user_mobilelogo

Dal Blog

26 February 2018
Tecnologia
Stavolta ho voluto aspettare almeno un mese di utilizzo prima di fare la recensione del nuovo telefo...
18078 Hits
23 January 2018
Fotografia
Tecnologia
La nuova frontiera della fotografia e del videomaking, da qualche anno ormai, sono i droni.Solitamen...
2737 Hits
17 January 2018
Fotografia
Dopo 6 anni di utilizzo ho pensionato la vecchia 5D Mark III.La vecchia Canon mi ha accompagnato per...
7495 Hits

Article Index

Le origini della terra

Nr. Giorno

Data

Tappa

Distanze in Km

Tempi di percorrenza

2

25/08/2018

Flúðir – Geysir – Gullfoss – Kerlingarfjöll – Hveravellir – Svínavatn Guesthouse 

230

4h 50‘

Da

A

Strade

Km

Tempi

Soste

Flúðir

Geysir

N359+N35

24,6

21’

1h

Geysir (geyser)

Geysir

Gullfoss

N35

9,7

10’

30’

Gullfoss (passeggiata alla cascata)

Gullfoss

Kerlingarfjöll

N35+F35+F347

70,8

1h36’

4h

Kerlingarfjöll (trekk al parco geotermale)

Kerlingarfjöll

Hveravellir

F347+F35

38,7

1h3’

1h

Hveravellir (bagni termali)

Hveravellir

Svínavatn Guesthouse

F35+F731

86,0

1h25’

Pernottamento GIORNO 2 - 25/8

Guesthouse Svinavatn

Svínavatni, 541 Svínavatn

Tel: +354 452-7123

Costo: 97€ - stanza doppia, si cucina

day2

Ci svegliamo abbastanza presto perchè le cose da vedere sono molte ma soprattutto i chilometri da macinare sono parecchi. Ci sarà anche tanto sterrato e non sappiamo quanto le tempistiche indicate da google maps possano essere reali.

Dopo aver fatto un'abbondante colazione e aver preparato i panini per il pranzo ci mettiamo in macchina. Imposto il navigatore su Geysir e si parte. Fortunatamente la Duster ha il cruise control e questo rende la guida decisamente più rilassante.

Dopo pochissimi chilometri arriviamo al parcheggio di Geysir che a quest'ora è praticamente vuoto. La prima cosa che ci fa capire che siamo entrati in un'area geotermale è l'odore di zolfo, devo dire che mi aspettavo un odore più intenso, tipo quello che si sente ai bagni di zolfo di Vulcano in Sicilia. Lungo il sentierino segnato ci sono pochissime persone e ci fermiamo a vedere l'acqua bollente che sgorga direttamente dal terreno gorgogliando come una grossa caffettiera. Non passano nemmeno due minuti che un forte rumore attira la nostra attenzione, è il geyser di Strokkur che ha appena sfogato la sua pressione in superficie. Vediamo solo una nube di acqua e vapore allontanarsi dalla bocca del geyser; una tabella informativa posta subito dopo l'ingresso del parco dice che l'attività del geyser è ad intervalli di circa 8 - 10 minuti. Abbiamo tempo quindi di vedere quanto vapore e aqua bollente sgorga senza tregua dalla terra a pochi centimetri dai nostri piedi. Intorno alla bocca del geyser di Strokkur si dispongono le persone in attesa dell'esplosione di acqua. Prendiamo anche noi posto e dopo pochi minuti assisto ad uno spettacolo incredibile. La bocca del gayser è piena d'acqua appena fumante, non bolle ed è ferma. Ad un certo punto inizia un fenomeno simile a delle contrazioni: l'acqua si ritrae e si espande in continuazione e si iniziano a sentire i primi gorgoglii. Poco prima che il geyser rilasci la pressione accumulata, l'acqua si gonfia formando una semisfera azzurra e bianca, simile ad un piccolo mappamondo; la semisfera cresce lentamente fino al punto in cui tutto il vapore accumulato rompe la sfera in una esplosione di schizzi e vapore alti fino a 30 metri. In quel momento la bocca del geyser si libera ma viene immediatamente ricoperta dall'acqua mentre il vapore si raffredda allontanato dal vento. Ogni esplosione è accompagnata dal "Oooohhhh!!!!" di meraviglia di tutte le persone che assistono allo spettacolo.

strokkur

Vicino al geyser di Strokkur riposa il grande Geysir, quello che da il nome all'area geotermale. Il greande geyser ha terminato la sua attivita, sembrerebbe, a causa dei molti sassi lanciati nella sua bocca dai turisti; praticamente è stato "tappato". Si risveglia di quando in quando, in maniera non ciclica e in presenza di movimenti del sottosuolo causati da piccoli terremoti, dando vita ad eruzione altissime; quella del 2000 è stata di oltre 122 metri, mentre l'eruzione del 1845 è stata di oltre 170 metri piazzandolo al primo posto come geyser più alto al mondo.

geysir

Ma come funziona un geyser? L'acqua viene scaldata nel sottosuolo grazie alla presenza di camere magmatiche poste relativamente vicino alla superficie. A causa della posizione interrata e dello spazio in cui l'acqua è contenuta, non riesce a trasformarsi completamente in stato gassoso facendo aumentare la pressione che causa la spinta verso l'alto di acqua e vapore. Quando si raggiunge il punto di rottura allora avviene l'eruzione.

Ci fermiamo per assistere ad alcune eruzioni facendo foto e video, la ripresa dall'alto effettuata col piccolo DJI Mavic Pro è venuta una figata. Non ce ne vorremmo mai andare ma si sa "il tempo è tiranno" per cui dobbiamo rimetterci in marcia.

Proprio accanto al parcheggio c'è un edificio che ospita un ristorante (dai prezzi proibitivi) e un negozio di abbigliamento tecnico, Laura ne approfitta per acquistare un berretto e una maglia visto che il suo bagaglio le sarà riconsegnato solo la sera successiva.

La prossima meta è la grande cascata di Gullfoss che si trova molto vicino a Geysir.

Già da oltre un chilometro di distanza si riesce a vedere la nube di acqua nebulizzata della grande cascata. Dopo aver parcheggiato ci infiliamo giacca e pantaloni idrorepellenti e ci incamminiamo verso una delle cascate più belle e visitate d'Islanda che insieme a Geysir e al parco di Þingvellir fa parte del Cerchio d'oro, ovvero l'insieme di attrazioni naturalistiche più note e visitate dell'isola.

Lo spettacolo è incredibile, la portata d'acqua di questa cascata è davvero enorme ed effettua due salti di 11mt e 21mt di altezza con un angolo di circa 45° precipitando poi nella stretta e profonda gola che si apre nell'altipiano. Mi fermo per fare delle riprese subito dopo la gola e il ruggito è impetuoso, la nuvola di acqua nebulizzata mi investe ma sono tranquillo dentro a due strati di GoreTex; alcuni sprovveduti che salgono dal sentiero sono totalmente inzuppati, come se fossero appena usciti dalla doccia. Ringrazio anche Canon per la tropicalizzazione della 5D4 che non risente minimamente di queste condizioni avverse e mi regala degli scatti straordinari.

gullfoss1

Imbocco il sentiero che mi porta dove la cascata esegue il primo salto, a pochi metri dal baratro, qui il fragore è ancora più forte e per comunicare con Laura dobbiamo urlare. L'acqua del fiume Hvítá, che da vita alle cascate di Gollfuss, viene alimentata dal lago glaciale Hvítárvatn che ha origine dal ghiacciaio Langjökull, il secondo per estensione dopo l'enorme Vatnajökull.

Da questa posizione si riesce a vedere bene la gola scavata dal fiume.

golfuss2

golfuss3

Lo spettacolo è incredibile soprattutto quando le nuvole si diradano e lasciano filtrare il sole regalandoci degli arcobaleni vivissimi.

Tempo di risalire alla macchina e siamo già asciutti, i nostri indumenti waterproof hanno avuto il loro battesimo e mai acquisto fu più sensato. Per chi intraprendesse un viaggio in Islanda per la prima volta consiglio fortemente l'acquisto di indumenti waterproof, guscio e copripantaloni. Personalmente mi sono trovato divinamente con la giacca Minimalist di Marmot (clicca) e i pantaloni Foray di Outdoor Research (clicca).

Ripartiamo in direzione nord, la nostra meta è il gruppo montuoso di Kerlingarfjöll con la sua area geotermale. È stata di Laura l'idea di andare in questo posto e le è venuta guardando la copertina della Lonely Planet (9a edizione, Giugno 2017). "Che figata di posto, vorrei andarci". Una breve ricerca su dove fosse localizzato il gruppo montuoso e fortuna vuole che fosse proprio di strada; non ci resta solo che aggiungere una deviazione che si rivelerà poi (per me) uno dei luoghi più belli che ho visto in Islanda.

Pochi chilometri a nord di Gollfuss la strada passa da asfaltata a sterrata e dopo un centinaio di metri incontriamo il cartello di divieto di percorrenza per vetture a due ruote motrici, è obbligatorio l'uso del 4x4.

Era da tanto che non guidavo su piste sterrate, l'auto diventa più leggera e le frenate si allungano, non ci metto molto a riabituarmi e il mio pensiero torna per un momento alle migliai di chilometri percorsi in Namibia. La differenza, oltre ovviamente al paesaggio, sta nel fatto che la maggiorparte delle gravel roads namibiane erano molto larghe, quasi delle autostrade che si percorrevano in solitaria per ore; mentre in Islanda le strade sono strette e piu trafficate: intendiamoci, non si parla del traffico della tangenziale nord di Milano eh, però una decina di vetture ogni ora le si incrociano. Altra cosa che differenzia le strade islandesi da quelle namibiano sono le buche, in Islanda è un continuo evitare buche (dove possibile), una specie di campo minato che richiede molta concentrazione alla guida. I paesaggi che si attraversano però sono di una bellezza semplicemente devastante, dal mio punto di vista più belli anche di quelli namibiani. Il terreno è per lo più di roccia vulcanica, nero e compatto. Cieli azzurrissimi vengono attraversati da nuvole veocissime spinte da venti che non avevo mai incontrato prima.

Dopo circa due ore arriviamo al bivio che ci porta verso Kerlingarfjöll; le indicazioni temporali di google maps sono troppo ottimistiche in quanto il tempo di percorrenza viene calcolato prendendo per difetto i limiti di velocità delle strade; limiti che sono impossibili da raggiungere per lunghi tratti, almeno con la Duster, probabilmente con un 4x4 serio (Toyota Landcruiser ad esempio) si poteva andare più veloci.

Arriviamo ad un resort che a dire la verità era un rifugio costituito da casette dal tetto molto spiovente.

kerlingarfjoll1

Ci fermiamo per chiedere informazioni. Dal "Moutain Resort" parte un sentiero che porta all'area geotermale ma la camminata è di circa di due ore andare e due ore a tornare. Non abbiamo tutto questo tempo, contando poi che l'area va visitata e ci vogliono minimo altre due ore. Fortunatamente esiste una strada che porta ad un parcheggio che si trova proprio in cima all'area geotermale; sono altri 5km di strada sterrata molto ripida e scivolosa. Nulla che non sia affrontabile fortunatamente dalla nostra Dacia che, anche se arrancando, riuscirà a superare alcuni ostacoli piuttosto impegnativi. Se avesse piovuto non so se saremmo riusciti a raggiungere il parcheggio per cui: se volete recarvici con un 4x4 che non sia minimo una Jimny tenetene conto.

Il parcheggio per le sorgenti calde dell'area geotermale si trova a circa un migliai di metri sul livello del mare. Da lì si scende tramite sentieri battuti sul dosso delle collinette che circondano l'area. Nei punti più ripidi sono state sistemate delle assi di legno a formare dei gradini per facilitare il passaggio delle persone.

Il paesaggio è incredibile, dall'alto si possono vedere i corsi d'acqua generati sia dallo scioglimento delle nevi perenni nel periodo estivo, sia dalle sorgenti di acqua bollente che sgorgano direttamente dalla terra. C'é pochissima gente e questo rende ancora più incredibile il luogo. Non esiste vegetazione, quel poco di verde che c'è è dato da muschi e ceneri, i pendii delle dolci collinette sono color ocra interrotte di quando in quando da rocce laviche scure o ingiallite dallo zolfo. I camini di vapore solforoso che impregnano l'aria sono a decine e la neve è ancora presente a macchie di leopardo su tutto il territorio circostante. Sembra il luogo di confine tra paradiso e inferno.

kerlingarfjoll2

Scendiamo fino a raggiungere i piccoli corsi d'acqua in fondo alla valle in modo da immergerci completamente in questo luogo incredibile. Per girare tutta l'area ci vogliono almeno quattro ore ma purtroppo non abbiamo tutto questo tempo. Solo scendendo nella gola si può avvertire da vicino l'energia imprigionata pochi metri sotto le nostre suole; il vapore esce da ogni buco del terreno, l'acqua bolle e tutte le rocce sono ricoperte da zolfo o cenere solidificata. Non vorremmo più andarcene ma la strada per arrivare alla guesthouse è lunghissima, non siamo nemmeno a metà del cammino.

A malincuore torniamo sui nostri passi risalendo le ripidissime gradinate di legno e fango, i nostri scarponcini da montagna pesano il doppio con tutto il fango colloso che ci portiamo dietro. Ci cambiamo le scarpe prima di salire in auto, ci sediamo ai nostri posti e pranziamo con dei panini fatti col pane in cassetta, formaggio spalmabile ai funghi (una specie di Philadelphia agli champignons) e affettato. Sono circa le quattro del pomeriggio quando riaccendiamo il motore e ci avviamo verso nord.

Tra le tappe che ci eravamo segnati c'è Hveravellir, che si trova pochi chilometri a nord dello svincolo della F35 con la F347 che porta a Kerlingarfjöll. Hveravellir è nota per le sue pozze termali naturali, il desiderio di immergersi e rilassarsi un pochino però rimane insoddisfatto, dobbiamo spararci altri 125km di sterrato per arrivare a Svínavatn in orario utile per farci consegnare il bagaglio che era rimasto a Copenhagen il giorno prima.

Appena ripresa la F35 verso nord passiamo tra il secondo e il terzo ghiacciaio d'Islanda per estensione, l'orizzonte di nero deserto di fronte a noi cambia colori e geometrie da entrambi i lati, in lontanaza si vedono i vastissimi altipiani dei ghiacciai Langjökull (a sinistra) e Hofsjökull (a destra). Più ci spingiamo verso nord, meno auto incrociamo e più la strada è piena di buche. Si alternano tratte corrugate e tratte piene di buche, non si va mai oltre i quaranta chilometri orari. Il timore di arrivare a destinazione in tarda serata si fa sempre più forte.

Miracolosamente, al contrario delle nostre previsioni, le condizioni della strada iniziano a migliorare ad una sessantina di chilometri dalla nostra guesthouse; ci sono poche buche e non ci sono più tratti di manto corrugato e poi, quando meno te lo aspetti, a circa 10 chilometri dalla meta ecco ritrovare l'asfalto.

Sono circa le otto di sera quando arriviamo alla Guesthouse Svínavatn (clicca), ci accoglie una giovanissima proprietaria che ci mostra la casa. La camera è piccola ma con un letto estremamente confortevole, il bagno è enorme e nuovissimo con una doccia che nemmeno a casa mia. La cucina è piccola ma c'è tutto l'occorrente.

Con grande gioia, soprattutto di Laura, arriva anche il bagaglio portato da un dipendente di Icelandair che lo fa proprio come lavoro: spararsi centinaia di chilometri di paesaggi da favola per portare le valige smarrite ai passeggeri. Penso che per un mesetto non mi dispiacerebbe essere al suo posto.

La casa è posizionata sulla collina che domina il lago sottostante. Il vento è calato e il tramonto che usciamo ad ammirare è da brividi.

svinavatn

Ceniamo con un ottimo risotto liofilizzato al radicchio e poi andiamo subito a dormire perchè siamo provati dal lunghissimo trasferimento.

Nel rispetto della direttiva 2009/136/CE ti informiamo che questo sito utilizza cookie propri tecnici e di terze parti per consentirti una migliore navigazione ed un corretto funzionamento delle pagine web.
Se proseguo nella navigazione, cliccando su un qualunque elemento posto all’esterno di questo banner, acconsento all’installazione dei cookies.

 

This site uses cookies. By continuing to browse the site, you are agreeing to our use of cookies.