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Un mini Grand Canyon e il parco di Arches

Per arrivare a Moab da Bryce avremmo potuto andare subito a nord e collegarci con la Interstate 70 che taglia tutto lo Utah da ovest ad est. Ci avremmo impiegato sicruamente meno tempo ma la strada che abbiamo scelto noi era panoramica e ci ha fatto attraversare Capital Reef National Park, Mesa e il deserto di San Rafael.

Curioso è quando ci fermiamo nella cittadina di Hanksville per fare rifornimento. Sembra una città fantasma, pochissime vecchie case diroccate lungo la interstate. Buttati a casaccio vecchi trattori arrugginiti e inquietanti sculture di scheletri di animali fatte con dei vecchi pezzi di ricambio. Unica parvenza di civiltà sembra essere proprio la stazione di servizio, giusto all'incrocio tra la route 24 e la 95. A ben guardare anche la stazione di servizio cade a pezzi. Facciamo rifornimento, vado a pagare e il tizio alla cassa potrebbe essere il fratello di Jason Voorhees di Venerdì 13. Un omone enorme con un grosso handicap al volto che lo sfigura. Poverino mi ha fatto quasi tenerezza, ma magari è un serial killer: ocio a fermarvi ad Hanksville non si sa mai...

Ci rimettiamo in marcia verso nord, per incontrare la Interstate 70; attraversiamo il Deserto di San Rafael che si trova a circa 1500 metri d'altitudine. La strada è praticamente un lunghissimo rettilineo, credo il più lungo che abbia mai percorso, ad occhio, misurando su google Earth, potrebbe essere di circa 44 chilometri.

Entriamo nella interstate in direzione est e dopo poche miglia svoltiamo nuovamente verso sud, tra poco siamo a Moab e alloggeremo al Red Stone Inn Hotel. L'Hotel non è granchè, ma non costa molto e poi c'è la piscina.

Piscina? E' quello che credevamo noi e che c'era scritto su booking.com. La piscina è invece una vascaccia idromassaggio accanto alla lavanderia, al chiuso, con un caldo infernale e l'acqua ancora più calda. Entriamo in questa... cosa... ma ne usciamo quasi subito delusi e con una voglia matta di un tuffo in una vera piscina.

Arches National Park è la prima meta della mattina successiva. Ci dirigiamo verso nord e percorriamo solo poche miglia per entrare in questo parco molto particolare. La strada termina in un grande parcheggio da cui già si può ammirare la North Window e il Double Arch. Il parco è molto esteso e non facciamo in tempo a vedere tutto quello che ha da offrire. Riusciamo ad addentrarci un pochino a piedi fino al Sand Arch, un vero spettacolo della natura. Un arco in pietra levigata dal tempo che poggia le fondamenta in una sabbia desertica finissima e rossastra, il tutto all'interno di un angusto canyon dove a fatica si passa a piedi. In questo breve tragitto sono sicuro di aver sentito il sonaglio di un crotalo avvisarmi della sua presenza ma è durato pochi secondi, probabilmente è fuggito, per fortuna. Dopo il Sand Arch abbiamo uno scorcio dell'arco più famoso del parco: il Delicate Arch. Questo si trova molto lontano da dove siamo noi e il sentiero che ci porterebbe fin lassù è molto lungo e non abbiamo tempo. Tornando indietro passiamo quasi sotto alla Balanced Rock, un roccia delle dimensioni di un autobus appoggiata con la punta su di un calice di roccia molto sottile, quando verrà giù farà un botto mondiale. Non riusciamo a vedere nè il Tower Arch, nè Devils Garden e tantomeno le tracce dei dinosauri. Purtroppo sono tutti in punti remoti del parco e necessitano per forza di trasferte a piedi lungo i sentieri. Poco dopo mezzogiorno risaliamo sul SUV e andiamo a Canyonlands National Park. La strada ci porta ad una terrazza con vista sui tortuosi canyons: una specie di Grand Canyon, più piccolo ma con dei colori che il Grand Canyon non ha. Anche qui ci sarebbe la possibilità di scendere nel Canyon ma il tempo purtroppo corre veloce e dobbiamo ripartire. La prossima destinazione è quella che mi rimarrà più impressa nella mente e nel cuore.

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