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Il deserto più antico del mondo

Partiamo prima delle 7:30 come consigliato da Emanuele, la prossima destinazione è Sesriem, una località formata solo da un distributore di benzina e da un campsite dello stesso proprietario.

La particolarità di Sesriem è l'accesso alle dune di Sossusvlei e al Deadvlei.

Durante la strada però faremo una deviazione per visitare il castello di Duwisib. Lungo la strada per Maltahöhe investo il primo volatile, ce ne sono davvero tantissimi e prima o poi doveva capitare, pace all'anima sua; Steno pareggerà i conti qualche giorno dopo. Sembra che si divertano a rischiare le penne (nel vero senso della parola) volando radenti al terrento, attraversando la strada nel momento esatto in cui stai passando tu con le tue tonnellate di jeep. E' proprio a Maltahöhe che abbandoniamo la strada asfaltata per la sterrata. Scendiamo e apriamo lo sportellino laterale del cassone, la depressione che si creerà dentro il vano posteriore del pickup ridurrà sensibilmente il quantitativo di polvere che si potrà depositare. Il primo tratto di strada è formato da un grosso strato di fine ghiaia bianca, il limite è di 60 kmh e dietro alla nostra Toyota si forma una nuvola di polvere lunghissima e altissima. Quando incrociamo le vetture che giungono dalla parte opposta è come attraversare la pianura padana in pieno inverno con la nebbia: non si vede nulla per qualche secondo, si fatica a vedere oltre il roll bar del 4x4. Non vediamo molti mammiferi però quasi ogni albero è casa di passeri repubblicani e i termitai alti oltre 4 metri non si contano. Poco alla volta il paesaggio cambia e iniziamo a salire di quota seguendo una bellissima strada che sale e scende come se fossero delle montagne russe di sabbia icamera.

Arriviamo al castello, foto di rito icamera e visto che è attrezzatissimo per le soste, con anche dei campsite, ci fermiamo per pranzare. Ad essere sinceri il castello è la cosa più trash che abbiamo visto in tutto il nostro viaggio. E' stato fatto costruire intorno al 1908 dal Capitano Barone Hans Heinrich Von Wolf con materiale fatto importare direttamente da Germania, Italia, Svezia e Irlanda; venne ultimato nel 1909. Se il castello è tremendamente trash, la strada per arrivarci e che poi ci  porterà a Sesriem è spettacolare; lunga, ma soprattutto attraversa la zona dove il Kalahari diventa Namib, sui monti del Naukluft. Ad oggi, è la strada con uno dei paesaggi più belli che abbia visto in vita mia. Un saliscendi incredibilmente colorato, un deserto infinito e antico che suscita in me una sensazione di inadeguatezza terribile. Capisci che non è posto per l'uomo, noi siamo solo di passaggio, gli unici esseri che lo popolano sono gli animali; capisci che quello è il loro territorio, immenso, inospitale, bellissimo icamera.

Ci fermiamo solo per dare aiuto ad un turista che aveva forato, lui ringrazia e dice che se la cava da solo. Una legge non scritta, sulle strade della Namibia, è quella di fermarsi quando si vede un'auto in panne per fornire aiuto. D'altronde le auto che passano non sono poi molte. Rischia di passare anche più di un'ora prima di incrociare un veicolo. Non manca molto alla sosta, una volta arrivati faremo rifornimento carburante e ci faremo riparare il pneumatico.

Mentre ci lasciamo il Kalahari alle spalle e ci immergiamo nel Namib decidiamo di filmare questo spettacolo, ci siamo portati dietro le GoPro, usiamole. Steno attacca la sua sul cofano del Toyota con uno degli adesivi in dotazione. Io di solito uso la ventosa, ma, ad esempio sul caschetto da snowbord uso l'adesivo. Adesivo che si può staccare facilmente compiendo una torsione sull'asse verticale.

Tutto pronto, ripartiamo. Se prima il paesaggio era stupendamente inospitale, ora è davvero ipnotico. Non sembra nemmeno di stare sulla terra, sembrano le foto scattate dai rovers su Marte. La cosa pazzesca è che in questo arido nulla di centinaia di chilomentri quadrati, vivono animali di grossa taglia come orici e gnu. Davvero non mi capacito di come possano resistere a tali temperature, mancaza di cibo, ma soprattutto in mancanza quasi totale di acqua.

Dopo una ventina minuti di ripresa decidiamo che può bastare, il paesaggio è nuovamente cambiato e i colori anche. Steno scende nuovamente dall'Hilux, smonta la action cam dal supporto e... panico. L'adesivo non si stacca.

Proviamo entrambi parecchie volte senza risultato. Evidentemente lo si può rimuovere dalla plastica, ma non dal metallo. Poco male, Steno riuscirà a toglierlo una volta arrivati a Sesriem.

Poco prima di arrivare alla meta vediamo in lontananza dei Lodge lussuosissimi posizionati in modo da essere terrazza verso un paesaggio poetico.

Finalmente arriviamo a destinazione al Sossus Oasis Camp Site e come da programma facciamo il pieno di gasolio, ci facciamo riparare il pneumatico e ci mangiamo un gelatino: io mi mangio un Magnum classic della Ola; è così che si chiama la Algida in Namibia.

Dopo esserci rifrancati andiamo ad occupare il nostro campsite. Anche questo con tutto l'occorrente: energia elettrica, acqua calda riscaldata con dei pannelli fotovoltaici, water, doccia, lavandino, grill.

Montata la tenda iniziamo a preparare da mangiare, accendiamo il fuoco con l'aiuto della sterpaglia che avevamo raccolto il giorno precedente in gran quantità e che finiremo solo l'ultimo giorno. Per la prima volta usiamo anche le nostre sedie da campeggio ma ci accorgiamo che sono entrambe rotte. Colpa nostra che non abbiamo controllato quando ci hanno consegnato il veicolo, dovremo prenderne due nuove che poi ci verranno rimborsate; il problema è che a Sesriem non ne hanno e a Swakopmund passeremo il fine settimana, ergo i negozi saranno chiusi, sorvoliamo sulla cosa, troveremo una soluzione. Mangiamo scomodissimi e poi ci rilassiamo un pochetto, l'indomani sarà una giornata faticosa. Mentre cerchiamo di sedere sulle sedie rotte e ci facciamo una partita a carte noto che degli animaletti indesiderati ci passano vicino ai piedi. Scorpioni. Mi rimetto di corsa le scarpe, sai mai.

La stanchezza si fa sentire presto, e come avverrà per tutto il resto della vacanza, ce ne andremo a dormire "subito dopo il carosello".

La notte passa velocemente, la tenda è un pò stretta ma confortevole, non faccio tempo a chiudere gli occhi che è già ora di svegliarsi.

Rimontiamo tutto e non facciamo nemmeno colazione, vogliamo essere tra i primi a varcare il cancello per Sossusvlei.

Sono circa sessanta i chilomentri che separano Sossusvlei da Sesriem, tutti di strada asfaltata e con limite di 60 km/h. Ci mangiamo veolcemente un panino una volta raggiunto il cancello, siamo i primi, ma dopo pochi istanti veniamo raggiunti da altri turisti.

Ci rendiamo conto che il periodo che abbiamo scelto è fantastico. Siamo fuori stagione, c'è poca gente e il clima è ideale. La primavera ha fatto capolino da poco, le giornate si allungano e le notti non sono più così fredde, mentre il periodo delle piogge è ancora lontano. E' un po' come andare al mare in Sicilia a settembre: poca gente e il mare è ancora caldo.

Finalmente aprono i cancelli e ci divoriamo la strada fino a Sossusvlei. Quello che vedono i miei occhi è qualcosa che non dimenticherò mai. Il primo sole all'orizzonte allunga le ombre delle dune, degli alberi e degli animali; alcune mongolfiere si alzano in cielo lontane icamera. La sabbia delle dune cambia colore man mano che il sole si fa forza: il marrone scuro diventa sempre più chiaro fino a virare verso il colore dei mattoni completando la metamorfosi con l'arancione. I pochi turisti che dormono nei lodge all'interno del cancello, sono stati accompagnati dalle guide in cima alle dune più alte, prima dell'alba, in modo da godere dello spettacolo da un punto di vista privilegiato. Noi però andiamo velocemente verso Sossusvlei, dove solo i 4x4 possono andare; vogliamo essere tra i primi a visitare il Deadvlei. Lungo la strada dobbiamo stare attenti ai numerosi springbok che attraversano la carreggiata, stare concentrati alla guida non è facile visto lo spettacolo a cui stiamo assistendo icamera.

Finalmente arriviamo al punto dove dobbiamo per forza inserire il 4x4: la strada asfaltata termina e inizia la pista sabbiosa.

Cerchiamo di far mente locale su quello che ci aveva detto Emanuele: "Andate con cautela, siate morbidi, seguite la strada, se vi impantanate non fatevi prendere dal panico. Inserite le ridotte e se ancora non ne uscite provate con la retromarcia. Mi raccomando, non fate girare troppo le ruote a vuoto, rischiate di scavare e di appoggiarvi sul semiasse!".

Fila tutto liscio per circa 400 metri, poi, inevitabilmente, ci insabbiamo. Proviamo di tutto, anche bloccando il differenziale, nulla. Scendiamo e iniziamo a spalare via la sabbia da sotto il Toyota. Nel frattempo facciamo segno ad altra gente di percorrere la strada accanto, insieme a noi si insabbiano altre due jeep.

Finalmente arriva la guida con i 4x4 per il trasporto dei turisti. Ci toglie dagli impicci a patto che però poi saliamo con lui, mica scemo.

Sale sul nostro Hilux e capiamo il trucco per uscire. Perchè non pensarci prima? E' lo stesso che si usa per uscire dalla neve: bisogna remare con lo sterzo, sinistra destra continuo e repentino. Pian piano la jeep esce dalla sabbia. La guida ci dice di dargli una mano e di spingere. Iniziamo a spingere e si uniscono a noi altri turisti. Che figura da principianti!!!

Finalmente la jeep è tratta in salvo, prendiamo le nostre cose e saliamo con la guida, ringraziando le persone che ci hanno aiutato e scusandoci poi con i passeggeri del nostro nuovo mezzo di locomozione.

Deserto 1, incompetenti 0! Vince il deserto a mani basse una partita senza sfida.

Dopo circa cinque chilometri di strada sabbiosa, magistralmente percorsa dalla nostra guida, arriviamo all'altezza del Deadvlei.

Scendiamo dalla jeep e percorriamo un breve tratto di deserto, risaliamo una duna abbastanza alta e finalmente vediamo questo posto fantastico.

Il Deadvlei o Dead Vlei è una depressione di creta bianca circondata dalle dune più alte del mondo, chiamate "Big Daddy" e alte mediamente 350 metri, le più alte superano anche i 400 metri. E' un'oasi particolare la cui pavimentazione è detta "sandstone", una specie di arenaria bianca. Dead Vlei è la traduzione di "palude morta". Il Deadvlei si è formato quando il vecchio fiume Tsauchab esondò creando delle pozze paludose nelle quali crebbero alberi di acacia. Quando il clima cambiò, le enormi dune circondarono le paludi e gli alberi morirono per mancanza d'acqua. Gli scheletri degli alberi sono neri perchè bruciati dal sole. Nonostante siano vecchi di circa 900 anni, questi alberi morti, non si decompongono data l'estrema siccità.

Descrivere questa località è davvero difficile e quando ne parlo mi rendo conto di non riuscire a spiegare le sensazioni magiche che ho provato quando ero lì. Anche le foto, per quanto belle possano essere non rendono giustizia icamera.

Credo che attualmente, sia il paesaggio più bello che abbia mai visto in vita mia, a mio avviso più bello anche della Monument Valley che, nella mia personale classifica, cede lo scettro al Deadvlei icamera.

Scendere dai "Big Daddy" è anche estremamente divertente e faticoso vista la pendenza e la consistenza della sabbia che ti fa sprofondare fino alle ginocchia.

Ci allontaniamo dal Deadvlei a malincuore, ma dobbiamo ancora visitare Sossusvlei e risalire la Duna 45.

Arrivare a Sossusvlei è questione di pochi minuti, è un pianoro simile a quello del Deadvlei, sempre con la stessa sabbia salina essiccata, ma questa volta gli alberi che lo abitano sono vivi icamera. Di quando in quando il fiume secco Tsauchab, durante le rare alluvioni, si riempie ed allaga il vlei. Ovviamente non avviene tutti gli anni, ad oggi (Novembre 2014), l'ultimo allagamento del Sossusvlei risale al 1997. Tra l'altro è luogo abitato da qualche sciacallo che fa capolino tra alcuni cespugli.

Torniamo alla nostra jeep ma questa volta voglio provare io a vedere se riesco ad insabbiarmi. Mi è andata bene. Paghiamo la guida e ci dirigiamo verso la Duna 45. Famosa perchè situata al 45esimo chilometro dopo il cancello di Sesriem ed è anche quella che più si avvicina alla strada.

Di seguito la mappa del percorso effettuato dal Deadvleifino alla Duna 45.

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Il sole è già alto quando iniziamo la risalita e infatti, insieme a noi, solo una coppia di olandesi e una di italiani tenta la scalata.

Il caldo è violento, dal pan si alzano delle correnti roventi che vengono sfruttate da enormi corvi dalla livrea nera e bianca. Facciamo un paio di pause per bere, fa davvero caldissimo icamera. Sotto di noi, accovacciato all'ombra di un'acacia, un orice ci guarda curioso come a dire: "ma guarda sti idioti, ma chi ve lo fa fare con sto caldo?". Se lo pensasse, non avrebbe nemmeno tutti i torti.

Una volta in cima, tutta la desolazione del Namib si rivela. Spazi immensi, dune a perdita d'occhio icamera. La lingua di sabbia che separa Sossusvlei dall'oceano Atlantico è di circa 60 chilometri. Più a sud ci sono anche le dune pietrificate, ovvero dune la cui superficie si è fossilizzata, non riusciamo a visitarle per questione di tempo. Da quello che ci hanno detto, sono più facili da attraversare che da scalare. Sotto lo strato fossilizzato, la consistenza della sabbia è talmente impalpabile che si rischia pericolosamente di esserne risucchiati, tipo sabbie mobili.

Ecco la salita alla Duna 45.

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Tornando indietro, prima di uscire dal cancello, visitiamo il Sesriem Canyon. Un piccolo canyon che si riempie durante le poche piogge. Nulla di incredibile, se non il caldo pazzesco al suo interno. Decidiamo di tornare al campsite e visto che non è molto tardi, riposiamo un pochetto.

Ci fermiemo anche al bar a prendere un gelato rigenerante e una bibita fresca.

Montiamo la tenda alla velocità della luce e proviamo a vedere se riusciamo a fare il bagno nella piccola piscina situata nel centro del campsite. L'acqua è davvero freddissima però ormai ho deciso, è una questione di principio, il bagnetto va fatto. Sono talmente accaldato che tuffarmi dentro a quella pozza gelata potrebbe uccidermi, entro un pò alla volta anche se è una tortura e dopo un primo tentativo fallito riesco a farmi un breve bagno. Esco dalla piscinetta, mi asciugo e in attimo sono in tenda a riposare mentre Steno tenta la via della dormita all'ombra vicino alla piscina.

Il tramonto scende lentamente sul campsite, alcuni ritardatari arrivano e montano di corsa le loro tende, per la maggiorparte sono turisti come noi, altri invece sono organizzatissimi e hanno delle jeep superattrezzate.

Dopo due giorni di grigliata, questa sera tocca alla pasta. Mettiamo a bollire l'acqua, cuociamo la pasta e ci aggiungiamo il sugo pronto. Con stupore è pure molto buona, praticamente uguale a quella che abbiamo in Italia, sia come pasta, che come sughi.

Dopo aver mangiato e lavato le stoviglie ci sediamo sempre con difficoltà sulle sedie rotte e ci godiamo la brezza che si è alzata e che arriva stranamente dal continente e non dall'oceano. All'improvviso sentiamo due cavalli al galoppo.

Davanti a noi non sfrecciano due cavalli, ma due orici che se ne vanno alla piscina a bere un po' d'acqua. Anche questa è Africa.

Dopo la scenetta curiosa ci corichiamo e la brezza di qualche ora prima si trasforma prima in un vento forte, poi in tempesta con raffiche spaventose. Non dormiamo nemmeno un minuto, fuori il vento ulula e sferza la nostra tenda tanto da far muovere anche il pesante Hilux. Abbiamo paura che si strappi e ogni tanto accendiamo la luce delle nostre Petzl per vedere che sia tutto apposto. Speriamo che finisca presto.

Vana speranza, il vento si intensifica sempre più e siamo quasi tentati di chiudere tutto e dormire in auto. Lo sbattimento però sarebbe troppo e rischiamo.

Il risultato è una nottata passata totalmente in bianco e all'alba decidiamo di partire.

Dovremo attraversare tutto il Namib e arrivare finalmente sulla costa: Walvisbaai prima e Swakopmund poi.

Il vento durante il viaggio è sempre fortissimo e sfortuna vuole che la seconda volta che foriamo, sia proprio in mezzo alla bufera.

Cambiare il pneumatico è un'impresa con la polvere che entra ovunque, irrita gli occhi e i polmoni. Riusciamo nel pit-stop con non poche difficoltà e ci rimettiamo in marcia. La prossima sosta sarà nel piccolissimo paese di Solitaire dove fanno una torta di mele famosa per la sua bontà.

Una particolarità di queste strade è la presenza di quando in quando di rottami di vecchie automobili, cannibalizzate tanto da non risconoscerne il modello.

Solitaire è il cimitero di queste auto. Furbamente però ne hanno fatto decoro per i turisti icamera. Sostiamo sia per far riparare il pneumatico che per assaggiare la Apple Pie che è davvero spettacolare. D'altronde, la dominazione tedesca ha lasciato anche questa eredità. Un retaggio di pasticceria davvero notevole.

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