione ci sono vari viaggi con diverse tipologie, durate e costi: Discovery (indicato alle persone con età compresa tra i 18 e 45 anni), Family (per chi ha famiglia), 4x4 (da fare con delle jeep 4x4), Offroad (in moto), ecc. Io ho optato per Marocco Discovery.

Questa formula ha i suoi pro e i suoi contro.

Pro:

  • zero sbattimento nell'organizzazione
  • costi relativamente contenuti
  • estrema flessibilità nelle date di partenza
  • mete in tutti i quattro angoli del globo
  • conosci un sacco di gente nuova che condivide con te la passione del viaggio

Contro:

  • devi avere la fortuna che il gruppo che si forma abbia un coordinatore capace, per ora sono stato fortunato ma ho parlato con persone che non lo sono state sempre
  • se trovi delle persone con cui non vai d'accordo te le tieni per tutto il viaggio
  • ti devi adattare (per me non è un contro, sono una persona che si adatta senza problemi anche a dormire per terra senza comodità, puoi trovare però persone che non si adattano e ti fanno pesare la cosa durante la giornata)
  • non dovendo sbatterti per organizzare nulla ti devi adattare a quello che è l'itinerario. Spesso si possono proporre mete alternative durante il percorso ma sta al gruppo decidere democraticamente e al coordinatore ovviamente.

 

Mappa del tour

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Arrivo a Casablanca

Il primo giorno è quello ricco di adrenalina. La voglia di partire è tantissima e la strada che separa casa mia da Malpensa viene divorata in un baleno. Il tempo scorre veloce pensando alle persone che incontrerai; cerchi di farti un'idea di chi sono, come ti troverai con loro, se saranno simpatici o meno.

Arrivo a Malpensa e parcheggio come abitudine al Park To Fly.

La navetta mi porta al Terminal 1 dove ho appuntamento con gli altri ragazzi del gruppo che partono da Milano come me. Visto che è quasi mezzogiorno mangio qualcosa, mi prendo una pasta al pomodoro e un trancio di pizza; non mangerò cibi italiani per almeno due settimane quindi mi riempio per bene e mi bevo anche un caffè, cosa che faccio di rado.

All'ora stabilita mi trovo davanti allo sportello Gruppi e vedo il cartello di "Viaggi Avventure Nel Mondo". Consegno la ricevuta di pagamento e mi vengono consegnati i biglietti dell'aereo.

Sono il primo, ma poco dopo arrivano alla spicciolata gli altri del gruppo. Facciamo subito conoscenza e noto con piacere che siamo tutti più o meno coetanei.

Ci imbarchiamo, e dopo un volo tranquillo di circa quattro ore atterriamo a Casablanca. Attendiamo quindi la seconda parte del gruppo che è partita da Fiumicino. Dopo circa una mezzoretta li vediamo arrivare. Presentazioni di rito e passiamo i controlli del passaporto.

Due navette ci portano a quello che sarà il nostro primo alloggio. Un albergo situato a circa un paio di chilometri dalla Moschea di Hassan II. Mangiamo qualcosa e visto che ormai è tardi decidiamo di fare due passi verso la moschea. Il tempo è incerto e quindi ci muniamo di giacca a vento. Saggia decisione visto che da li a poco si sarebbe messo a diluviare. Casablanca è una città molto decadente e il progresso l'ha peggiorata. Di notte è anche abbastanza pericolosa, per fortuna eravamo un gruppo di venti persone e quindi nessuno si è avvicinato. Arriviamo alla moschea che sta venendo giù come Dio la manda. Diamo un'occhiata e decidiamo di tornare indietro.

Arriviamo in albergo, doccia e a dormire. La cosa bella del Marocco è che ovunque i letti sono molto duri, come piace a me. Mi addormento non appena poggio la testa sul cuscino.

La mattina dopo, abbondante colazione e ci prepariamo per il tour. Conosciamo i due autisti che ci accompagneranno per tutto il resto del viaggio: Fuet e il mitico Madj, un ragazzone di quasi due metri per cento e passa chili ma buono come il pane.

Prima meta: visita della Moschea di Hassan II. Penso una delle poche cose belle da vedere a Casablanca. La moschea è di recente fabbricazione ed è stata innaugurata solo nel 1993. E' la terza al mondo per dimensioni. Scendiamo anche nell'hammam che non è ancora aperto al pubblico. Davvero uno spettacolo, anche se a dire la verità è ben altro che voglio vedere del Marocco. Finita la visita saliamo sui pulmini e partiamo in direzione Rabat.


La capitale

Rabat è la capitale amministrativa del Marocco, ma soprattutto è la prima delle quattro città imperiali che visiteremo.

Prima di arrivare a Rabat visitiamo la necropoli di Chellah e il mausoleo di Mohammed V.

Verso sera siamo a destinazione, scendiamo nella piazza principale e dopo un tragitto a piedi in mezzo alla folla (lodato sia lo zaino-valigia) raggiungiamo il nostro alloggio: un Riad stupendo nel centro della medina. La medina è quella che noi chiamiamo centro storico. Le medine delle città imperiali sono circondate da mura e sono un intreccio di vicoletti strettissimi a volte anche coperti. Perdersi è questione di un attimo (ma è anche bellissimo). La mattina visitiamo il centro e dopo qualche ora a zonzo arriviamo ad una casa con vista sull'oceano dove la padrona ci ha invitati a prendere un Tè alla menta. Il Tè alla menta è un rito per i marocchini, così come per altri paesi musulmani. Ci ha mostrato come lo prepara (davvero una tradizione antica) e ci siamo rinfrancati. Dopo esserci rilassati abbiamo salutato la signora e ce ne siamo andati non dimenticandoci di lasciare un'offerta per il Tè e l'ospitalità. La cortesia marocchina è nota ma in questo caso è come se fossimo stati dei "clienti". A fine vacanza il Tè alla menta diventerà un incubo.

Lasciamo Rabat lo stesso pomeriggio per dirigerci verso la seconda delle città imperiali: Meknes.


Capitale per 55 anni

Rispetto a Casablanca e Rabat che sono situate sull'Atlantico, Meknes è situata verso l'interno e fu capitale del Marocco solo per 55 anni sotto il regno di Moulay Ismail ibn Sharif (1672-1727). In seguito Fes divenne capitale fino al 1912.

Anche qui il nostro alloggio è all'interno di un Riad munito di tutti i comfort, Wi-fi compresa. Classico giro per la medina, cena e Tè alla menta. La medina di Meknes è molto diversa da quella di Rabat, più grande e antica.

Ci viene spiegato che le cinque cose fondamentali che l'abitante della medina vuole avere nelle vicinanze quando cerca casa sono: la moschea, l'hammam, il forno, la fontana e la scuola coranica. Visitiamo la scuola coranica e la guida ci spiega come sia vietata dal Corano la rappresentazione tramite figure. Infatti le decorazioni (splendide) della scuola sono fatte da motivi simbolici (ricorrente quello della stella centrale che rappresenta La Mecca) e versi del Corano stesso. Ci spiegano come si scrive Allah e come lo possiamo raffigurare con una mano. Dopo aver vistato la scuola coranica ci dirigiamo all'interno della vecchia città imperiale e il palazzo di Moulay Ismail. Qui visitiamo anche il granaio che porta al maneggio, una struttura grandissima. Il vecchio regnante era amante dei cavalli e possedeva più di dodicimila cavalli. La nostra guida ha un accento meraviglioso, sembra un toscano. Tanto che i "dodicimila cavalli" sono diventati il tormentone della giornata. "Ehi, sai cosa c'era qui?" "Scerto he lo so, sci stavano dodiscimilascinquescentoscinquantascinque havuai". Purtroppo la visita finisce con la marchettata del Tè alla menta dentro un negozio di tappeti, veniamo assaliti dai venditori che per fortuna non si sono dimostrati troppo insistenti, come invece capita in altri paesi arabi.

Lasciamo Rabat verso una meta che non era presente nel tour. C'era questa possibilità e il gruppo ha deciso democraticamente di andare a visitare Chefchaouen.


La città blu

Da Meknes ci dirigiamo a nord, verso Tangeri. Il panorama cambia radicalmente. Le distese di campi coltivati color ocra lasciano spazio alle prime lievi alture e ad una vegetazione mediterranea. Ci alziamo anche di quota e raggiungiamo quella che viene definita la città blu: Chefchaouen.

Prima di raggiungere la città blu ci fermiamo a mangiare a Moulay Driss: la città che vista dal sito archeologico di Volubilis sembra un dromedario.

Chefchaouen è una piccola cittadina situata ai piedi di una montagna, originariamente popolata da rifugiati andalusi ed ebrei. Qui la gente parla arabo e spagnolo mentre più a sud, come nel 90% del Marocco, la gente parla arabo (lingua principale), francese (seconda lingua) e in molti anche berbero vista la loro origine.

Tutte le case di questa cittadina sono dipinte con diverse tonalità di azzurro, sembra per certi versi di essere in grecia, nelle cicladi.

Il nostro Riad è qualcosa di stupendo, confortevole e con una terrazza dove fare colazione con vista su tutta la cittadina e sulla moschea situata su di un monte poco lontano e che il giorno dopo avremo visitato. A differenza delle città imperiali, questa, è più piccola e la medina la si gira tutta in un paio d'ore. La sera è davvero uno spettacolo, città pulitissima, molto sicura ed ospitale. Ci perdiamo tra le botteghe che vendono spezie, seta (di cactus) e i forni dove le famiglie portano il pane a cuocere. Ecco, se c'è una cosa che mi manca della cucina marocchina è il pane. Erano anni che non mangiavo pane cotto a legna: che squisitezza.

Il giorno dopo ci rechiamo alla Moschea e dopo una breve salita siamo in cima. La vista su Chefchaouen è molto bella, foto di rito dal terrazzo e poi si torna.

Partiamo subito, la nostra prossima meta è la città con la medina più grande e forse più bella: Fes.

Ci fermiamo solo per vistiare uno dei siti archeologici dell'età romana più belli. Volubilis.

Volubilis è il sito archeologico più noto del Marocco ed è anch'esso inserito nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. La basilica romana e i bagni sono ancora ben conservati, soprattutto i mosaici dei bagni dove non mancherà una sopresa per le signorine del gruppo.

Pronti via, Fes ci aspetta.


Fes o Fez, la città santa

In assoluto uno dei centri più affascinanti di tutto il mondo islamico, Fes, ti rapisce per la medina davvero gigantesca.

Andiamo direttamente al Riad, grandissimo ma incredibilmente tutto per noi che comunque siamo in venti. Prima di addentrarci nella medina ci portano su di una collina dove poter vedere tutta Fes. Ci rendiamo conto che la medina è davvero gigantesca con tantissimi minareti che svettano dal labirinito di case e vicoli.

Ci addentriamo nella medina dalla mellah, il quartiere ebraico che si trova accanto al palazzo reale. Nella medina si circola solo a piedi, in motorino oppure a cavallo di un asino o dentro al suo carretto. Ci rendiamo subito conto che perdersi qui è facilissimo e ritrovare l'orientamento: quasi impossibile. Tra i vicoli della medina trovi di tutto: negozi di spezie, gioielli, elettronica (quasi tutto taroccato), hammam, alimentari, tappeti, tessuti e chi più ne ha più ne metta.

Particolari sono le botteghe dei fabbri, dei falegnami, degli "aggiustatutto" e dei fornai. Ovviamente non manca tutta la parte gastronomica della cultura marocchina.

Quando viaggio amo provare lo streetfood locale e non mi faccio molti problemi ad assaggiare tutto quello che mi capita a tiro. Qui a Fes è il festival dei sapori. La cosa che mi è piaciuta di più sono i panini riempiti con delle polpette che fanno al momento e vengono grigliate. Il macinato è un misto di manzo, agnello e spezie varie; viene preso e appallottolato intorno ad uno spiedino in piccole polpettine e poi viene cotto sulla brace. Nel pane poi vengono messe anche verdure grigliate e cipolla. Anche le sardine fritte ricoperte di spezie piccanti e sale sono una cosa fenomenale. Ma davvero si può trovare di tutto: dal cervello di manzo lessato direttamente nel cranio (non male), alle lumache, al pollo fino ai dolci. Ci sono ovviamente anche ristoranti che fanno il tipico Tajin (di pollo, di verdura, di manzo), il cous cous, omelette berbera, bastlah e l'harira: una zuppa di verdure e ceci davvero buona. Menzione particolare al Tajin fatto con le polpette, uovo e spezie: una prelibatezza anche se nel gruppo lo chiamavamo "le pulpett dimmerda" citando il mitico Abatantuono ne "I Fichissimi".

Ovviamente si fatica molto a trovare l'alcool. Niente vino, niente birra. Ma cercando bene....

E' nella medina che si respira la tradizione marocchina, la gente è molto cordiale e possiamo provare e assaggiare di tutto, ovviamente l'anima del commercio marocchino è la trattativa. Se all'inizio è una cosa strana e fastidiosa alla fine diventa un gioco divertente dove tra un'offerta e un rilancio si beve del Tè e ce la si racconta. Mi è capitato un paio di volte di uscire da una trattativa stremato ma contento con tanto di complimenti da parte del venditore: "Bravo, bella trattativa, quasi come un marocchino".

La medina di Fes è famosa per la sua conceria, appena stiamo per entrare, un bimbo, ci offre delle foglie di menta fresca da tenere in mano. Serviranno a chi ha lo stomaco debole. Gli odori che salgono dalla conceria sono di carne in putrefazione, davvero un odore disgustoso e fortissimo; annusando la menta nella mano ci si può salvare. Personalmente non mi ha dato così fastidio, tanto che ho dato la mia menta ad una ragazza del gruppo. Certo è che dopo un'oretta passata lì dentro lo stomaco non risponde più benissimo e il senso di nausea si fa sentire. Saliamo sulle balconate che danno direttamente sulle vasche di tintura e vediamo dei ragazzini che vi si immergono fino alle ginocchia pestando le pelli in modo che assorbano il colore. Fin qui tutto ok, tranne quando si immergono nella vasca della tintura bianca che è semplicemente: calce viva! Quando al lavoro mi lamento di qualcosa, mi basta tornare con la mente a questi ragazzini che tutto diventa facile e bello.

Visto che a Fes ci fermiamo due notti, la prima sera, alcuni di noi, decidono di recarsi all'hammam. Su consiglio della nostra guida preferiamo andare in un hammam considerado di lusso dai locali. Non è nè più nè meno di un wellness. Siamo entrati all'hammam con il nostro kit da hammam: una busta di plastica contenente un guanto per lo scrubbing, sapone di Argan e sapone nero. Negli spogliatoi veniamo forniti di accappatoio e ciabatte e mettiamo la nostra roba negli armadietti muniti di chiave. Una volta pronti entriamo nei bagni, ci facciamo una prima doccia per sciacquarci e poi veniamo insaponati col sapone di Argan da energumeni in costume. Questa è la cosa particolare dell'hammam: non sei tu ad insaponarti e farti poi lo scrub, sono gli inservienti che lo fanno a te. Belli unti di argan entriamo nel bagno turco dove a differenza delle saune altoatesine è buona norma parlare e pure ad alta voce. Non sono abiutato al casino in sauna, sarò indottrinato? Dopo una ventina di minuti usciamo e ci dirigiamo dai nostri wellness-man che ci aspettano per sciacquarci, ci sistemano su dei parallelepipedi di marmo e iniziano a spalmarci il sapone nero (fatto col carbone) su tutto il corpo. Inizia lo scrub, quasi una tortura, non ci vanno certo leggeri e sembra che ti tolgano via la pelle da quanto ci vanno pesanti. Una volta finito ti sciacquano e ci indicano di andare nell'idromassaggio. Altri dieci minuti di goduria e andiamo ad asciugarci nella sala relax dove facciamo conoscenza con due marocchini che lavorano a Dubai ed erano tornati a casa per le vacanze. E' stata davvero una bella esperienza.

Quasi a malincuore lasciamo Fes per proseguire il nostro tour che ci porterà a scavalcare i monti dell'Atlante per dirigerci verso il deserto di Erg Chebbi.


Le case troglodite, la foresta dei cedri e una grigliata all'aperto

I viaggi di trasferimento nei pulmini fanno parte della vacanza. C'è chi dorme, chi legge le guide, chi un libro, chi ascolta musica. Non sei mai vicino alla stessa persona, il bello è conoscersi e quindi parliamo di noi, della nostra vita, preoccupazioni, sogni. Con alcuni leghi di più, con altri di meno. Condividi esperienze lavorative, hobbies e soprattutto condividi la passione dei viaggi. Il nostro gruppo era eterogeneo ma ben coeso. Ricordo con piacere le lunghe chiacchierate con Marialuisa, le risate con Lorenzo, Massimo, Alberto e gli altri toscani; la vivacità di Francesca, Luana e Martina. Per non parlare del Gruppommerda: Ilaria, Federica e Danilo e ovviamente la nostra coordinatrice Talìa.

Non me ne vogliano gli altri che non nomino ma sono tutti nei miei ricordi, anzi li saluto tutti, ma proprio tutti!!!

Se c'è una cosa che adoro fare è guardare fuori dal finestrino i paesaggi che rapidamente si succedono, isolato dal mondo e nelle orecchie le musiche di John Mayer o di James Taylor. Sono momenti di totale immersione nei propri pensieri, lontano dal mondo, dalla famiglia, dagli amici, dal lavoro e dai problemi. Solo le soste ti fanno riapprodare sulla terra e riprendere contatto con la realtà.

Una di queste soste la facciamo a Bahil, il paese delle case troglodite. Una specie di Matera dove le case sono costruite nella roccia ma meno belle e meno suggestive di quelle dell'italica città. Incredibilmente mi trovo a parlare tedesco con la guida visto che non spiaccicava una parola di inglese o spagnolo. Solo arabo, poco francese e molto tedesco. Sono diventato quindi il teutonico interprete del gruppo. Cose da non credere.

La visita a Bahil dura pochissimo, dobbiamo fermarci a fare la spesa per la grigliata e passare per la foresta dei cedri a raccogliere la legna.

Prima di fermarci a prendere la carne per la grigliata in uno dei tanti paesini che attraverseremo ci fermiamo per sgranchirci un pochino al lago Dayat Aoua, uno specchio d'acqua non grandissimo all'ingresso della foresta dei cedri.

E' incredibile come il paesaggio possa mutare totalmente nell'arco di pochissimi chilometri. Ci addentriamo nella foresta dei cedri e sembra di essere sull'appennino se non fosse per i macachi che popolano queste foreste. Ci fermiamo per giocare un po' con queste scimmiette dispettose e per dare loro un po' da mangiare. Cogliamo l'occasione per raccogliere della legna secca da ardere per la grigliata che pregustiamo già da qualche ora.

Ci fermiamo in un'oasi dove un torrente forma un'ansa bellissima quasi a formare un cerchio completo.

Troviamo il posto adatto, e iniziamo a dare fuoco alla legna. Il più giovane del gruppo, Giacomo, si dimostra il più competente e accende un fuoco perfetto. Cuociamo la carne sulle griglie e ci facciamo dei ricchi panini che divoriamo in un battibaleno.

Risaliamo sul pullman verso la nostra prossima meta.

Attraversiamo i monti dell'Atlante e il viaggio in pulmino questa volta è abbastanza lungo. La vegetazione della foresta dei cedri lascia il passo a paesaggi brulli e i colori dominanti tornano ad essere l'ocra, il grigio scuro e il marrone. Solo il nero della lingua di strada che attraversa questa catena montuosa spezza la bellissima monotonia di un paesaggio quasi lunare.

Finalmente la strada inizia a scendere e ci addentriamo nella stretta valle dello Ziz con le sue gole. La valle sfocia poi in un lago che dicono sia popolato da parassiti molto pericolosi. Non ci fermiamo perchè siamo quasi arrivati ad Er Rachidia dove dormiremo.


Le oasi e le Kasbah

La mattina partiamo presto dopo la classica colazione a base di pane arabo, miele, marmellata e Tè alla menta.

La nostra meta è Merzouga nel deserto di Erg Chebbi. Inizia la visita alle Oasi più belle e alle Kasbah. Le Kasbah sono le antiche cittadelle arabe con fortezza. I muri sono fatti di fango e paglia ed è incredibile come siano resistiti fino ai nostri giorni.

La prima sosta la facciamo alla sorgente blu di Meski. Da Er Rachida si estende un'oasi che corre in direzione sud est per circa sessanta chilometri, a metà strada c'è la sorgente. Il contrasto con l'ambiente circostante è incredibile. Palme da dattero a perdita d'occhio, coltivazioni, acqua cristallina dove si tuffano i bambini, alberi di olive e fichi. Cento metri fuori dall'oasi: deserto rovente, pietre e nulla più. A fare da guardia alla sorgente si trova una vecchia Kasbah disabitata e in rovina ma la visione d'insieme è incredibile. Usciamo dall'oasi, risaliamo sui pulmini e attraversiamo la cittadina di Erfoud. Qualche chilometro più avanti ci fermiamo a Rissani dove visiteremo una delle Kasbah meno turistiche. Appena attraversiamo le mura veniamo proiettati nel passato. Non c'è elettricità se non nella moschea e l'acqua si preleva dal pozzo. Ad ogni angolo ci sono bambini che giocano a pallone o che scorazzano in bicicletta. Non si vedono nè uomini nè donne. Gli uomini sono quasi tutti nelle città; al lavoro o al bar mentre le donne lavorano quasi tutte nelle piantagioni all'interno delle oasi. Veniamo ospitati nella casa di un amico della nostra guida a prendere il Tè alla menta; mentre da altre parti abbiamo rifiutato, qui, non ce la siamo sentita.

Poco dopo lasciamo Rissani per Merzouga che sarà il campo base prima della notte nel deserto.

Finalmente si vedono le alte dune di Erg Chebbi, una delle mete principali per cui ho scelto questo viaggio in Marocco.

Arriviamo a Merzouga e visitiamo il villaggio dei Berberi che ci accolgono con molto calore. Sediamo nelle loro case e ci fanno ascoltare la loro musica sacra che serve a scacciare gli spiriti cattivi. Il ritmo tribale insieme alla nenia coinvolge tutti i presenti in un ballo divertentissimo.

Finalmente ci siamo, andiamo al nostro alloggio, prepariamo lo zaino con sacchi a pelo e lo stretto necessario per trascorrere la nottata nel deserto. Ci facciamo un tuffo rilassante in piscina e quando mancano due ore al tramonto andiamo ai nostri singolari mezzi di locomozione: i dromedari!


Il Sahara Occidentale

E' a cavallo dei dromedari che ci addentriamo nelle alte dune di Erg Chebbi. Non è il berbero che guida le mini-carovane di dromedari, è il dromedario stesso che sceglie la sua strada tra le dune.

Il sole sta calando rapidamente alle nostre spalle e il caldo torrido lascia posto ad un clima perfetto, la luce si trasforma e accarezza le nostre sagome, le nostre ombre vengono proiettate lunghe sulle dune. I colori si accendono e ci stiamo preparando ad uno spettacolo che non dimenticherò mai.

Prima di arrivare alle tende berbere ci fermiamo, scendiamo dai dromedari (la mia schiena ha ringraziato) e saliamo a piedi su una delle dune più alte ad ammirare gli ultimi istanti del sole. Ci sediamo e in silenzio ammiriamo questo spettacolo incredibile. Il cielo prende letteralmente fuoco e le dune sembrano trasformarsi in montagne d'oro. La reflex continua a chiudere il suo otturatore catturando momenti unici.

Quando ormai il sole è tramontato dietro l'orizzonte ci lanciamo giù dalla duna e ci riempiamo di sabbia come se non ci fosse un domani.

Riprendiamo i dromedari e raggiungiamo la tendopoli che è ormai buio.

Posiamo gli zaini e ceniamo insieme alla nostra guida Ben e ai berberi che ci ospitano.

Dopo cena i ragazzi berberci ci intrattegono con le loro canzoni popolari, danze e strumenti a percussione. Passano dalle loro canzoni a "Bella Ciao" accompagnandosi solo con le loro percussioni. Tutti ballano, non io, che fremo dalla voglia di suonare con loro.

Chiedo a Ben se è possibile e qualche minuto dopo sto suonando insieme a loro.

Che figata, non ho parole, non la smettevamo più, mi sono divertito tantissimo. Diventa tardi per la musica e iniziano i racconti di Ben, una guida fantastica e un uomo di una spiritualità invidiabile. Ci dividiamo in piccoli gruppi, la notte è splendida, la temperatura perfetta, non c'è vento. Ci separiamo in modo da poterci godere questo spettacolo di notte sulle dune del Sahara. Ben si unisce a noi, parliamo delle nostre vite. Il suo modo di affrontare gli argomenti di tutti i giorni è totalmente diverso dal nostro, è riflessivo, calmo, lucido ed estremamente profondo. Ammetto, a tratti, di essermi commosso quando parlava.

E' ora di dormire, prendiamo i nostri sacchi a pelo e andiamo su una duna alta e piatta, ci stendiamo con il volto diretto ad est per ammirare l'alba e il sole che sarebbe spuntato dai vicini monti algerini.

Unica nota negativa è la luna: piena! Talmente grande e luminosa da sembrare un faro puntato nella nostra direzione. Purtroppo la luna così luminosa ci preclude gran parte della volta celeste.

Sono il primo a svegliarmi quando i colori mutano nuvamente. Preparo cavalletto e reflex. Uno dopo l'altro si sveglia il resto del gruppo. I compagni di fotografia preparano la loro attrezzatura. Posso dire assolutamente che in queste condizioni, la foto, viene da sola.

Purtroppo è ora di ripartire, salutiamo i ragazzi della tendopoli, risaliamo sui dromedari e torniamo a Merzouga.


Costeggiando l'Atlante

Proseguiamo il viaggio e ci spostiamo di nuovo verso occidente. Ci lasciamo alle spalle il deserto sahariano, torniamo sui nostri passi attraversando Rissani ed Erfoud e poi svoltiamo ad ovest per Tinejdad dove noleggeremo dei 4x4 e ci addentreremo nelle tortuose gole del Todra e del Dades.

E' all'ingresso delle gole del Todra che prendiamo alloggio, un Riad molto bello, collocato propro sotto una parete verticale altissima che versa direttamente sul torrente che attraversa la strettissima gola. Ha anche la caratteristica che dopo una certa ora, la sera, tolgono la corrente, che qui arriva solo grazie a dei generatori a gasolio.

A bordo dei 4x4 risaliamo la strada che costeggia il torrente. All'inizio è asfaltata, un pò incidentata e molto stretta; ci chiediamo se davvero servivano i 4x4 per fare questo percorso. Arriviamo al paesino di Tamtetoucht e l'asfalto sparisce per lasciare spazio ad uno sterrato leggero. La strada inizia a salire e a diventare un sentiero appena tracciato. Ci fermiamo sulle colline e ammiriamo il paesaggio che si presenta sotto di noi.

Riprendiamo il cammino e stavolta scendiamo nelle gole del Dades e risaliamo il letto di un vecchio torrente ormai secco. Il sentiero battuto non esiste più, c'è solo il torrente. Il 4x4 è davvero necessario. Risalendo il torrente incrociamo gli accampamenti dei nomadi che vivono ancora nella valle. Non sono molti ma ce ne sono ancora.

Vivono per lo più di allevamento ovino. Hanno infatti un sacco di capi di piccole caprette da cui ricavano latte, formaggio, carne e lana. Chi lavora sono i bambini, le donne non le abbiamo viste. Appena vedono le Jeep scendono dai ripidi costoni di corsa in cerca di elemosina e caramelle.

Buona norma è non dare mai soldi ai bambini, nè tantomeno dolci e caramelle. La cosa più utile che si può donare sono penne e quaderni. Purtroppo non siamo muniti nè di penne, nè di quaderni, decidiamo quindi di ignorare le loro richieste anche se ci si stringe il cuore. In fondo sappiamo che è meglio così.

Dopo qualche chilometro lasciamo il torrente e riprendiamo un sentiero che si inerpica fino a circa 2650 metri di quota in pieno Atlante. L'aria è frizzantina e non più bella calda come in fondo valle. Scendiamo a visitare una tenda nomade e poco dopo riprendiamo le Jeep per concludere l'escursione.

In fondo alla valle del Dades lasciamo le Toyota e risaliamo sui pulmini, direzione Ouarzazate dove pernotteremo.

Di seguito la minimappa di una parte del tragitto che abbiamo percorso sulle 4x4.

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La Kasbah de "Il Gladiatore"

Ad Ouarzazate non c'è nulla da vedere se non gli studi cinematografici più grandi d'Africa. Per noi è solo una meta dove dormire e ripartire in direzione della Kasbah meglio conservata e più famosa del Marocco, anch'esssa parte del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

E' famosa anche per essere stata usata come set per molti film tra cui "Lawrence d'Arabia" e il più recente "Il Gladiatore".

C'è da dire che le Kasbah ben tenute sono praticamente dei set cinematografici pronto uso.

Ci fermiamo soltanto un'oretta e riprendiamo il tour che ci porterà all'ultima delle città imperiali.


Marrakech

Siamo quasi al termine di due settimane davvero meravigliose e a Marrakech sosteremo per due notti.

Il viaggio per la città è davvero lungo e ci porta a riscavalcare ancora l'Atlante.

Marrakech con la sua medina, il caratteristico Suq (mercato) e la famosa piazza Jāmiʿ el-Fnā sprigiona fascino da ogni angolo, via, vicolo.

Arriviamo al Riad, lasciamo i bagagli e ci dirigiamo in piccoli gruppi in quello che è il cuore pulsante del Marocco: la piazza Jāmiʿ el-Fnā. E' pomeriggio e la piazza è già piena. Profumi, aromi, spezie e cibo inondano la piazza. Si passa dall'odore della carne alla griglia, ai profumi delle olive, il dolce aroma dei datteri e un profumo indecifrabile frutto del misto di tutte le bancarelle di spezie che circondano Jāmiʿ el-Fnā. Saliamo in una delle numerose terrazze e ci prendiamo volentieri un Tè alla menta. Osservo curioso l'arrivo di tutti i mercanti, degli incantatori di serpenti, dei musici e dei ristoratori che assemblano quello che diventerà il centro gastronomico di Marrakech da li a poco.

La piazza si riempie anche di turisti da ogni parte del mondo. Sembra la versione araba di Times Square. Decidiamo di andare a mangiare in una delle bancarelle che sono appena state assemblate. Ci consigliano la 23, e sia.

Trattiamo il prezzo (come qualsiasi altra cosa) e ci sediamo. Non si mangia male, ma devo dire che non mi ha certo entusiasmato, mi aspettavo di più. Non soddisfatto ho abbandonato la bancarella per cercare qualcosa che non mangio tutti i giorni. Mi sono quindi preso un piatto di lumache in brodo in una vicina bancarella, molto buone anche se speziatissime. Poi, attirato da un bel cranio di manzo ho provato anche quello: cervello di manzo cotto direttamente al vapore dentro al suo stesso cranio. Anche questo molto speziato ma per nulla male. Alla fine non mi sono fatto mancare il famosissimo succo d'arancia che viene venduto praticamente da una bancarella ogni tre. BUONISSIMO!

Il giorno dopo decido di passarlo da solo perdendomi per la città. E così è stato. Solo tramite l'aiuto di un paio di bimbi ho ritrovato la strada per il Riad. E' stata una giornata totalmente passata a girovagare per la medina, il grandissimo e intricatissimo Suq e la Mellah.

Ho notato che da solo sei molto più propenso a comunicare con la gente del posto, anche per delle semplici informazioni, allo stesso tempo vieni anche più considerato in quanto non fai più parte di un gruppo. E' stata forse la giornata che ho "vissuto" di più.

La sera abbiamo festeggiato il compleanno di Danilo, il cassiere del gruppo.

Le due notti a Marrakech sono volate, ripartiamo la mattina presto per Essaouira.


La città dei pescatori

Prima di lasciare Marrakech visitiamo i Giardini Majorelle, costruiti da un artista Francese da cui prendono il nome. Questi giardini sono una piccola oasi di pace, davvero bellissimi, tanto che che il noto stilista-artista Yves Saint Lauren ha deciso di far conservare le sue ceneri proprio in questo posto.

Anche il viaggio verso Essaouira si dimostra abbastanza lungo. Arriviamo in questa piccola cittadina di pescatori e subito sentiamo il profumo dell'oceano che la bagna. La medina è molto piccola ma confina ad ovest sui bastioni che danno a picco sull'oceano. C'è abbastanza vento e l'oceano è mosso. Grandi onde si infrangono sugli scogli ma questo non impedisce a dei ragazzini di buttarsi in mare da uno scoglio appena più riparato dentro ad una piccola laguna.

Il porto è base dei pescherecci che ogni mattina portano il carico di pescato fresco fresco pronto da vendere al mercato o ai ristoratori.

Vicino al porto ci sono le bancarelle che fanno da mangiare il pesce fresco, ma stavolta ci facciamo fregare come i polli.

Il pesce che ci mostrano non sarà il pesce che mangeremo, poco dopo pranzo mi sento male e scappo nel Riad. Fino ad ora era andato tutto fin troppo bene, non ero mai stato male. Mi prende il mal di stomaco e la mia ormai immancabile febbre che mi costringe tutto il resto del giorno a letto e anche tutto il giorno dopo. Mi perdo purtroppo l'arrivo dei pescherecci all'alba e la giornata al mare. Fortuna però che rimaniamo due giornate altrimenti sarei stato male in pulmann. Pericolo sventato.

L'antibiotico intestinale che ho preso fa il suo effetto e grazie alla cura degli infiniti medici del gruppo mi riprendo per la mattina dopo, sarà il nostro ultimo giorno prima della partenza.


 

Ultimo giorno

Il viaggio di ritorno verso Casablanca ha due tappe.

La prima è al mare, per fortuna, posso rifarmi.

Ci fermiamo alla laguna di Oualidia, un posto carino, una bella laguna riparata dalla forza dell'Atlantico, essendoci vento è meta di Kite Surfer e vista la location è stata sfruttata molto dal punto di vista turistico. Infatti sono presenti molti aberghi di recente fabbricazione. Mi rilasso all'ultimo sole di fine Settembre e poi mi vado a fare un giretto sulla ripida costa che separa la laguna dall'oceano. Dopo due settimane di cibi marocchini ho deciso di pranzare con un Magnum Algida.

L'ultima cosa che visiteremo è la cittadina di El Jadida, un piccolissimo centro portuale fortificato conquistato dai portoghesi all'inizio del 1500. Anche questa cittadina fa parte del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Oltre alle fortificazioni è interessante entrare nella cisterna.

La visita dura davvero poco, siamo tutti molto stanchi e non vediamo l'ora di tornare a Casablanca.

Ultima notte in questo paese davvero sorprendente. Torniamo nello stesso albergo del primo giorno. Salutiamo i nostri due autisti che ci hanno accompagnato per due settimane, ceniamo e poi Talìa fa il discorso di rito. Non riesce nemmeno a piazzare una frase che è già coi lacrimoni.


 

Arrivederci Marocco

L'indomani ci dirigiamo verso l'aeroporto di Casablanca dove ci divideremo nei due gruppi: Roma e Milano.

Ci salutiamo agli imbarchi e le emozioni non mancano, molte delle ragazze sono commosse e sono in lacrime.

Atterriamo a Malpensa, saluto i ragazzi del gruppo di Milano, prendo la macchina e "volo" letteralmente verso casa.

Ho una voglia mostruosa di PIZZA!!!! Voglia che soddisferò una volta arrivato a casa. Basta Tajin per un pò :)

Questo viaggio con Avventure Nel Mondo è stato inaspettatamente bello e ricco. Ricco di sensazioni, ricordi ed emozioni.

E' strano come in due settimane si riescano a creare dei legami molto stretti con persone che non hai mai visto prima. D'altro canto abbiamo vissuto a strettissimo contatto per due settimane.

Sinceramente mi aspettavo più attriti, non da parte mia che di solito sono uno che si adatta molto, ma così, fortunatamente, non è stato. La nostra Talìa ha detto che siamo stati un gruppo davvero fortunato e particolarmente affiatato.

Ci siamo ripromessi che a breve ci saremo rivisti, così è stato, ma purtroppo non per me che ero immerso troppo nel lavoro in un periodo particolarmente incasinato. Ci sentiamo comunque su FaceBook, i mezzi per tenerci in contatto non mancano.

A breve dovrei rivedere Danilo che passerà con la sua compagnia teatrale per Bolzano.

E' stata una bellissima esperienza che spero di rivivere al più presto, sto già guardando delle possibili prossime destinazioni (non mi dispiacerebbe la Giordania).

Il Marocco è una terra bellissima, non credevo.

Il mio amico Mauro che già ci era stato me ne aveva parlato bene e confermo in pieno tutto quello che mi aveva detto.

Concludo questo diario con il link alla gallery fotografica che si trova Cliccando Qui!!!

 

 

 

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