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La città degli angeli

Arriviamo a Los Angeles dopo il tratto di strada più lungo e noioso di tutto il viaggio.

I bei paesaggi dell'Ariziona e dello Utah sono un lontano ricordo, ora è tutto piatto e brullo. Facciamo solo due soste: la prima alla base aerea di Edwards. Steno voleva vedere gli F-22. Inutile dire che non ci hanno nemmeno fatto avvicinare. Abbiamo passato il primo check-in, dove ci hanno guardato malissimo e ci hanno controllato i documenti, ci hanno detto di fare dietrofront e tornarcene gentilmente da dove eravamo venuti.

La seconda sosta è a Palmdale, sede della Lockheed Martin. Vicino alla sede c'è il museo dell'aviazione dove sono liberamente esposti molti aerei tra cui il famoso SR-71 e l' A-12.

Arrivati a Los Angeles, nord Hollywood per la precisione, avevamo in programma un giro agli Universal Studios. Siamo arrivati troppo tardi, gli studios stavano chiudendo, peccato.

Visto che il programma è saltato andiamo a fare un giretto per Los Angeles. Lo dico come se fosse la stessa cosa di fare un giretto per il centro di Bolzano ma ovviamente è tutt'altra cosa.

Scendendo da Nord Hollywood vediamo quel mostro urbano che è Los Angeles, una città lunga più di cento chilometri e larga quaranta. Vediamo in ordine: Hollywood, Sunset Boulevard, Beverly Hills con Rodeo Drive e Bel Air. Il lusso sfrenato fa a pugni con l'estrema povertà del restante 99% della città. Una città logorata dalla malavita e dalle Gang che quotidianamente si uccidono per le strade per il dominio di un isolato. Arriviamo fino a Venice Beach, dove han girato molti episodi di Baywatch. E' tutto come nel telefilm: spiaggiona enorme con una torretta dei guardiaspiaggia ogni tre o quattrocento metri. Ragazzi che se ne vanno in bici, con lo skate o con i rollerblade. Gruppi di writers sono intenti a disegnare splendidi graffiti con le loro bombolette nelle apposite aree. Ci sono palestre a cielo aperto e tanti negozi di articoli sportivi. Immergiamo i nostri piedi nell'oceano Pacifico. E' nero e freddissimo. Gli unici bagnanti sono dei surfisti con tanto di muta che tentano evoluzioni destreggiandosi più o meno bene sulle loro tavole.

Si avvicina il tramonto e prima di tornare al nostro albergo vogliamo dare un'occhiata alla strada per l'aeroporto. La viabilità di Los Angeles è tremenda, basta uno svincolo sbagliato per trovarsi chissà dove. Tra le altre cose, è l'unica città che fa impazzire il navigatore, il numero di corsie e svincoli è talmente elevato che pure il TomTom fatica a portarci nei posti giusti.

Come ultima cena negli States andiamo al McDonald's vicino all'Hilton nella Universal City a North Hollywood, ultimo nostro albergo. E' incredibile come tutti parlino spagnolo e quasi nessuno inglese.

Per ordinare un Hamburger ho dovuto farlo in dialetto veneto visto che l'inglese non lo capivano. Stessa sorte in hotel, quando han visto che eravamo italiani ci han preso in giro per l'eliminazione dal mondiale di calcio in Sud Africa, ovviamente lo han fatto in spagnolo, eran tutti messicani quelli che lavoravano all'Hilton.

Così trascorre la nostra ultima notte negli Stati Uniti.

L'indomani dobbiamo riconsegnare la vettura alla Hertz vicino all'aeroporto. Mentre percorriamo la strada che ci immette in una arteria principale di Los Angeles noto un edificio che conosco, non ci credo, siamo a pochi passi dalla Vivid Entertainment. Per chi non sapesse cosa è la Vivid... beh... fatevi un giretto.

E' la più grande casa cinemantografica di film per adulti. E' famosa per le sue Vivid Girls, le più belle pornostar al mondo. In Italia la conosciamo più che altro per la serie televisiva/reality che han mandato su SKY.

Ovviamente ci fermiamo, foto di rito e ripartiamo. Peccato che nessuna Vivid Girl passasse di lì in quel momento.

A malincuore riconsegnamo lo Chevrolet Traverse che ci ha accompagnato per più di 5800 miglia (quasi 9300 chilometri). Lasciamo dentro anche il frighetto di polistirolo dopo averlo svuotato.

Prendiamo la navetta che ci porta al LAX, ormai il nostro viaggio è finito e mentre mangiamo un panino all'aeroporto, sugli schermi, danno la partita dell'Olanda, che perderà.

Ad averlo saputo prima, avremmo evitato Los Angeles che ha davvero poco da offrire dal punto di vista turistico. Poco male, abbiamo visto anche questa.

Il volo di ritorno per me è estenuante, sono seduto vicino ad una robustissima signora messicana che va a Düsseldorf per trovare la figlia. La signora è gentile e cortese, ma occupa tragicamente anche metà del mio posto. Mi faccio undici ore schiacciato come una sardina, non riesco a chiudere occhio. Arriviamo a Düsseldorf dove ci attendono cinque ore di attesa per la coincidenza con Milano. Sono talmente stanco che mi addormento su una panca di legno con le gambe sulla valigia. Finalmente saliamo sul volo per Milano. Quando atterriamo a Malpensa sono devastato dalla stanchezza e ci manca ancora il viaggio di ritorno in macchina.

Purtroppo tengo compagnia Steno solo per un'oretta e poi cedo al sonno.

Torno a casa stanchissimo, distrutto dal viaggio ma felice.

Abbiamo visto posti che non dimenticheremo mai, un'esperienza che consiglio a chiunque.

La varietà di cose che offre il West è incredibile, pianificare questo viaggio non è difficile, si fa tutto via internet risparmiando anche qualche cosa. Noi ad esempio abbiamo risparmiato su alcuni hotel in modo da poter fare altre cose: giro in elicottero sul Grand Canyon, alloggio al Bellagio, biglietti per il Cirque du Soleil ecc.

Non saprei dire cosa mi è piaciuto di più in questo viaggio, tante sono le cose che mi sono rimaste impresse, ecco si, forse l'alba alla Monument Valley è quella che mi ha colpito in particolar modo. Unica cosa che quasi sicuramente non rivedrei è Los Angeles, una città davvero brutta. Sarà che è stata l'ultima dopo la romantica e malinconica San Francisco e l'eccessiva Las Vegas, ma davvero non mi è piaciuta granchè. Il resto lo rivedrei tutto e rifarei tutto quello che ho fatto, anche domani, peccato che il mondo è grande, il tempo è poco e io ho ancora tante cose da vedere.

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