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Il lago Mývatn

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
5 28/08/2018 Keldunes - Dettifoss/Selfoss - Hverir - Grjótagjá - Hverfjall - Mývatn Nature Baths - Hlíd Hostel Reykjahlíð 112 2h20‘

Da A Strade Km Tempi Soste
Keldunes Dettifoss Parking West N85+N862 43,9 1h7’ 2h Dettifoss/Selfoss (cascate e piccola passeggiata)
Dettifoss Parking West Hverir N862+N1 44,5 35’ 30’ - 1h con trekk Namafjall Hverir (parco geotermale)
Hverir Grjótagjá N1+N860 5,6 6’ 30’ – 1h Grjótagjá (fenditura nella terra dove sgorga acqua termale)
Grjótagjá Hverfjall N860+N848 5,9 15’ 1h – 2h Hverfjall (cratere)
Hverfjall Mývatn Nature Baths N848+N1 9,4 15’ 3h Bagni termali Mývatn
Mývatn Nature Baths Hlíd Hostel Reykjahlíð N1 5,1 7’

Pernottamento GIORNO 5 e 6 - 28 e 29/08:

Hlíd Hostel

Hraunbrún, 660 Myvatn, Islanda

Tel.: +354 464-4103

Costo: 87€ dormitorio, sacco a pelo, si cucina

day5
La sveglia è abbastanza presto visto il fitto programma che dovremo seguire. Purtroppo è piovuto tutta la notte e nemmeno oggi accenna a smettere, le previsioni meteo non ci fanno ben sperare per il prosieguo della giornata.

Rifacciamo la stessa strada del giorno precedente ma stavolta non svoltiamo al bivio per Hljóðaklettar ma rimaniamo sulla N862. Lungo la larga strada sterrata troviamo dei lavori in corso, il navigatore impazzisce e ci accorgiamo che la strada è in totale rifacimento e segue un nuovo percorso, meno tortuoso, tra le varie colate di lava. Lo sterrato che incontriamo dopo i lavori in corso è uno spettacolo, credo stiano preparando il manto stradale per essere asfaltato in un secondo momento. Stiamo per arrivare al parcheggio Ovest delle cascate di Dettifoss e Selfoss e la strada torna ad essere asfaltata.

Le cascate che visitiamo sono alimentate dal fiume Jökulsá á Fjöllum, lo stesso che passava accanto all'area di roccia basaltiche che avevamo visitato ieri. Dal parcheggio si arriva velocemente alla prima cascata che è Dettifoss. L'acqua fangosa precipita nella gola con un fragore devastante, la portata dell'acqua è impressionante. Il salto venne originato da un tremendo terremoto dovuto ad un'eruzione vulcanica. La cascata è larga 44 metri e profonda 100, è forse quella più impressionante che abbiamo visto, però non la più bella, dovrebbe essere la prima cascata d'Europa come per portata d'acqua. Risalendo il fiume lungo il fianco sinistro arriviamo alla seconda cascata: Selfoss. Questa cascata è a ferro di cavallo, forma diversi salti ed è spettacolare da vedere, molto meno impetuosa rispetto a Dettifoss ma molto più bella.

dettifoss

sellfoss

La giornata non è delle più belle ma, incredibilmente, smette di piovere quando visitiamo le cascate. Non durerà a lungo e appena torniamo alla macchina inizia nuovamente a piovere. Dopo pochi chilometri incrociamo nuovamente la ring road N1 che prendiamo in direzione ovest verso il lago Mývatn.

L'area del lago Mývatn è caratterizzata da una elevatissima attività geotermale e in uno spazio relativamente ristretto ci sono molte cose da vedere.

Visto che è di strada ci fermiamo alla solfatara di Hverir, alle pendici del monte Námafjall. Impossibile non notare questa zona che fa parte dell'area geotermale di Kráfla, il parcheggio è proprio sulla N1 e le pozze di fango bollente sono proprio attaccate alla ring road.

Appena scesi dall'auto si viene assaliti dal forte odore di zolfo che proviene sia dai crateri di fango ribollenti che dal vapore che fuoriesce dalla terra in potenti colonne di fumo bianco spazzate dal forte vento. Per proteggere i fori da cui esce il vapore son stati impilati dei grossi massi a formare delle piccole montagnole ad altezza uomo.

hverir2

Nel frattempo il tempo peggiora, la temperatura cala e la pioggia diventa finissima e spazzata dal forte vento ci sferza incessantemente. Queste condizioni mettono a dura prova la tropicalizzazione della 5D4 che si è comportata egregiamente senza mai lasciarmi a piedi. Prima di scattare dovevo asciugare la lente frontale che si infradiciava dopo qualche secondo, unico accorgimento era quello di tamponarla con dei fazzoletti di carta prima di riporla nello zaino. Per il resto: davvero una roccia, ho visto gente impazzire con le mirrorless.

Peccato per il meteo avverso, coi colori del sole questo posto è una meraviglia; però siamo in Islanda e il meteo è questo: prendere o lasciare.

Ci fermiamo ad osservare ipnotizzati le fosse piene di fango nero e bollente mentre veniamo investiti dai vapori fetidi che escono dal terreno, sono fetidi ma almeno ci scaldano. Proviamo anche a salire sulla cima del monte Námajall ma scegliamo il versante sbagliato, ci si deve arrampicare su un fianco ripido ricoperto di fango ed io, che son un cagasotto di professione, non me la sento di rischiare di cadere sfasciando la reflex per cui rinunciamo. Se fossimo stati più attenti ci saremmo accorti che sull'altro versante c'è un sentiero che arriva comodo sulla cima; poco male, sarà per la prossima volta.

Torniamo alla macchina ma prima ci fermiamo ad osservare ancora una volta l'anticamera dell'inferno.

hverir1

La tappa successiva è un must per tutti i fan de "Il trono di spade": la grotta di Grjótagjá; una fenditura nella terra dove sgorga acqua termale, usata come location per la quinta puntata della terza stagione e conosciuta come "La grotta di Jon Snow". Fino agli anni '70 era usata come luogo di balneazione ma dopo le eruzioni del 1975 la temperatura dell'acqua è salita aprecchio fino ad assestarsi nel tempo a 50°, diciamo che non è propriamente gradevole immergercisi.

grjotaja

Come previsto la visita è brevissima e, mentre il vento si è fatto ancora più forte e la pioggia più intensa, ci dirigiamo verso il grande cratere di Hverfjall.

La salita è breve ma molto ripida ma arrivati in cima quello che vediamo ci toglie il fiato. Il cratere è enorme, sembra creato da un meteorite. È possibile fare tutto il giro del cratere, in una giornata soleggiata sarebbe il massimo. Peccato che il vento sia fortissimo e la pioggia cada incessantemente da ore.

hverfjall

Purtroppo il paesaggio che si vede dalla cime del monte Hverfjall è nascosto da nuvole molto basse. Il vento è talmente forte che si fatica ad avanzare, sembra di essere in un vecchio documentario di Ambrogio Fogar al polo nord. Non riusciamo a completare il giro del cratere anche perchè dopo una giornata intera al vento e sotto la pioggia abbiamo bisogno di scaldarci.

Il programma originale prevedeva un trekk tra le colate laviche di Dimmuborgir subito dopo il vulcano ma preferiamo andare in ostello, posare i nostri bagagli e immergerci nelle calde acque termali del Mývatn Nature Baths (clicca).

L'ostello in cui staremo due notti è il Hlíd Hostel che si trova nella piccola cittadina di Reykjahlíð. Alloggeremo nell'ala dormitorio e condivideremo la stanza con due ragazze francesi.

I bagni termali di Mývatn sono naturali, le grandi pozze sono ricavate dal terreno e sono divise in due aree con temperature leggermente diverse. La vasca più vicina all'edificio delle terme è più calda, la vasca più lontana invece è più fredda. Rimaniamo a mollo per circa tre ore mentre la pioggia cade sulle nostre teste. Ogni tanto le forti raffiche di vento riescono pure a creare delle piccole onde sulla superficie. Immergersi nelle calde acque termali è un toccasana, soprattutto dopo una giornata come quella appena trascorsa.

Dopo tre ore a mollo usciamo che sembriamo dei cotechini. Uscire dall'acqua è traumatico, il vento soffia ancora freddissimo anche se ha smesso di piovere; gli asciugamani che avevamo appeso all'appendiabiti subito fuori dalla vasca sono tutti caduti in terra e sono congelati. Corriamo dentro all'edificio e andiamo a farci una doccia. Quando torniamo alla macchina il cielo è sereno ma il vento c'è ancora.

Ritoriamo in ostello e ci prepariamo quasi due etti di pasta a testa, la cucina è enorme e ci sono ben quattro piani cottura con quattro fochi ciascuno, tre frighi e due forni. Il dormitorio è davvero molto grande ed è particolarmente affollato.

Esausti andiamo a dormire, conosceremo le nostre compagne di stanza soltanto il mattino dopo.

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