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Fri Apr 06 @08:00 -
Festa dei maestri di sci di Moena

Terra dei Damara

Il mattino di buon'ora, come sempre del resto, partiamo in direzione nord.

Per una cinquantina di chilometri costeggeremo la costa fino a Hentiesbaai. E' lunedi, finalmente i negozi sono aperti e forse troveremo delle sedie da campeggio.

Prima di arrivare al piccolo paese ci imbattiamo in uno dei numerosi relitti che popolano la Skeleton Coast, chiamata così non a caso. Si tratta di un peschereccio angolano naufragato nel 2008 icamera.

Foto di rito e finalmente arriviamo ad un negozietto di articoli da pesca, forse hanno quello che cerchiamo. Purtroppo non tengono articoli da campeggio ma ci indicano un negozio, poco più avanti: Build It. Mentre usciamo, noto che la ragazza sta ridendo con la sua collega e per un attimo ho pensato "Ecco, ci hanno preso per il culo..." pensando alla traduzione di "build it" = costruiscitelo!

Senza quasi un briciolo di speranza saliamo in macchina e incredibilmente esiste un "Build It" store, scoprirò solo successivamente che si tratta di un franchising sudafricano.

Finalmente abbiamo due sedie nuove di zecca. Potremo sederci come due cristiani e mangiare comodi. Abbandoniamo l'ultima striscia di asfalto ad Hentiesbaai e ritorniamo sullo sterrato. Prossima tappa: Uis, dove faremo rifornimento e faremo riparare la ruota di scorta che mal ci avevano riparato a Sesriem.

La stanchezza alla guida si fa sentire prima del solito e i cambi sono più frequenti. Il paesaggio che ci circonda cambia in continuazione ma in ogni sua sfumatura, cambio di colore e consistenza, una cosa rimane sempre uguale: l'inospitalità. In questi lunghi tragitti in auto parli davvero di tutto, del viaggio che si sta facendo, di viaggi che hai già fatto e di viaggi futuri che vorresti fare. Parli della tua vita, degli amici, della famiglia, ti lasci andare a vecchi ricordi e ti rendi conto come tante cose siano cambiate e quante invece sono rimaste immutate. La cosa bella è che non si parla quasi mai del lavoro e non si sa mai che giorno è. Per noi, il venerdì, è durato praticamente quattro giorni. E' stato come entrare ne "La zona del crepuscolo" di Dylan Dog. Un salto a velocità luce dove spazio e tempo non hanno più senso per come li misuriamo noi.

Solo il cartello stradale "Uis 5 km" ci fa uscire dalla velocità luce: dobbiamo fermarci.

Uis è una piccola cittadina praticamente disabitata nonostante sia giovanissima. E' nata all'inizio del XX secolo come stazione mineraria per l'estrazione dello stagno. Nel 1998 l'attività venne interrotta e da allora la cittadina si sta svuotando completamente.

Non si sente più parlare inglese, ora sentiamo parlare solo lingue africane.

Mentre sostiamo per il rifornimento e per la riparazione del pneumatico arriva un anziano a bordo di una bici tutta particolare. Il cavalletto era fatto da un pezzo di cechio di un'altra bici, nel cestino portava una batteria da 9V a cui aveva collegato: fanali, indicatori di direzione e un improbabile impianto stereo da cui provenivano le note di "Living for the city" di Stevie Wonder. Peccato non aver fatto una foto.

Non siamo nemmeno a metà strada e dobbiamo assolutamente rimetterci in moto, ma la riparazione del pneumatico è più lunga del previsto e la nostra sosta in quel luogo dimenticato da Dio dura più di un'ora.

Finalmente possiamo rimetterci in marcia, ci accorgiamo che stiamo nuovamente salendo di quota e un cartello ci avvisa che stiamo entrando in una zona popolata da elefanti, più precisamente elefanti del deserto icamera.

Il paesaggio muta ancora e il traffico, se così possiamo definirlo, si dirada ulteriormente. Qui è davvero difficile incrociare altri veicoli, le dita di una mano bastano e avanzano per contare il numero di vetture incrociate tra Uis e Twyfelfontein. Verso mezzogiorno ci fermiamo lungo la strada per pranzare col classico panino, non vediamo più aree di sosta da Swakopmund e siamo costretti a fermarci in mezzo alla carreggiata. Poco male, non arriverà nessuno. Il silenzio è assordante, non si sentono nemmeno più le cicale, è davvero inquietante. E' già pomeriggio inoltrato quando arriviamo a Twyfelfontein e abbiamo tre cose da vedere: le "Organ Pipes", la montagna bruciata e le incisioni rupestri.

Arriviamo alle Organ Pipes dopo aver attraversato il letto di un torrente completamente secco ma con molti alberi, qui, l'acqua, deve scendere più abbondantemente rispetto ad altre parti.

La guida locale prende nota dei nostri nomi e prima di scendere a vedere le canne d'organo ci chiede se abbiamo avvistato gli elefanti, un piccolo branco di elefanti del deserto sta scendendo lungo il letto del torrente: "Se siete fortunati, al rientro, li potete vedere".

Le "Organ Pipes" sono delle colonne di roccia che somigliano vagamente a canne d'organo, circa 120 milioni di anni fa la dorelite, dopo un'eruzione, si solidificò fino a formare queste colonne verticali icamera.

Ad essere sincero mi aspettavo qualcosa di più imponente, il sito è davvero piccolissimo e le canne d'organo sono molto basse.

Poco più avanti possiamo vedere la "Burnt Mountain", una piccola montagnola di calcare di circa 200 milioni di anni fa. Durante la formazione delle Organ Pipes, la lava, si insinuò nel calcare di questa montagnola dando origine al colore singolare delle rocce: nere tanto che sembra che un incendio si sia spento da poco icamera.

La cosa singolare è che una Welwitschia mirabilis è cresiuta proprio su questa montagnola icamera.

Non ci rimane che visitare il sito delle incisioni rupestri poco distante da qui.

Parcheggiamo il pickup e ci rechiamo all'ingresso del sito, dove pagheremo il biglietto d'ingresso e ci verrà assegnata una guida.

La ragazza che ci guiderà è nativa Damara e parla il linguaggio damara, un singolare linguaggio composto oltre che da parole da "click". I click sono suoni percussivi emessi schioccando la lingua. Ci sono quattro diversi tipi di click e a seconda del tipo e della posizione del click stesso, la parola cambia di significato. Per farci capire di cosa sia il linguaggio damara, ci da una piccola dimosrtazione, spiegando il significato di alcune incisioni nella sua bellisima lingua natìa.

Purtroppo non abbiamo fatto un video perchè chi ha colti impreparati, ma su youtube ci sono tantissimi esempi.

Queste incisioni sono di circa diecimila anni fa, fatte dalle antiche popolazioni boscimane, per lo più cacciatori.

La maggiorparte delle incisioni raffigura animali e quasi mai uomini. In alcuni singolari casi vengono raffigurati animali con parti umane, tipo "The lion man": un leone con la parte finale della coda a forma di mano umana icamera.

La visita dura circa un'ora e ci viene mostrata anche la sorgente che da' il nome alla località. Twyfelfontein è una sorgente intermittente che risulta più o meno attiva in base alle piogge.

Sulla strada del ritorno che ci porterà al nostro campsite, mentre stiamo per riattraversare il letto del torrente in secca, facciamo un bellissimo incontro. Il piccolo branco di elefanti del deserto di cui ci aveva parlato la guida alle Organ Pipes sta tornando indietro. Sono circa una decina, non fanno molto caso alla piccola truppa di auto che si è fermata per ammirarli. Scendo per fare delle foto rimanendo a debita distanza, riesco a riprendere bene i due ritardatari: una femmina col piccolo che brucano le foglie sui rami di alcuni grandi alberi icamera.

Dopo aver fatto alcune foto, mi godo il passaggio di questi grandi pachidermi. Così come sono apparsi, se ne vanno con la loro andatura flemmatica, scomparendo poco dopo.

E' la prima volta che vedo degli elefanti in natura, che spettacolo. Questa, è una delle tante "prime volte" in questo incredibile viaggio.

Il Mowani Mountain Camp è il sicuramente il campsite più bello di tutto il viaggio.

Offre meno comfort rispetto ad altri. Non c'è la corrente e per avere acqua calda dobbiamo alimentare un boiler a carbone; però la location e il paesaggio sono da togliere il fiato icamera. Decidiamo di effettuare un time-lapse del montaggio della tenda (appena sarà montato lo pubblicherò).

Anche oggi ceneremo con una bella grigliata di carne, ma questa volta potremo sedere sulle nostre sedie nuove.

Il sole non fa tempo a tramontare che una grandissima luna piena illumina a giorno il paesaggio. Monto il cavalletto e mi faccio un "selfie" a lunga esposizione con la luce della luna: sembra la luce del sole a mezzogiorno icamera.

L'alba nel damaraland è forse la più bella che riusciamo a vedere insieme a quella di Sossusvlei.

Il tragitto che ci porterà ad Opuwo, una cittadina nel nord della Namibia, a circa 180 chilometri dal confine con l'Angola e dalle Epupa falls, sarà interminabile; non tanto per la lunghezza, ma per le strade, che nella regione del Kunene sono davvero messe maluccio. Ci sono tantissimi guadi in secca ed ad ogni guado dobbiamo rallentare a causa delle taglienti pietre che li pavimentano. Ma è proprio su questa strada che vediamo la prima giraffa. A dire la verità non ci eravamo nemmeno accorti della sua presenza, sono delle persone a bordo di un carretto trainato da un asino che ci indicano la direzione dove guardare. Tra le cime degli alberi spunta la testa di una giraffa, sembra essere più curiosa lei di noi, ma come abbiamo modo di constatare subito, si tratta di un animale estremamente pauroso. Non appena ci fermiamo smette di brucare e non facciamo nemmeno in tempo ad inserire la retro che se ne è già andata icamera.

La strada prosegue verso nord e arrivati a Sesfontain proseguiamo sulla C43 che ci porterà a superare il Joubert Pass. Se non avessimo avuto questa jeep avremmo dovuto allungare di tantissimo la strada in quanto in cima al Joubert Pass la strada è davvero messa malissimo tanto da costringerci ad usare sia la trazione integrale che le marce ridotte. E' lungo questa strada che vediamo le prime donne Herero. La loro particolarità è nell'abbigliamento coloratissimo che le contraddistingue. Il paesaggio è mutato ancora, non è bellissimo, ma, come sempre, inospitale. Vediamo anche i primi pastori che pascolano centinaia di capi di caprette. Uno ci ferma e ci chiede dell'acqua. Era solamente un ragazzino.

Più si procede verso nord, meno densamente popolata è la zona. Non incrociamo auto da ore, fermarsi qui, sarebbe drammatico. E' all'ombra di un gigantesco baobab che consumiamo il nostro veloce pranzo icamera. La strada verso Opuwo è ancora lunga.

Opuwo è la capitale della regione del Kunene, conta circa 5000 abitanti, per lo più himba ed herero. Più a nord di Opuwo inizia la regione del Kaokoland, una delle più selvagge dell'Africa.

Dopo aver fatto rifornimento e la spesa nel piccolo supermercato ci rechiamo al nostro campsite. E' qui che finalmente passiamo il primo pomeriggio di vero relax. La struttura dell' Opuwo Country Lodge è davvero bellissima e fuori c'è anche una piscina piccola ma con un panorama sul Kaokoland incredibile.

Il campsite del Country Lodge non è dei più belli, ha tutto, compreso la corrente elettrica, ma rispetto agli altri è  meno bello. L'ospite della serata è una bellissima gattina grigia che ci tiene compagnia per tutta la cena, è talmente piena di polvere che l'ho chiamata Dust.

La spesa che abbiamo fatto il pomeriggio è particolare. Abbiamo dovuto aggiungere le cose da portare ad un villaggio himba che visiteremo l'indomani, dopo l'escursione alle Epupa falls.

Cinque chili di farina di mais, due chili e mezzo di zucchero, cinque barattoli di vasellina non profumata, tabacco da pipa e tabacco da sniffare. Questa è la spesa per gli himba.

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