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La nebbia estiva

Ci siamo, si parte.

Carichiamo la Mazda 3 di Steno e  ci dirigiamo a Malpensa dove ci attende il volo per Düsseldorf dove faremo scalo.

Il volo di andata è un Air Berlin che fa Milano Malpensa - San Francisco con scalo a Düsseldorf. Il volo parte il pomeriggio e dovremo fermarci a Düsseldorf per dormire e prendere il volo per San Francisco la mattina dopo.

Poco male, non mi dispiace spezzare il viaggio in due parti, si ha modo di arrivare a destinazione non troppo stanchi.

Il volo intercontinentale di circa 10 ore è tranquillo, si mangia (male), si dorme (poco) e si vedono film (in tedesco o inglese). Quando il monitor LCD sopra la mia testa segna che siamo quasi arrivati a destinazione guardo fuori dal finestrino e vedo la città proprio davanti a noi, sale l'adrenalina e non vedo l'ora di atterrare.

Dopo i controlli di rito all'aeroporto andiamo a ritirare la vettura allo sportello Hertz. Ci vengono consegnate le chiavi e sottoscriviamo una ulteriore assicurazione da pochi dollari al giorno, non si sa mai (per la serie: facciamoci fregare questi dollari).

E' ora di ritirare la vettura, scendiamo nei parcheggi e, come consigliatoci dalla signora alla reception, pigiamo il tastino sul telecomando per vedere qual è la nostra macchina.

Dal fondo del garage vediamo illuminarsi le quattro frecce di un suv davvero grande. Possibile che sia il nostro? Ebbene si, abbiamo uno Chevrolet Traverse LT nuovo di pacca (ha fatto 20 miglia in tutto) tutto per noi.

Ci immergiamo subito nel traffico di S.Francisco e buona parte del tragitto che ci porta in albergo lo facciamo a passo d'uomo.

Alloggiamo all'Hotel Des Arts, hotel molto particolare dove le camere sono dipinte da artisti locali e l'arredamento è praticamente in vendita: quadri, soprammobili ecc. Loro lo definiscono Art Gallery Boutique Hotel. A me tocca questa camera. Rispetto alle altre non è bellissima ma è comunque confortevole. L'hotel è situato nel quartiere francese proprio davanti alla porta di Chinatown, la più antica tra le chinatown statunitensi e la più grande comunità cinese al di fuori dell'Asia.

Qui rimarremo due notti.

Dopo esserci accomodati nelle camere, scendiamo in strada e ci facciamo il classico giro a casaccio del primo giorno. Visto che siamo atterrati il primo pomeriggio, non sapevamo a che ora saremmo arrivati in albergo, eravamo stanchi dal viaggio e abbiamo quindi deciso di non organizzare nulla. Reflex al collo e via a zonzo per il centro della città, senza una meta precisa. Andiamo verso Est e raggiungiamo Embarcadero, risaliamo poi per la centralissima Market Street e mi fermerò al vicino Apple Store per comprarmi l'ennesimo gadget tecnologico. Non ci facciamo mancare il giretto sul Cable Car, il famoso tram che si vede in tutti i film ambientati in questa bellissima città, e assistiamo al cambio di direzione alla fermata di Union Square. Il tempo vola e tra una foto e l'altra ci ritroviamo al Fisherman's Warf, un quartiere turistico che offre molte attrazioni, tra cui il museo della marina militare e tanti ristoranti lungo il porto che servono frutti di mare, vongole, ma soprattutto la zuppa di Granchio di Dungeness servita dentro una forma di pane scavata a mò di tazza. Davvero buona.

Torniamo in albergo, è ora di andare a dormire e siamo davvero esausti.

Il giorno dopo ci svegliamo presto, ci attende la visita al penitenziario più famoso del mondo: Alcatraz.

Il breve tragitto in barca che ci porta sull'isola è abbastanza movimentato. Le correnti che entrano ed escono dalla baia sono davvero fortissime, sembra quasi di attraversare un fiume in piena più che una baia. Dal porticciolo saliamo a piedi fino all'ingresso del penitenziario dove la guida ci parla di quando è stato costruito, come si è evoluto e di un misterioso braccio sotterraneo dove sembra siano morti parecchi detenuti. Per queste cose gli americani (intesi come statunitensi) non hanno eguali: drammaticità e show per ogni singola cosa, e te la riescono a vendere pure bene. Prendiamo l'audio-guida italiana e iniziamo il tour. Attraversiamo le cucine, le docce, gli uffici delle guardie, la stanza di controllo degli allarmi e imbocchiamo "Broadway". Broadway è il corridoio principale del braccio dove tutti i neo detenuti devono passare, circondati da celle su più piani venivano salutati più o meno "calorosamente" dai vecchi detenuti.

Mi sembra di essere dentro al film "Fuga da Alcatraz" tanto che provo ad immaginarmi la vita dentro le celle (visitabili), le punizioni dentro le celle di isolamento (davvero piccole e anguste), il caos in mensa e le liti nel grande cortile nell'ora d'aria.

Ovviamente la guida spiega come tre detenuti riuscirono ad evadere dal carcere. La storia è vera ed è quella che ha ispirato il film. Con nostra sorpresa le celle degli evasi sono rimaste tali e quali, pure la testa di cartapesta usata come diversivo è rimasta nella cella originale. Ripeto che 'sti americani hanno un talento innato per lo show.

Dopo Alcatraz torniamo a Downtown per visitare il Japanese Tea Garden. I giardini sono bellissimi, curati maniacalmente ma sono molto piccoli. Verso metà pomeriggio ci separiamo. Steno e la sua ragazza vanno a vedersi una partita di Baseball, io invece me ne vado a zonzo per i Pier. Mi fermo a fare le foto di rito al Pier 39, quello dei leoni marini. Arrivo fin quasi sotto il Golden Gate Bridge e me ne torno indietro, si è fatta sera, il tramonto è uno spettacolo e la baia si accende con i colori caldi del sole all'orizzonte. Alcuni negozianti del posto mi dicono che è abbastanza raro vedere un tramonto del genere nella baia. Mi aspettavo infatti la famosa nebbia che ammanta la città in tutti i periodi dell'anno e che avvolge il Golden Gate, sono un pochino deluso.

Ceniamo in uno dei tantissimi ristoranti di Chinatown con del buon sushi.

La mattina successiva è tempo di lasciare l'hotel, andiamo a prendere la macchina e con piacere noto che verso la baia c'è un pò di nebbia. Attraversiamo il Golden Gate Bridge nel momento in cui si dirada la nebbia e il sole scalda la città. Non c'è che dire, il Golden Gate nella nebbia ha il suo triste fascino. Ci fermiamo ai piedi del ponte ma non è qui che voglio andare. In un sacco di film ho visto il ponte ripreso dall'alto e da ovest verso est. L'unico posto plausibile è una collina a nord-ovest del ponte. Su google earth si vede una strada che porta in cima alla collina dove è arroccato un piccolo bunker. Dopo aver sbagliato una prima volta strada arriviamo alla meta. Parcheggiamo lo Chevrolet Traverse e ci incamminiamo su un brevissimo sentiero che porta in cima alla collina, poco a poco la maestosità del Golden Gate Bridge ha la meglio sulla baia. E' una costruzione davvero immensa, vista da quella posizione ci si rende conto della mole di lavoro che ci deve essere voluta per costruirlo e per mantenerlo. La nebbia che quasi ogni mattina lo avvolge è ricca di salsedine che pian piano intacca il metallo del ponte. Peccato per il forte vento che soffia dall'oceano che non ci fa godere appieno lo spettacolo.

Prima di lasciare la città vogliamo assolutamente percorrere Lombard Street, nel tratto che l'ha resa famosa.

Usciamo dalla città attraversando l'Oakland Bay Bridge. Non è ancora il momento di dire addio a S.Francisco, prima vogliamo visitare la portaerei USS Hornet, ormeggiata ad Est della baia e trasformata in un museo. Vista breve ma carina. Il caldo inizia a farsi sentire, è tempo di lasciare la città e dirigerci a sud, un lungo viaggio ci aspetta e quindi facciamo come tutti gli americani che si rispettano quando viaggiano in auto: ci compriamo un box in polistirolo al primo wallmart, lo riempiamo di ghiaccio e ci mettiamo dentro acqua e qualcosa da mangiare. Sarà il nostro frigo per tutta la durata del viaggio.

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