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Cascate, laghi, torrenti, flora e fanuna nella Sierra Nevada

Con S.Francisco ormai alle spalle e il frighetto di polistirolo carico, percorriamo la lunga strada che ci porterà nel parco nazionale di Yosemite. Simbolo del parco è l'Half Dome, un monte in granito, a forma di panettone ma tagliato in due longitudinalmente a formare una parete verticale grandissima e altissima, meta di molti scalatori che la percorrono in più tiri fermandosi spesso la notte con la tenda appesa in parete, davvero molto suggestivo.

Da S.Francisco fino alla cittadina di Merced è un susseguirsi di campi coltivati a perdita d'occhio. Il Traverse LT si rivela davvero comodo, con i grossi sedili/poltrona in pelle regolabili, molto spazio e il cruise control settato sempre 2 miglia all'ora in più rispetto al limite imposto dalle interstate. Ci siamo adeguati al traffico statunitense. Quello di due miglia pare il limite tollerato dalle pattuglie stradali, oltre, si viene fermati matematicamente; penso si potrebbe quasi socializzare con gli occupanti degli altri veicoli. Praticamente becchi uno davanti a te 20 metri, e te lo tieni per due ore sempre lì davanti a 20 metri.

A Merced si svolta verso est e il paesaggio inizia a mutare. Le distese coltivate lasciano spazio ad uno scenario di dolci colline ricoperte di vegetazione seccata dal sole. La dominante verde lascia per qualche miglio spazio alla dominante giallo-ocra. Solo quando la strada inizia a salire verso la Sierra Nevada torna il verde, ma questa volta diverso, un classico verde montano dove si mescolano latifoglia ad aghifoglia.

Il torrente che la strada costeggia è il Merced River. Su google earth sembra un piccolo corso d'acqua, ed effettivamente dovrebbe esserlo, non fosse per il fatto che siamo in pieno disgelo e la portata d'acqua è davvero enorme; un serpente che si snoda inquieto e spumeggiante.

La Sierra Nevada, nella parte dello Yosemite è una catena montuosa prettamente granitica, anche la parte dove attacca la vegetazione, costutita prevalentemente da aghifoglia tra cui le possenti sequoie, ha poco sottobosco. Nei primi mesi invernali le correnti calde cariche d'acqua del Pacifico si scontrano con le fredde correnti del nord che arrivano dal Canada; la quantità di neve che cade su Yosemite è davvero incredibile, si parla di decine di metri ogni inverno. Il disgelo solitamente comincia a fine primavera o inizio estate. A fine giungo 2010 eravamo ancora in pieno disgelo, tanto che Tioga Pass era stato aperto solo da pochi giorni, prima era impraticabile per la neve. Decine di metri di neve che si sciolgono su un terreno granitico che assorbe poca acqua crea inevitabilmente cascate e torrenti ovunque. Le radure del fondovalle sono delle paludi che si asciugheranno solamente a metà luglio. Lo spettacolo che vediamo arrivati all'ingresso del parco è davvero magnifico, sembra quasi di essere a "Gran Burrone" (per i patiti de "Il Signore degli Anelli").

Per me che vivo in mezzo alle Dolomiti non fa strano vedere animali che attraversano le strade (cerbiatti, volpi, caprioli), fa strano invece vedere il quantitativo incredibile di fauna che popola queste foreste di sequoie. Essendo parco naturale è vietata la caccia e quindi gli animali vivono indisturbati a stretto contatto con gli esseri umani, tanto da non aver quasi più paura. Cervi e cerbiatti si lasciano avvicinare fin quasi a toccarli, gli scoiattoli ti si arrampicano fino in testa per predere qualcosa da mangiare.

Il nostro alloggio è lo Yosemite View Lodge, proprio sulle rive del Merced, a poche miglia dall'ingresso del parco e del bivio che porta a Tioga Pass. Il Lodge è carino e la nostra stanza non è male, così come non si mangia male al ristorante. Non manca molto al tramonto nel nostro primo giorno a Yosemite, vogliamo quindi vedere le sequoie giganti. Il tour ci porta lontano dall'ingresso di Sequoia National Park ma anche qui questi giaganti non mancano. Ci addentriamo un pò nel bosco che è molto simile ai nostri dolomitici. Solo le dimensioni degli alberi sono ovviamente molto diverse. Incrociamo una famiglia di cerbiatti che sornioni ci passano accanto senza degnarci di uno sguardo, da noi non si sarebbero nemmeno fatti vedere, o quasi. Affascinati da questi giganti di legno non ci accorgiamo del passare del tempo, è quasi il tramonto, è meglio non rischiare di rimanere nel bosco di notte vista la presenza di orsi e puma. Non facciamo nemmeno in tempo ad arrivare in auto che scorgiamo un Ranger che ci intima di muoverci perchè ci sono degli orsi nei paraggi. Appena sbuchiamo dal bosco vediamo alcuni passanti fermi sul ciglio della strada che guardano verso una piccola radura. Vicino a loro un Ranger indica con la mano poco più avanti. Un "OOOoooohhh!!!!" si leva dai turisti (noi compresi) quando vediamo un cucciolo di Grizzly far capolino dal bosco, attraversare la radura brucando un pò di erba e fermarsi a guardare incuriosito la piccola folla che si era formata. Dopo pochi minuti riprende il suo cammino scomparendo nel bosco da dove era venuto. Per me che ho sempre visto questi magnifici animali rinchiusi in una gabbia (vedi il buon vecchio Orso Pippo al parco Petrarca di Bolzano) o limitati in qualche zoo, veder scorazzare l'orsetto è stato emozionante. Sulla strada del rientro rimaniamo incantati a guardare il tramonto che infiamma l'Half Dome; nei posti tattici si piazzano diversi turisti (molti dei quali giapponesi) con il trepiedi, scatto remoto e portatile: il tutto per immortalare un time lapse suggestivo.

Torniamo al lodge che è già abbastanza tardi, facciamo in tempo solo a mangiare una pizza che non è nemmeno da buttare, due chiacchiere nel giardino e pianifichiamo la giornata successiva.

Giornata che inizia prestissimo, la nostra meta è la Vernal Fall, una delle cascate più grandi dell'intero parco.

Dopo un trekking di un paio d'ore siamo ai piedi della cascata, io sono sfinito in quanto mi sono caricato in spalla 15 chili di attrezzatura, imparando a mie spese che avrei potuto portarmi qualcosa di meno, e così farò. E' grazie a Steno che riuscirò a salire fino in cima, il quale si carica lo zainone per l'ultimo tratto di percorso: dei gradoni di porfido e granito che scalano il fianco sinistro della cascata. Il rombo è assordante, la terra trema quasi sotto i nostri piedi. Raggiungiamo la cima e la fatica fatta viene ampiamente ripagata. Siamo totalmente bagnati, il pulviscolo d'acqua ci ha letteralmente annegati ma sono contento di vedere che la "tropicalizzazione" della 7D mi permette di continuare a scattare. Stendiamo le nostre magliette ad asciugare e ce ne stiamo al sole che ormai è a picco sulle nostre teste. Dopo esserci riposati un pochino ci gustiamo lo spettacolo e ci avviciniamo al baratro ruggente. L'acqua ha scavato il granito disegnando uno scivolo naturale, come un immenso parco acquatico per giganti. Risaliamo il torrente lungo la riva granitica e priva di sponde, facendo slalom tra scoiattoli e picchi blu che si litigano il cibo offerto dai turisti. Ci piacerebbe proseguire il cammino, con altre due ore di camminata arriveremo ai piedi dell'Half Dome dove una ripida scala per ferrate ci porterebbe in vetta; non abbiamo tempo, abbiamo i minuti contati purtroppo e poi sono molto stanco, non ce la farei a proseguire il lungo cammino.

Prima di partire per un altro lungo tragitto in macchina ci fermiamo a mangiare in uno dei molti ristorantini del parco, ordino un hamburger che si rivelerà squisito. Metà delle mie patatine se le pappa lo scoiattolo di turno.

Saliamo in macchina con l'idea che trascorrere qualche giorno in più a Yosemite sarebbe bellissimo, chissà, magari in un futuro viaggio... Yosemite e Yellowstone? Chissà!

Torniamo sui nostri passi e iniziamo a salire la strada che ci porta agli oltre termila metri del Tioga Pass, ai bordi in alcuni tratti c'è ancora più di un metro di neve. Vediamo la Yosemite Valley in tutta la sua estensione e la schiena dell'Half Dome che sovrasta la vallata. Che spettacolo!

Tioga Road prosegue in discesa serpeggiando tra montagne di granito e laghi di cristallo fino a Mono Lake, un lago famoso per le torri di tufo che popolano le sue rive. Il paesaggio cambia ancora una volta, estese praterie a destra e sinistra della interstate ci accompagnano verso sud, si trasformeranno in campi di sterpaglia miglio dopo miglio fino ad arrivare al nostro prossimo stop: Lone Pine.

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