user_mobilelogo

Dal Blog

26 February 2018
Tecnologia
Stavolta ho voluto aspettare almeno un mese di utilizzo prima di fare la recensione del nuovo telefo...
18489 Hits
23 January 2018
Fotografia
Tecnologia
La nuova frontiera della fotografia e del videomaking, da qualche anno ormai, sono i droni.Solitamen...
2785 Hits
17 January 2018
Fotografia
Dopo 6 anni di utilizzo ho pensionato la vecchia 5D Mark III.La vecchia Canon mi ha accompagnato per...
7669 Hits

Latest Events

Article Index

 Bali

  • 10/08

Il ritrovo è a Malpensa e a Fiumicino come di consueto. Decido di are appuntamento ai ragazzi tre ore prima del volo al posto delle classiche due. E’ il weekend prima di ferragosto e le possibilità di overbooking sono più alte. Tra l’altro siamo tra i primi gruppi a ricevere il biglietto elettronico per cui già eravamo riusciti a fare il chek-in online il giorno prima. Il piano voli non è dei più fortunati. Decolliamo la sera ed entrambi i gruppi si ritrovano al gate di imbarco al nuovo aeroporto di Istanbul. In undici partiamo da Milano, in cinque da Roma.

Con la Turkish si vola abbastanza bene, i velivoli sono relativamente nuovi, soprattutto quelli per le lunghe tratte. Il volo da Istanbul a Jakarta lo facciamo in notturna per cui riusciamo quasi tutti a dormire.

  • 11/08

Atterriamo a Jakarta e subito ci spostiamo agli imbarchi delle low-cost per Bali. Voliamo con Citilink. Ammetto che il check-in online con loro non è stato dei più facili, solo la App per Apple funzionava senza costi addizionali. Il check-in online con Android oppure direttamente dal sito, costringe a scegliere i posti con un supplemento di prezzo da pagare. Una partecipante lo ha fatto dal browser e ha bloccato tutti i check-in. Una volta pagato (4€ circa) ha sbloccato tutti gli altri. Praticamente ho dovuto fare io il check-in per tutti. Decolliamo in orario per Bali.

  • 12/08

Atterriamo a Denpasar con qualche minuto di anticipo, tutti i bagagli sono arrivati. Usciamo dall’aeroporto e ad attenderci c’è il nostro driver che ci accompagnerà per tutto il tragitto di Bali: Mr. Suena (o Suuena, o Suwena, non lo abbiamo mai capito). Alcuni gruppi, oltre al driver, avevano un ragazzino “trainee”, overo un ragazzino che sta imparando il lavoro. Noi avevamo solo lui. Il percorso fino all’albergo (Bakung Beach Resort di Kuta Bali, Clicca) è molto breve però sono già le due del mattino e siamo stanchissimi. Prendiamo le stanze non senza difficoltà, in quanto alla reception, avevano assegnato due stanze con lo stesso numero, per cui si ritrovavano ad aver segnato sul libro 8 stanze, ma con 7 chiavi disponibili. Aiutiamo il personale alla reception a risolvere l’arcano e finalmente siamo in stanza. La sveglia non sarà troppo tardi in quanto la colazione ci aspetta e soprattutto dovremmo sbrigare tutte le formalità del caso: cambio valuta, saldare il conto con la corrispondete. Visto le recenti fregature ricevute da alcuni partecipanti di altri gruppi ai vari cambia valuta non ufficiali, ci facciamo accompagnare dal nostro driver ad uno ufficiale. Sempre dalle informazioni ricevute dagli altri gruppi, decidiamo di cambiare tutto, in quanto è proprio a Kuta Bali che si trova il cambio migliore. Nel tragitto eleggiamo il cassiere. L’operazione di cambio è lunga in quanto il numero di banconote cambiate per ogni persona è enorme. Visto che ci siamo, facciamo già un grossissimo versamento in cassa che ci servirà per pagare l’albergo di Kuta e tutte le spese di agenzia. Dopo aver cambiato tutti, ci rechiamo dal tour operator locale dove ci aspetta la corrispondente che ci fa accomodare nel suo ufficio. Vado io, con la cassiera e il “tesoriere”. Mi impressionano tre tabelloni alle spalle della corrispondente. Alcuni nomi li conosco, sono i nomi degli altri coordinatori. Nel solo mese di agosto, il tour operator, gestisce 67… SESSANTASETTE gruppi di avventure; e devo dire che lo fa in modo impeccabile. Mai visto una corrispondente così precisa in tanti anni di viaggi con avventure. Saldiamo tutto: la cassa viaggi viene interamente versata, così come l’80% della cassa comune, compresi i voli per Flores da Lombok e da Flores a Bali. In cassa comune è entrato tutto il pacchetto della variazione “Arcipelago di Komodo”. Finalmente, saldato tutto, saliamo sul minibus e ci rechiamo alla spiaggia Dreamland. A Kuta il traffico è, cito: “Una piaga, è tentacolare”. Arriviamo in spiaggia dopo le 13:00. Mi aspettavo più gente, la spiaggia non è molto grande però è carina. Non è molto adatta alla balneazione, ci sono molti scogli vicino alla riva e soprattutto ci sono onde molto alte, adatte ai surfisti; non a caso questa spiaggia è ricercata appunto dai surfisti. Appena arrivati in spiaggia, una signora ci corre incontro offrendoci ombrelloni e sdraio. 100.000 rupie a testa, era partita da 200.000. Circa 6€ per ombrellone e sdraio, mica male. C’è anche un piccolo bar che fa da ristorante. Dopo un primo bagno purificatore, ci rilassiamo: c’è chi passeggia in spiaggia, chi si riposa sotto l’ombrellone e chi decide di provare per la prima volta il cibo balinese. In molti provano il Nasi Goreng, piatto tipico balinese a base di riso lessato e ripassato nel wok insieme a pollo, gamberetti, verdure e uova. Davvero molto buono. Non abbiamo però troppo tempo per rilassarci in quanto vogliamo andare a vedere le danze Kecak al tempio di Uluwatu. Le danze iniziano alle 19:00 ma noi siamo al tempio per le 18:00. Il tempio di Uluwatu si trova su un promontorio a picco sull’oceano, la vista è davvero suggestiva anche se, a parer mio, il tempio non è granchè. Sarà il fatto che siamo in alta stagione ed è pienissimo di gente. Per entrare al tempio è necessario indossare il Sarong, un lungo drappo di stoffa ricamata da indossare come gonna. Nel tempio si aggirano anche delle scimmie molto dispettose che tentano di rubare qualsiasi cosa capiti a tiro delle loro sudice zampette. Ciabatte, bottiglie di acqua, occhiali da sole (la loro refurtiva preferita). Ogni minuto si assiste ad un tentativo più o meno riuscito di furto da parte di queste bestiacce. Odio le scimmie, non ne ho paura, ma sono dispettose e, se devo essere sincero, mi stanno proprio sui c…. forse perché sono troppo simili a noi?

Arriviamo all’ anfiteatro per le 18:20 che è già pieno, ci fanno sedere per terra, a pochi centimetri da dove si esibiranno i danzatori. Quella a cui assisteremo è la “Kecak and fire” dance. Il nome Kecak arriva dal suono prodotto dai danzatori con la bocca. E’ un suono percussivo corale accompagnato da altre voci che fanno la melodia. La danza ha una storia che viene raccontata nel foglietto multilingua che viene consegnato all’ingresso. Meglio se prendete la versione in inglese, quella italiana penso sia tradotta con google. Dura circa un’ora ed è eseguita sia da uomini che da donne; la prima parte è più monotona, la seconda invece è divertente e coinvolge anche alcune persone del pubblico. Nel mentre, il tramonto assume dei colori quasi finti, il cielo dietro al teatro è viola. Che meraviglia. Finite le danze ci rechiamo a Jimbaran, luogo di divertimento, ma ci andiamo solo per cena. Al ristorante Aroma Bumbu ceniamo sulla spiaggia con un’ottima grigliata di pesce. Arriviamo in hotel che siamo stravolti, qualcuno va a ballare.

  • 13/08

Oggi lasciamo Kuta per dirigerci verso Ubud. Un acquazzone mattutino ci blocca in albergo ma per fortuna per poco tempo. Sarà l’unica pioggia che incontreremo in tutto il viaggio. Partiamo per le 8:45 e lasciamo l’albergo. Sono le 10:00 circa quando arriviamo al mercato di tessuti Batik. Più che un mercato è un negozio molto grande con all’esterno alcuni lavoratori che mostrano come si colorano i tessuti. Il batik è una tecnica per colorare i tessuti mediante la copertura delle zone che non si vogliono tingere tramite cera o altri materiali impermeabilizzanti. Il disegno con la cera viene effettuato tramite una pipetta di carta cerata che scalda la cera e la fa fuoriuscire da un piccolo beccuccio all’estremità. Una volta che la cera si è saldata al tessuto, questo, viene immerso nel liquido colorante e poi lasciato asciugare. Una volta asciugato l’operazione si può ripetere altre volte per fissare altri colori con nuovi disegni. Al termine della procedura viene rimossa la cera mostrando i disegni sul tessuto. I prezzi dei vari capi di abbigliamento sono tutto tranne che popolari. Dopo una sosta di circa un’ora ripartiamo per il secondo “store”, quello dedicato alla lavorazione dell’argento. Devo dire che alcuni oggetti sono davvero belli ma, secondo i miei modesti parametri, sono davvero kitch. La sosta è breve, una mezzoretta, e poi ripartiamo per visitare il tempo Pura Puseh Batuan. Anche qui è necessario indossare il sarong che viene fornito gratuitamente. Il tempio è molto bello e ben curato, durante le cerimonie non si può accedere ad alcune aree. Anche questo tempio, come molti templi induisti, è abbastanza piccolo e non certo ricco di dettagli come potrebbe essere un tempio buddhista. Quello che emerge è l’ordine e la pulizia di ogni parte del tempio. Anche le offerte, che i balinesi sono soliti lasciare in terra, hanno il loro posto. La tappa successiva è forse la più interessante dal punto di vista dell’artigianato. Si tratta del mercato degli intagliatori del legno. Appena arrivati veniamo accolti dagli artisti intenti a lavorare la loro opera. Ci vengono mostrati alcuni lavori in corso d’opera, altri terminati. Mi colpisce una piccola statuetta di Ganesh i cui dettagli sono davvero impressionanti. Decido che deve essere mia. Mi spiegano che è intagliata nel legno di sandalo, legno importato dalla Malesia, e profuma in modo incredibile. Mi spiegano l'artista che ha intagliato l'opera ci ha messo cinque giorni di lavoro per crearla. Contratto il prezzo ed esco dal negozio felice come una Pasqua e più povero di circa 120€ (non proprio regalata). Devo dire però che è meravigliosa. In molti fanno acquisti nel negozio che espone delle opere davvero notevoli. È piaciuto a tutti. Abbiamo tempo per vistare il Pura Tanah Lot anche se la deviazione ci costa un’ora e mezza ad andare ed altrettanto a tornare. Questo tempio è uno dei luoghi più fotografati dell’isola. Si tratta di un tempio induista costruito sopra un’imponente formazione rocciosa sul mare. È meta di pellegrinaggi e turisti che vengono da tutto il mondo per assistere al tramonto dalla scogliera poco lontana. Già dal pomeriggio la marea si ritrae di diversi metri lasciando affiorare gli scogli donando al paesaggio un non so che di selvaggio. Siamo arrivati circa un’ora prima del tramonto e siamo scesi fino alla spiaggia. Dalla spiaggia è possibile arrivare fino alla roccia su cui è costruito il tempio e, volendo, è possibile fare una piccola donazione in cambio di un fiore di frangipane che i sacerdoti ti mettono in testa incastrato all’orecchio e qualche chicco di riso bagnato in fronte. Vicino al tempio, verso est, c’è una piccola scogliera che la natura sembra abbia creato appositamente come luogo di contemplazione al tramonto. Non c’è nemmeno tantissima gente e decidiamo di andare lì ad assistere al tramonto. Il sole cala dietro al tempio, purtroppo c’è qualche nuvola all’orizzonte e il sole si spegne prima di tuffarsi nell’oceano. Peccato. Anche i colori erano lontani da quelli incredibili della sera prima. Ripartiamo per Ubud dove arriveremo per l’ora di cena. Alloggeremo allo Swann Inn (Clicca), posto incredibile con camere pazzesche, anche se, purtroppo, una camera non sarà dello stesso livello delle altre. Sicuramente il più bello del viaggio. Usciamo tardi per cena e a pelo riusciamo a trovare un ristorante che faccia ancora da mangiare. Ad Ubud, le cucine chiudono alle nove e mezza di sera.

  • 14/08

La giornata di oggi è abbastanza varia, vedremo inizialmente il tempio Taman Ayun, poi faremo una passeggiata tra i terrazzamenti delle risaie di Jatiluwih e finiremo con una sosta al piccolo mercato di Candikuning. Il tempio di Taman Ayun è uno dei templi balinesi più belli e curati. Si trova al centro di un curatissimo giardino. La sua particolarità sta nella struttura particolare delle sue numerose pagode. L’accesso al tempio è interdetto in quanto c’è in corso una cerimonia che è possibile ammirare dall’esterno delle piccole mura che lo proteggono. È un angolo di tranquillità circondato dal traffico incessante del sottodistretto di Mengwi. Prima di arrivare alle risaie ci fermiamo in quella che ci viene presentata come una piantagione di caffè Luwak ma che in realtà è uno store con giardino ortobotanico e qualche zibetto in gabbia. La particolarità di questo costosissimo caffè è data dalla maturazione dei sui chicchi che vengo mangiati dagli zibetti, dei viverridi endemici che si cibano del frutto dolce del caffè espellendo poi il chicco tramite gli escrementi. Il chicco, all’interno dell’intestino dell’animale, subisce una semi-fermentazione naturale che dona al caffè un sapore particolare. Veniamo invitati ad assaggiare i vari tipi bevanda a base di caffè e tè prodotti in questa “farm”. Sono dei miscugli di caffè Luwak, latte ed altre cose come zenzero, cacao, lemongrass ecc. Rispetto al costo proibitivo del caffè, il sapore, diciamo… non è proprio insuperabile. I vari tè invece sono davvero molto buoni tanto che in molti si fermeranno allo shop per comprarne qualcuno. Io ho preso quello allo zenzero, davvero spettacolare. Lasciamo la zona per arrivare in un luogo che è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO: le risaie terrazzate di Jatiluwih. Il nostro driver si ferma in un punto panoramico per farci fare delle foto e per iniziare la nostra passeggiata di circa un paio d’ore. Il luogo è incantevole e si respira una pace di altri tempi. Molti contadini sono intenti alla semina del riso, ci salutano tutti e sui loro volti segnati dal trascorre del tempo e dal sole traspare serenità. Non so come, ma riusciamo a perderci tra le risaie e arriviamo ad un punto dove il sentiero finisce. Nessun problema, ci viene in soccorso un contadino che ci indica la via. Finalmente riusciamo a fare una bella passeggiata, non lo definirei un trekking, nemmeno un soft-trekk, semplicemente è una passeggiata molto bella e soprattutto desiderata. Dopo due giorni col culo sul minibus, non ne potevamo più. Dopo la passeggiata, dove le foto si sprecano, ci dirigiamo verso Candikuning, un piccolo centro abitato situato lungo le sponde del lago Bratan. Qui alloggeremo presso il CLV Hotel & Villa (Clicca) prenotato dalla corrispondente. Ma prima ci fermiamo una mezzora al caratteristico mercato. Candikuning è una comunità islamica al centro di Bali che è di maggioranza induista, che a sua volta fa parte dell’Indonesia: lo stato islamico più popolato al mondo. Praticamente, Candikuning, è un’enclave di un’enclave. Qui le giornate vengono scandite dalle preghiere del muezzin che provengono amplificate dalla vicina moschea.  Prima di andare in albergo contrattiamo il prezzo delle barche per l’alba del giorno dopo con una persona contattata direttamente dal nostro driver. Il tour operator voleva davvero troppi soldi per una gita di un’ora. Arriviamo in albergo e ci vengono assegnate le villette; ogni villetta ha due o tre stanze doppie. Decisamente niente male come sistemazione.

Dopo cena andiamo tutti a letto presto perché inizia la prima delle vere levatacce del viaggio.

Ecco la traccia gps della nostra passeggiata tra le risaie:

Print
  • 15/08

La sveglia di ferragosto è poco dopo le cinque del mattino. Il nostro driver è pronto ad accoglierci alle 5:45. Il tragitto verso il lago è brevissimo. Ad attenderci le nostre barche. Sono dei piccoli trimarani a remi. Su ogni imbarcazione salgono fino ad un massimo di quattro persone oltre al capitano. Lasciamo il porticciolo mentre la luce dell’alba inizia a rischiarare il cielo. Non c’è la bruma a coprire il profilo del tempio costruito sul lago di origine vulcania. Le acque del Bratan sono relativamente calde rispetto alla temperatura dell’aria, sinonimo di come ci sia parecchia attività magmatica sotto i nostri piedi. I ragazzini del posto vanno a nuotare la mattina, prima di andare a scuola. Arriviamo vicino al tempio Pura Ulun Danu Bratan e dal lago si ha una prospettiva privilegiata. Il sole fa capolino da dietro le pendici e la sua luce colpisce il tempio facendone risaltare i colori. Tutto in torno a noi il silenzio, si sente solo il rumore dei remi nell’acqua. Il giro dura un’oretta, torniamo in albergo per la colazione e per riposarci un pochino vista la levataccia. Ripartiamo alle nove e mezza, dopo venti minuti ci troviamo al punto panoramico con vista sui laghi gemelli Buyan e Tamblingan. Da qui partiremo per una passeggiata tutta in discesa (tranne qualche breve tratto in salita) attraverso la foresta. Avremo due guide: una in testa al gruppo e una in coda. Durante la passeggiata, di circa un’ora e mezzo, vedremo due piccoli templi mentre la guida ci dará delle informazioni riguardanti la fauna e la vegetazione. Passeggiata molto poco impegnativa ma ad alcuni è piaciuta. Arriviamo sulla sponda del lago Tamblingan e qui prenderemo dei catamarani a remi, compresi nel costo del breve trekk. Abbiamo la possibilità di remare noi e ovviamente scatta la competizione, la passeggiata si è trasformata in una gara olimpica di canottaggio, mancava solo il commento di “bisteccone” Galeazzi. I concorrenti arrivano dall’altra parte del lago stanchi morti ma divertiti, dalla nostra barca, invece, ci siamo limitati ad osservare. Il nostro autista ci sta aspettando poco più avanti. Prossima tappa: cascate Git Git. Arriviamo al parcheggio delle cascate dopo circa un’oretta di bus. Per arrivare alla cascata c’è un breve percorso in discesa pieno di shop locali, con venditori abbastanza molesti a dire la verità. La cascata non è nulla di eccezionale ma il bagno è d’obbligo. Non saremo in molti a farlo, peccato, è stato divertente e l’acqua è meno fredda di quello che mi aspettavo. Ripartiamo dopo circa un’ora e mezza con destinazione Pemuteran: un piccolo centro abitato che ci servirà come punto di partenza per la gita del giorno dopo all’isola di Pulau Menjangan. Prendiamo le stanze del Sudi Guest House (clicca), molto carine anche queste e andiamo a cena al ristorante Tirta Sari Restaurant che si dimostrerà uno dei migliori di tutto il viaggio. Prima di andare a cena concordiamo l’orario di partenza e decidiamo di essere tra i primi ad arrivare all’isola.

Qui la traccia gps del nostro soft trekk tra i laghi Buyan e Tamblingan:

Print
  • 16/08

Seconda sveglia presto, partiamo alle 6:30 dalla Guest House in direzione del porto. Arrivati al porto saliamo su una piccola imbarcazione a motore, a bordo troviamo giá pinne e maschere. La sera prima mi avevano chiesto la misura delle pinne di tutto il gruppo. In circa quaranta minuti arriviamo al molo che ci permette di attraccare all’isola di Menjangan. Non ci sono strutture aperte, ci sono solo degli spazi adibiti al pranzo con alcune sdraio. Ci sono anche delle casette ma sono vuote, c’è però il bagno. Appena attracchiamo possiamo partire con il primo turno di snorkeling direttamente dalla spiaggia. La barriera corallina in questo punto è abbastanza rovinata e anche poco estesa. Basta però spostarsi di qualche decina di metri dal molo che la barriera riprende vita con centinaia di pesci coloratissimi, anemoni, ricci e stelle marine. I coralli sono vivi ma non coloratissimi. Stiamo a mollo un’oretta mentre altri del gruppo preferiscono spostarsi sulla vicina spiaggia per prendere il sole. Dopo lo snorkeling abbiamo raggiunto gli altri del gruppo sulla spiaggia. Da notare che sull’isola circolano indisturbati decine di cervi che arrivano a nuoto direttamente da Bali nel punto in cui la distanza tra le due coste è di poche centinaia di metri. Decidiamo di fare il secondo turno di snorkeling prima di pranzo. Prendiamo la barca che ci lascia proprio di fronte alla spiaggia dove gli altri stavano prendendo il sole. Questa parte di barriera è molto meno bella e fatichiamo non poco per tornare a riva in quando siamo investiti dalle forti correnti che attraversano lo stretto passaggio di mare. Nel prezzo dell’escursione è previsto anche un pranzo al sacco a base di noodles. Rientriamo a Bali dopo pranzo perché ci aspetta un lungo tragitto verso Kintamani, con una breve sosta al Brahma Vihara Arama, unico tempio buddhista dell’isola. Arrivati in prossimità del tempio troviamo un inconveniente: la strada principale è bloccata causa lavori e il bus non riesce a passare tra le strette vie secondarie. Non ci perdiamo d’animo e chiediamo a qualche locale se può accompagnarci in scooter in cambio di qualche rupia. La trattativa va vanti diversi minuti e concordiamo per trentamila rupie a passeggero: andata e ritorno. La cosa non passa inosservata e veniamo raggiunti da altri ragazzi disposti a darci un passaggio. Abbiamo trasformato la piccola anonima via di passaggio in un evento locale di cui parleranno a lungo. Il tempio Brahma Vihara è molto bello, la differenza rispetto a quelli induisti la si capisce subito appena attraversate le porte. Più imponente, più ricco di dettagli. La parte alta del tempio è arroccata in cima ad una collina da cui si gode di un panorama mozzafiato. In cima c’è l’edificio dedito alla preghiera e al silenzio. Giardini curatissimi vengono usati dai pellegrini per pregare camminando a passo lentissimo. Il clima di pace è unico ed estremamente rilassante. La visita dura circa tre quarti d’ora, dopodichè usciamo e ad aspettarci ci sono i nostri scooter.

Riprendiamo la via verso Kintamani, avamposto per il trekk al monte Batur.

L’hotel non è bellissimo e il cibo è il peggiore del viaggio, ma ci accontentiamo. Cena presto e a letto, la levataccia sarà memorabile.

  • 17/08

Sono le tre del mattino quando suona la sveglia. Mi trascino fuori dal letto, mi vesto e prendo lo zaino che avevo preparato per il trekking. Alle tre e mezza vengono a prenderci con le jeep che ci porteranno al parcheggio dove attacca il trekking. La sera fa freddino, intorno ai 12 gradi per cui è importante vestirsi a strati. Si tratta di un trekking notturno per cui è indispensabile la torcia frontale. Veniamo divisi in quattro gruppi da quattro. Per ogni gruppo c’è una guida. Sono dei ragazzi giovanissimi ma sono molto preparati e attenti. Il trekking si sviluppa in tre momenti. La prima parte, quasi in piano, è sia su asfalto che su sentiero di sabbia e sassi. Al buio si nota una colonna formata da tante lucine che salgono in modo quasi verticale sulla parete del vulcano e ci fanno capire quanto ripido sarà il sentiero. La seconda parte, la più dura, è quella che ci porterà al primo livello dove sarà possibile rifocillarsi. Il sentiero si stringe molto e arrampica duramente seguendo uno strettissimo zig-zag. Spesso si dovranno usare anche le mani per salire. C’è una folla incredibile, siamo sotto festività, le scuole sono chiuse e tantissimi ragazzini salgono sul monte per celebrare la festa dell’indipendenza indonesiana con tanto di bandiere al seguito. Bisogna stare molto attenti mentre si sale, è facile, come è successo a noi, sbagliare strada seguendo le persone davanti a noi. Ci siamo trovati ad affrontare una vera e propria arrampicata su un terreno molto scivoloso tanto che tra me e me pensavo che: “da qui si sale ma non si scende, troppo pericoloso”. Infatti, poco dopo, incrociamo il sentiero principale tirando un sospiro di sollievo. Ci mettiamo poco più di un’ora e mezza per arrivare al primo livello dove poter sostare e riprendere fiato. Ci avremmo messo meno tempo se non fosse stato per il quantitativo allucinante di persone che salivano costringendoci a sostare ogni tre per due; prendendo pure un gran freddo tra una svolta del sentiero e l’altra. L’abbigliamento è molto importante in quanto si suda davvero parecchio. Personalmente avevo: scarpe da trekking (vanno bene anche basse, non è necessario lo scarponcino) che devono essere comode e con una buona suola non liscia, pantaloni corti da trekking, maglietta intima termica a maniche corte, fleece, guscio antivento per quando si arriva in cima. La parte più faticosa è appunto raggiungere il primo livello, sono circa 600 metri di dislivello. Per arrivare in cima ci vogliono poi solo una ventina di minuti seguendo un sentiero non più così ripido e scivoloso. Arrivati in cima le guide ci hanno consegnato una colazione al sacco. Personalmente mi sono arrangiato con un paio di barrette portate dall’Italia e un tè caldo che servono in vetta. Finalmente il sole esce allo scoperto ma purtroppo nuvole veloci ci impallano il paesaggio. Di quando in quando si diradano e si gode di una vista davvero meravigliosa sulla valle e sul lago sottostante. Per scendere poi ci sono due vie: quella da dove siamo saliti (che sconsiglio) e una molto più lunga, panoramica e semplice. Scegliamo la seconda via che imbocchiamo all’altezza del piccolo campo tendato nei pressi della vetta. Sarebbe stato meraviglioso se non fosse per il fatto che c’era davvero troppa gente. La seconda strada, molto più lunga ma semplice, permette di vedere con calma il paesaggio. Una volta che il sole scalda, le nubi si diradano e lasciano libera la visuale ad un magnifico paesaggio. Ho ricevuto alcune critiche sulla fattibilità del trekk. Avevo specificato al gruppo che si trattava di un trekk impegnativo ma non impossibile che richiede un minimo di preparazione. Alla fine sono saliti tutti, però un partecipante ha avuto un attacco di panico durante la salita. Mi ha detto che salire senza vedere esattamente cosa aveva intorno gli ha messo agitazione. La vista è ovviamente limitata dal fascio luminoso della torcia, vedere tutto quel buio attorno ha provocato un leggero attacco di panico. Nulla di irrisolvibile, la guida gli è stata al fianco per tutto il tempo. Tutto si è risolto con l’arrivo della luce. Tuttavia posso dire che il trekk è impegnativo ma fattibilissimo per chiunque abbia un minimo di allenamento. Mi raccomando, una volta in cima c’è parecchio vento, meglio essere preparati. Dopo la discesa torniamo in albergo a fare colazione e una doccia rigeneratrice. Ripartiamo alla volta di Ubud verso mezzogiorno. Ci fermiamo prima alle sorgenti sacre di Tirta Empul e poi alle tombe rupestri di Gunung Kawi. Il tempio di Tirta Empul è un tempio induista famoso per la sua vasca balneabile alimentata da una sorgente sacra dove i balinesi sono soliti fare bagni purificatori. La vasca è aperta a tutti, anche ai turisti. Il numero di persone che accedono alla vasca è impressionante e la poca voglia di provare è scomparsa in un batter d’occhi. Il tempio di per sé è carino e vale la visita. A breve distanza si trovano le tombe rupestri di Gunung Kawi. Il tempio è molto bello, forse il più bello di tutti quelli che abbiamo visitato. È molto grande e comprende anche delle bellissime risaie terrazzate che vanno attraversate per raggiungere un complesso scavato nella roccia. La visita dura circa un paio d’ore ma sicuramente ne vale la pena. È piaciuto tantissimo a tutto il gruppo. Peccato però le scale da fare per tornare al parcheggio, dopo il trekk al vulcano siamo tutti abbastanza provati. Raggiungiamo il nostro hotel che è quasi buio, salutiamo il nostro Driver che rivedremo l’ultimo giorno quando torneremo da Flores. Prendiamo le stanze e ci dividiamo alla ricerca di una SPA che abbia posto per un massaggio rilassante e rigeneratore. Quasi tutti i centri più belli sono pieni per cui è necessario dividersi per trovare qualcosa. Alcuni preferiscono riposare e andare a teatro per assistere ad altre danze. Personalmente mi sono lasciato tentare dal massaggio in un centro SPA poco lontano dai nostri alloggi. Dopo il massaggio sono tornato in albergo per una doccia e infine ci siamo dati appuntamento per cena al ristorante ARMA Thai. Beh, sicuramente la cena migliore di tutto il viaggio. Consiglio caldamente di provare il cevice di tonno, semplicemente paradisiaco.

Ecco la traccia gps dell'escursione sul monte Batur.

Print

Nel rispetto della direttiva 2009/136/CE ti informiamo che questo sito utilizza cookie propri tecnici e di terze parti per consentirti una migliore navigazione ed un corretto funzionamento delle pagine web.
Se proseguo nella navigazione, cliccando su un qualunque elemento posto all’esterno di questo banner, acconsento all’installazione dei cookies.

 

This site uses cookies. By continuing to browse the site, you are agreeing to our use of cookies.