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Repubblica dell'Unione del Myanmar

myanmar

camera

 

 

Link alla gallery fotografica

 

Alla scoperta della Birmania

Il Myanmar, Birmania fino a qualche anno fa, è uno di quei Paesi che ha sempre destato la mia curiosità; ad essere sincero è stato inizialmente il diario di viaggio del mio amico Sandro (clicca) ad aver alimentato la mia voglia di partire per questo luogo; successivamente una foto al tramonto del famoso U Bein Bridge di Mandalay mi ha convinto a partire. Sono passati già 13 anni da quando ho letto quel diario ed il momento per prendere il volo per Yangon è giunto.

Ho avuto l'assegnazione del viaggio già a settembre del 2019 e il mio amico Riccardo è stato il primo iscritto. Anche questo viaggio appartiene al numeroso catalogo di Viaggi Avventure Nel Mondo (clicca) ed esattamente si tratta di questo qui (clicca).

Il gruppo che si forma non è molto grande, saremo in tutto in dieci e partiremo tutti da Milano Malpensa.

 

Il Myanmar è un paese incredibilmente bello dove la gente ti accoglie sempre con un sorriso e tanta gentilezza nonostante siano ormai abituati al turismo di massa, soprattutto cinese. Rispetto al giro classico abbiamo deciso di inserire un paio di giorni di mare a fine viaggio. Devo dire che il gruppo ha molto apprezzato la cosa. Visto il piano voli assegnato, abbiamo messo la visita a Yangon l'ultimo giorno prima di tornare in Italia. Il viaggio è un crescendo di emozioni che raggiunge le sue vette (in mero ordine cronologico) a Bagan, Kakku e al lago Inle. Abbiamo parlato a lungo di cosa ci siamo "persi" per inserire due giorni di mare (Bago e un giorno a Bagan), ma tutti erano contenti dell'itinerario. Ammetto che una volta tornati a Yangon, avevamo la pancia piena di Stupa e Templi per cui, bene così.

 

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  • 22/12

Ci troviamo tutti e 10 all’aeroporto di Malpensa. Abbiamo già i biglietti per cui la sosta al banco di Avventure serve solo come ritrovo. Imbarchiamo i bagagli al check-in Emirates e saliamo sull’Enorme A380 che ci porterà a Dubai dove faremo scalo per poi ripartire circa quattro ore dopo per Yangon.

  • 23/12

Il volo per Yangon dura circa 5 ore e mezzo e atterriamo alle 18:15 precise, ora locale, in perfetto orario.

Ad aspettarci c’è una persona dell’agenzia con tanto di cartello. Chiediamo subito dove poter cambiare qualcosa in moneta locale visto che ci serviranno per la cena e per uso personale. Facciamo un primo cambio all’aeroporto dove, stranamente, si ottiene il cambio migliore. Ne approfittiamo anche per comprare delle SIM locali da inserire nei nostri Smartphone. 10GB per due settimane li ho trovati più che sufficienti ma alcuni del gruppo si sono ritrovati il credito prosciugato in quanto hanno utilizzato tanto i social per scambio foto e video. Il bus ci porta al nostro hotel, il Diamond Crown che dista circa una mezzora dall’aeroporto. La sera però c’è molto traffico e impieghiamo più di un’ora ad arrivare. Prendiamo le stanze e ci ritroviamo poco dopo per la nostra prima cena in terra birmana.

Prima di cena, però, dobbiamo saldare il conto con l’agenzia. Come previsto, il pagamento del saldo è operazione lunga, dovuta dal fatto che molte delle banconote che consegnamo ci vengono rifiutate. Ogni partecipante è responsabile delle proprie banconote e solo tre su dieci riescono a pagare senza farsi rifiutare nemmeno una banconota. Alcune banconote che ci vengono rifiutate hanno dei segni quasi impercettibili. Non mi era mai capitata una cosa del genere ma alla fine siamo riusciti a pagare tutto.

Siamo provati dai lunghi voli per cui decidiamo di cenare in un ristorante vicino all’albergo. Siamo alle prese con una cucina tutto sommato niente male. Quasi ogni piatto viene accompagnato dal riso che può essere bollito o fritto, tante verdure in tempura, zuppe di zucca e curry che possono essere di pollo, maiale o manzo. Bagnamo il tutto con acqua e birra Myanmar che non è nemmeno malvagia. Durante la cena eleggiamo il cassiere. Dopo cena molti di noi se ne andranno a dormire distrutti (compreso il sottoscritto) mentre altri faranno un giretto perlustrativo nei dintorni dell’albergo.

  • 24/12

Questa è la prima di una lunga serie di sveglie prima dell’alba. Abbiamo appuntamento coi nostri autisti alle 6:30 del mattino per cui: sveglia ore 5:30 e colazione ore 6:00. La prima sosta la facciamo quasi subito per visitare il cimitero di Htauk Kyant. In questo cimitero vi sono sepolti i soldati del Commonwealth britannico che combatterono durante la Seconda Guerra Mondiale. Riprendiamo la nostra marcia verso le 08:30 e sul bus si sonnecchia. Il paesaggio che scorre lento è molto simile a quello che avevo visto in Cambogia anche se devo dire che mi aspettavo molte più risaie. Scoprirò poi che la coltivazione è a rotazione e, durante la stagione secca, le risaie vengono utilizzate per coltivare altri tipi di vegetali. Appena usciti dalla capitale il paesaggio è di tipo rurale; la gente vive per lo più su palafitte costruite in bamboo, segno che durante la stagione delle piogge l’acqua che scende dal cielo è davvero tantissima. Cerco di riposare ancora qualche momento ascoltando John Mayer ma gli occhi mi si chiudono, sono ancora molto stanco. Il risveglio è brusco, siamo arrivati a Kin Pun, in piccolo villaggio ai piedi della montagna che ospita la Golden Rock: un enorme masso ricoperto di foglie d’oro che si trova in bilico su un baratro. Per il popolo del Myanmar si tratta del secondo luogo di pellegrinaggio in ordine di importanza, secondo solo alla Shwedagon Paya di Yangon. La strada per salire fino alla Golden Rock è chiusa ai mezzi privati ed è ad esclusivo uso dei minitruck turistici. Veniamo quindi stipati sul cassone di questi camioncini che per l’occasione sono stati allestiti con delle panche abbastanza scomode. Dobbiamo stare in 6 per fila solo che noi occidendali siamo circa 1,5x le dimensioni di un birmano medio per cui stiamo davvero stretti. La strada è tortuosa e molto ripida ed è molto stretta. Ci sono due piazzole di sosta prima di arrivare in cima, servono per far scorrere il traffico di camioncini in senso unico alternato. Una volta arrivati in cima ci dirigiamo verso l’ingresso del tempio che ospita la Golden Rock e per la prima volta, dopo aver pagato la tassa d’ingresso, dobbiamo toglierci le scarpe e i calzini. Nei luoghi di culto si entra scalzi e con i pantaloni che devono coprire le ginocchia. La strada che porta al tempio è disseminata di bancarelle che vendono qualsiasi tipo di cosa: dal cibo più o meno identificabile, ai vestiti tradizionali (il mitico Longyi) fino ad arrivare a terribili trombette fatte di bamboo e palloncini di gomma, le Vuvuzela sudafricane fanno meno casino. Ammetto che fa strano andarsene a zonzo scalzi visto che il pavimento piastrellato non è che sia pulitissimo, per questo motivo, durante il nostro soggiorno birmano, faremo incetta di salviettine umidificate per pulirci i piedi al termine della visita. C’è da dire però che man mano ci si abitua, a Bagan saremo dei camminatori a piedi nudi provetti e schiferemo le salviette. Arriviamo finalmente alla Golden Rock che, sinceramente, credevo più grande. E’ possibile ammirarla da vicino ma dobbiamo lasciare zaini, macchine fotografiche e cellulari fuori dalla zona adibita all’incollaggio delle foglie d’oro. Una grande risorsa del Myanmar sono le miniere d’oro dalle quali si estrae il prezioso metallo che viene lavorato in foglie sottilissime, le quali vengono ricoperte da un leggero strato adesivo e vengono incollate dai fedeli su alcuni monumenti di rilevanza religiosa: figure del Buddha, pagode e, ovviamente, la Golden Rock. L’area adibita alla venerazione della roccia è aperta ai soli uomini. Non sarà l’unica. In molti templi, gli spazi più vicini alle figure del Buddha sono vietati alle donne. La cosa strana è che nessuno di noi ricorda un altro posto dove ci sia questa usanza. Scopriremo poi che non è una regola dettata dalla religione, ma una tradizione secolare birmana. Le donne del gruppo non sono molto contente ma tant’è: Paese che vai, usanza che trovi. Vicino alla Golden Rock c’è un piccolo tempio dove pregano alcuni monaci. Il turismo è prevalentemente locale e cinese, vediamo davvero pochi occidentali e devo dire che la cosa non mi disturba, anzi. Torniamo sui nostri passi verso le 16:30. Ci aspetta tutta la strada di ritorno fino a Yangon. Rientriamo in albergo e andiamo a cena. Per concludere la giornata, alcuni di noi, fanno due passi fino all’ingresso della Shwedagon Paya, dovremo aspettare l’ultimo giorno del viaggio prima di visitara.

  • 25/12

Seconda sveglia tremenda: ore 4:45. Dobbiamo andare in aeroporto per prendere il volo per Mandalay delle 07:15. Fortunatamente l’hotel ci fornisce la colazione da portare via: alcuni sandwich con formaggio e mayonese, frutta e acqua. Per le 6:00 siamo in aeroporto, tempo di effettuare il check-in, imbarcare i bagagli, passare il security check, mangiare un paio di ciambelle del baretto vicino al gate che siamo già sulla pista di rullaggio: destinazione Mandalay. Nemmeno a dirlo mi addormento subito dopo il decollo. L’aereo è un turboelica abbastanza rumoroso, ciononostante me la dormo alla grande. Una volta atterrati a Mandalay, ritiriamo i bagagli e incontriamo la nostra guida Pay Pay che ci accompagnerà per i prossimi due giorni. Prendiamo il bus e andiamo direttamente ad Amarapura dove si trova l’imbarcadero per Mingun. Durante il tragitto, Pay Pay (Pi Pi per gli amici italiani) ci racconta di come la grande maggioranza della popolazione di Mandalay sia di origine cinese. Ci racconta della fondazione e della successione delle capitali birmane nell’epoca in cui, Mandalay, era il centro più fiorente del commercio birmano. Per la prima volta ci scontriamo seriamente con il loro strano accento inglese. Molte parole dobbiamo interpretarle oppure chiederne lo spelling, nel gruppo c’erano anche due persone totalmente a digiuno di inglese per cui, il gruppo, ha dovuto fare da interprete. Pi Pi si dimostrerà una guida carina e dai modi gentili ma poco autorevole. Non saprà scandire i tempi delle visite per cui ci ritroveremo spesso a dover correre contro il tempo. Arrivati all’imbarcadero saliamo su un barcone che attraverserà il fiume che navigherà l’Irrawaddy River da Mandalay a Mingun. Avremo un’oretta dove poterci rilassare sul ponte dell’imbarcazione, all’ombra e su delle comode (non per tutti) sdraio. Arrivati a Mingun noleggiamo dei tuk tuk che ci portano a vedere in ordine: Phtodawgyi, Mingun Bell e la Hsinbyume Pagoda. Il primo è il più grande stupa del mondo rimasto però incompiuto. La costruzione in piccoli mattoni rossi è davvero imponente, all’interno si trova solo una piccola figura del Buddha rovinata da un sacco di lucine colorate di dubbio gusto. Merita invece un giro intorno alla struttura per ammirarne le dimensioni. Subito dopo vediamo la Mingun Bell, la campana “funzionante” più grande al mondo. E’ davvero enorme e può essere suonata da chiunque. L’ultima cosa che vediamo è la Hsinbyume Pagoda, detta anche “meringa” a causa della sua forma circolare e soprattutto dal colore bianco candido. Il contrasto con un cielo incredibilmente blu è incredibile e si presta molto ad essere fotografato. Su questa pagoda si può tranquillamente salire e ammirare il panorama dall’alto. Dopo un pranzo a base di frutta (saranno quasi tutti così) rientriamo a Mandalay riprendendo il barcone. La prima sosta di Mandalay è lo Shwenandaw Kyaung: uno splendido monastero costruito completamente in legno di Tek. Ultima tappa della giornata è la Kuthodaw Paya, il libro più grande del mondo che però visitiamo troppo velocemente in quanto avremmo voluto vedere il tramonto dalla Mandalay Hill. Non facciamo in tempo e purtroppo dedichiamo anche troppo poco tempo a questo monumento che meriterebbe una visita di almeno un’oretta. Decidiamo quindi di andare l’indomani all’alba sulla Mandalay Hill.

Rientriamo in albergo e festeggiamo il Natale in un ristorante tradizionale birmano in compagnia della nostra guida. Qui scopriamo per la prima volta l’insalata di foglie di Tè con arachidi, un piatto davvero buonissimo.

Decidiamo di tornare in albergo a piedi, ci va di fare una passeggiata. A Mandalay, così come in tutto il Myanmar, ristoranti e bar chiudono presto. I ristoranti alle 21:30 e i bar massimo alle 23:00.

  • 26/12

La sveglia di Santo Stefano è alle ore 05:00, prendiamo il minitruck che avevamo prenotato la sera prima e ci rechiamo alla Mandalay Hill dove visitiamo la Su Taung Pyae Pagoda. C’è pochissima gente all’alba, la maggior parte delle persone ci va al tramonto. La pagoda non è bellissima, non ha nulla di troppo particolare se non la leggenda che narra la costruzione della lunga scalinata che parte dalla base della collina fino a raggiungere la pagoda. Anche l’alba non è nulla di che, il sole nasce alle nostre spalle, inoltre c’è foschia. La cosa simpatica è vedere le decine di scoiattoli che si rincorrono sulle cime degli alberi. Scendiamo e torniamo in Hotel dove facciamo colazione. Ripartiamo per Amarapura verso le 08:00 del mattino e ci fermiamo a visitare un laboratorio di lavorazione delle foglie d’oro. La visita è interessante e ci vengono mostrate tutte le fasi di lavorazione della foglia. La prossima tappa sarà al monastero Maha Ganayon Kyaung. La particolarità sta nel prendere parte alla cerimonia del pranzo dei monaci che si svolge alle 10:30 del mattino. Sarebbe anche una bella cosa ma la folla di turisti (in gran parte cinesi) che presenzia la cerimonia rende il tutto molto commerciale e, sinceramente, molto fastidioso. Proseguiamo per Sagaing dove ci aspetta l’ennesima salita in camioncino per visitare due monumenti: Umin Thonzeh e il Soon U Pon Nya Shin Paya. Il primo è una pagoda dove ci sono 45 statue del Buddha che ne raffigurano la sua storia quando era in vita. La pagoda è molto carina e non c’è nemmeno tanta gente. Il Soon U Pon Nya Shin invece è un santuario posto in cima alla collina. C’è tantissima gente e al gruppo non è molto piaciuto. Da qui ci spostiamo al sito archeologico di Ava. Attraversiamo ancora una volta il fiume su una piccola imbarcazione e una volta arrivati sull’altra sponda pranziamo con tanta frutta. Da qui si prendono dei calessini da due persone trainati da dei piccoli cavallini. Abbiamo poco tempo e, a saperlo prima, avremmo evitato la visita al Soon U Pon Nya Shin Paya. Ad Ava vediamo solo tre monumenti ma bisognerebbe dedicargli almeno una mezza giornata. Visitiamo in ordine lo Yadana Hsemee, il tempio Bagaya Kyaung e il Maha Aung Mye Monastgery. Il primo è un piccolo complesso di pagode in mattoni, il secondo un tempio in Tek e il terzo un monastero davvero maestoso e bellissimo. Purtroppo anche qui, Pi Pi, non si dimostra troppo efficiente come guida e non detta i tempi giusti. Perdiamo troppo tempo in alcuni siti “non meritevoli” per poi sacrificare pochi minuti in posti che meriterebbero una visita più approfondita. Ripartiamo alla volta del ponte in Tek più lungo del mondo (in Myanmar c’è sempre qualcosa più grande/pesante/lungo del mondo), il famoso U Bein Bridge. Anche qui, Pi Pi non calcola che ci sarebbe stato un traffico da far impallidire Palermo delle peggiori giornate. Nei pressi del ponte, il bus si blocca nel traffico. Decidiamo di scendere e proseguire a piedi per non perderci lo spettacolo. Dobbiamo correre per raggiungere il ponte al momento del tramonto. Ci riusciamo per pelo. Per fare la foto che desideravo mi sono messo alle spalle del ponte in modo da averlo tra me e il sole che tramonta. Tutto bello, peccato che nella stagione secca, la base del ponte sia usata come parcheggio per i bus, davvero non si può vedere sta cosa; è orrendo. Per miracolo riesco a scattare delle foto decenti. La cosa migliore sarebbe venirci con grande anticipo e specialmente fuori stagione in modo da avere la base del ponte ricoperta dall’acqua e prendere una barchetta da cui poter scattare le foto. Dopo il tramonto decidiamo di fare due passi sul ponte ma si rivelerà un’impresa tutt’altro che facile vista l’orda umana che lo attraversa. Decidiamo di aspettare e che non vale la pena salire sul bus e rimanere imbottigliati nel traffico. Aspettiamo che la folla si diradi e poi, verso le 19:00 ripartiamo per Mandalay. Ci fermiamo per cena in un ristorante Thai lungo il tragitto.

  • 27/12

Altra sveglia feroce, alle 6:00 il bus ci viene a prendere per portarci all’imbarcadero per Bagan. La partenza  alle 7:00 ma la barca parte alle 6:40, fortuna che abbiamo anticipato i tempi e siamo riusciti ad imbarcarci. Ci aspetta tutta una giornata di navigazione lenta fino a Bagan. Anche se il tempo non è bello, ci riposiamo sul barcone, ci vestiamo belli pesanti perché sul ponte fa freddo. Unica tappa la faremo dopo pranzo, verso le 13:00 per visitare un villaggio dove costruiscono contenitori in terracotta. La visita inaspettata si rivela invece molto carina. Dopo la visita riprendiamo la navigazione per Bagan dove arriviamo per le 18:00. Il bus ci sta aspettando e sulla strada verso l’albergo ci fermiamo per pagare la tassa d’ingresso turistica. Ci facciamo una doccia e andiamo a cena. Dopo cena ci fermiamo all’Ostello Bello per fare una partita ad un gioco di società chiamato Bagan Journey, la serata è molto divertente e prosegue fino a chiusura dell’Ostello. Non ci rimane che rientrare in Hotel e andare a dormire.

  • 28/12

La prima mattina a Bagan inizia con la solita sveglia prima dell’alba. Tre partecipanti hanno prenotato il volo in mongolfiera mentre gli altri hanno deciso di vedere l’alba da un piccolo terrapieno e assistere al volo delle mongolfiere. Un minibus viene a prelevare i tre che voleranno, mentre noi ci siamo arrangiati chiamando un minivan tramite l’abergo. Sono le 6:00 del mattino quando raggiungiamo un terrapieno adibito proprio a punto rialzato di osservazione. C’è tantissima gente che ha avuto la nostra stessa idea e ci facciamo largo tra orde di cinesi che schiamazzano. Alle 6:30 si solleva la prima mongolfiera e di lì a poco tutte le altre. Purtroppo la mattinata è nuvolosa e il sole nasce coperto dalle nuvole. In volo si alzano circa un centinaio di mongolfiere e lo spettacolo è comunque carino. Peccato per la folla schiamazzante che rovina uno spettacolo davvero molto bello, per concludere in bellezza arriva un gruppo di giovani locali con lo stereo a tutto volume a rovinare ancor più il momento. Rientriamo in albergo dopo che tutti i palloni aerostatici hanno sorvolato le nostre teste, la colazione sarà buonissima ma ce la dobbiamo sudare perché l’orda di cinesi rientra poco prima di noi e dobbiamo aspettare in piedi 30 minuti per avere dei pancake. Alle 9:30 siamo nuovamente pronti per il tour guidato di Bagan con la nostra guida Tchon, un omone con un discreto inglese che si dimostrerà una vera macchina da guerra. Scandisce i tempi e fornisce informazioni precise. Si vede che lo fa da tanto tempo ed è molto preparato. Se vi capita, richiedetelo alla corrispondente. La prima pagoda che vediamo è a base pentagonale, Dhammayazika Pagoda. A differenza di molte altre strutture realizzate in questo periodo storico, la Dhammayazika fu realizzata con un basamento a sezione pentagonale. Questo aspetto caratteristico deriva dal fatto che la struttura contempla non solo i quattro Buddha del passato (Kassapa Buddha, Kasusandha Buddha, Konagamana Buddha e Gautama Buddha), ma anche il Buddha del futuro (Maitreya Buddha). Infatti, attorno al basamento sono presenti cinque santuari - Tazaung - posti in corrispondenza di ogni vertice, ciascuno dei quali custodisce un Buddha diverso. Ogni santuario è caratterizzato da un elaborato tetto multi-falda in stile birmano (Phyatthat), ornato con il tradizionale pinnacolo dorato a forma di ombrella (Hti). Dopo aver visitato la pagoda ci dirigiamo al mercato tradizionale dentro al quale staremo per circa una mezzoretta. Subito dopo il mercato ci dirigiamo verso la Shwezigon Paya, un tempio buddhista davvero molto bello. È costituito da uno stupa circolare dorato circondato da templi e santuari più piccoli. La costruzione della Pagoda di Shwezigon iniziò durante il regno di re Anawrahta (1044-1077), che fu il fondatore della Dinastia di Pagan, nel 1059-1060 e fu completata nel 1102, durante il regno di suo figlio re Kyansittha. Nel corso dei secoli la pagoda è stata danneggiata da numerosi terremoti ed è stata ristrutturata più volte. Nei lavori di ristrutturazione più recenti, è stata coperta da oltre 30.000 lastre di rame. Si ritiene che questa pagoda, luogo di culto buddista, incorpori al suo interno un osso e un dente del Buddha Gautama. La pagoda ha una forma conica, circondato da cinque terrazze quadrate. All'ingresso della pagoda ci sono delle grandi statue che raffigurano i guardiani del tempio. Ci sono anche quattro statue di bronzo. Ai limiti del perimetro esterni della pagoda, ci sono 37 statue raffiguranti i nativi deificati insieme a una scultura in legno finemente intagliata di Thagyamin una versione birmana del dio indù Indra. All'interno del complesso della Pagoda di Shwezigon, c'è un pilastro di pietra contenente iscrizioni in lingua Mon dedicate a Kyansittha. Ci fermiamo per mangiare della frutta e subito ripartiamo per il tempio Htilominlo Patho: un tempio buddista costruito durante il regno del re Htilominlo, 1211-1231. Il tempio è alto tre piani, con un'altezza di 46 metri, e costruito con mattoni rossi. È anche noto per le sue elaborate modanature in gesso. La tappa successiva è al Khay Min Ga Paya: un complesso di piccole pagode in mattoni rossi, vicine una all’altra. Il luogo è molto suggestivo e ci fermiamo a fare parecchie foto. Attaccato a questo complesso troviamo il tempio Ananda. l Tempio di Ananda fu edificato nella zona di Bagan, (Birmania) per ordine del re Kyanzittha, la costruzione iniziò nel 1091 e durò diversi anni. Il nome del tempio indica che questo è dedicato ad Ananda. Poco distante si può trovare il Tempio di Thatbyinnyu, più recente di circa un secolo rispetto al Tempio di Ananda.

Lo stile architettonico risente dell'influsso indiano e le sue strutture ricordano molto i templi induisti. Diverse parti delle costruzioni, soprattutto le cupole, sono ricoperte di lamine dorate. La forma del tempio è simile ad una croce, verso la cima sono presenti diverse terrazze e il tempio sfocia in una pagoda finale (anch'essa ricoperta di lamina dorata). Lungo i lati delle terrazze e della base del tempio sono dipinte scene tratte dal Jataka, un racconto popolare sulla vita di Gautama Buddha e sulle sue precedenti incarnazioni. L’ultimo tempio che visiteremo prima del tramonto è il Dhammayangyi, il più grande di tutti i templi di Bagan.

Avremmo voluto infine vedere il tramonto dalla Shwesandaw Paya ma purtroppo la stanno restaurando e ci troviamo costretti ad assistervi da un altro terrapieno eretto proprio per questo scopo. In questa serata un partecipante si perderà ma lo ritroveremo in albergo. Anche a Bagan i ristoranti chiudono abbastanza presto per cui, cena sempre verso le 19:30/20:00 e poi a nanna.

  • 29/12

Questa mattina non è necessario svegliarsi all’alba, dobbiamo partire per le 8:00 in direzione del monte Popa, terzo luogo di pellegrinaggio in ordine di importanza. Poco fuori Bagan ci fermiamo a visitare una distilleria che crea un liquore fatto da zucchero di canna e di palma. Non ci fermiamo molto, in venti minuti siamo nuovamente in marcia. Arriviamo alla base del monte Popa verso le 10:00 del mattino. Non c’è molta gente e il nostro bus riesce a parcheggiare abbastanza vicino alla scalinata d’ingresso. Come in ogni luogo di culto, bisogna togliersi scarpe e calzini. Sono oltre 700 i gradini che ci separano dalla vetta dove è situato il monastero. Prima di salire ci fermiamo a fare delle foto da un bel punto panoramico; siamo sulle montagne ed è pieno di scimmie. Quelle bestiacce sono ovunque, attenzione quindi a non dar loro il modo di rubarvi: occhiali, macchine fotografiche, cellulari ecc. Iniziamo la salita lungo le gradinate che sono veramente sporche, ogni tanto passano a pulire ma per lo più il pavimento è disseminato di sporcizia misto a semi di non so quale frutto che vengono dati da mangiare alle scimmie (ritenute animali sacri). Per terra c’è di tutto, compreso escrementi di scimmia. Insomma, non proprio il massimo. Raggiunta la vetta speravamo in un premio migliore, invece ci troviamo di fronte ad un tempio tutto sommato anonimo. Unica particolarità: un altare per le offerte con i giorni della settimana. Per i buddhisti fare l’offerta al giorno della settimana in cui si è nati è di buon auspicio. Io sono nato di mercoledì per cui ho fatto la mia piccola offerta mettendo un migliaio di Kyat nella piccola grata. Ero quindi in credito per il resto della vacanza. La vista dalla cima del monte Popa non è male ma non è certo indimenticabile. Non fosse altro che è un luogo di pellegrinaggio di grande importanza, potrei dire di fotografarlo dal basso che rende di più ed evitarsi un’inutile salita e discesa in mezzo alla sporcizia. Alle 11:30 siamo già sulla via del ritorno. Pranziamo in hotel e il pomeriggio lo abbiamo libero. Alcuni di noi prendono le E-bike, da non confondersi con le nostre e-bike. Per i birmani, le e-bike sono gli scooter elettrici. Altri preferiscono farsi venire a prendere dal classico minitruck, farsi portare all’ingresso delle mura di Old-Bagan e poi vedere alcuni siti a piedi. Ci fermiamo inizialmente ad un tempio definito “tempio-grotta”, il Nan Paya. Uno dei templi più antichi dell’area costruito in arenaria. Un tempio di costruzione molto simile a quello delle chiese cristiane del primo secolo. Davvero molto interessante. Vicino al Nan Paya c’è il Manhua temple che si contraddistigue per la presenza di tre Buddha seduti ed un grande Buddha reclinato situato nel retro della costruzione. Personalmente, il Nan Paya e il Manhua Temple sono quelli che mi sono piaciuti di più. Ci facciamo lasciare dal nostro camioncino all’ingresso della porta principale di Old-Bagan per ammirare due figure che adornano una porta non ben conservata. A piedi ci rechiamo rispettivamente alla Bu Paya (la pagoda più antica di Bagan), nulla di che, piccolina e nemmeno troppo ben conservata e successivamente al tempio di Thatbyinnyu: un tempio buddhista la cui costruzione fu iniziata durante il regno del re Alaungsithu, circa a metà del XII secolo, poco distante dal tempio di Ananda. Torniamo sui nostri passi per ammirare il tramonto dalla pagoda di Lawkananda: è uno zedi che fu eretto sulla riva del fiume Ayeyarwaddy e costruito durante il regno del re Anawrahta. Contiene una replica di una reliquia del dente di Buddha. Da qui abbiamo assistito al tramonto più bello del nostro soggiorno a Bagan. Torniamo al nostro albergo che è poco distante da questa pagoda, ci facciamo una doccia e poi andiamo a cena in quello che risulterà essere il ristorante migliore di tutto il viaggio il “The Moon 2”, un ristorante vegetariano davvero bello. Consigliato il guacamole e l’hamburger vegetariano.

  • 30/12

Oggi ci aspetta un lunghissimo trasferimento in bus fino a Pindaya. Si parte alle 7:00. Lungo la strada, quando siamo quasi arrivati, carichiamo la nostra guida “Will” nel villaggio di Kanoo. Arriviamo alle grotte di Pindaya per le 14:30. La visita è di circa un’ora e mezza. Sono delle grotte calcaree dove si trovano migliaia di statue di Buddha. Alcune fra le più antiche statue della grotta risalgono al diciottesimo secolo. In realtà esistono tre grandi grotte delle quali è visitabile solo una. La grotta è lunga quasi 200 metri e separata in diversi cunicoli. Vi si accede con un ascensore o una scalinata (per chi preferisce) un po' ripida. L’interno delle grotte è illuminato in modo da creare uno scenario surreale e affascinante e le tante raffigurazioni in un ambiente tale diventano ancora più misteriose. Questa grotta è diventata un importante luogo di pellegrinaggio buddhista e d è così che è iniziata la tradizione di donare statue del Buddha da posizionare al suo interno. Tuttora il numero di statue è in continuo aumento e se ne contano quasi diecimila. All’ingresso principale della grotta c'è un gigantesco ragno nero perchè una leggenda racconta che sette principesse vennero intrappolate dal ragno all’interno della grotta e liberate da un principe locale. Le grotte sono molto belle ma, dal mio punto di vista, rovinate da questa antica usanza. Stalattiti e stalagmiti sono ormai morte e questo, insieme al numero imbarazzante di statue più o meno grandi, rende tutto abbastanza triste e pacchiano. Usciti dalle grotte ci rechiamo nel nostro albergo, posiamo i bagagli e facciamo due passi circumnavigando il piccolo laghetto. Rientriamo in albergo per una doccia calda rigenerante e per la cena. Sarà una serata fredda ma molto bella e tranquilla, lontano dal caos di Bagan o delle grandi città.

  • 31/12

Le colline intorno a Pindaya ricordano vagamente il paesaggio collinare toscano: dolci colline coltivate dai colori caldi. Visto che anche oggi dovremo affrontare un lungo trasferimento per arrivare al lago Inle, decidiamo di partire presto. Subito ci fermiamo al mercato dei bufali, il sole è appena sorto e la bruma è ancora adagiata sul terreno donando al paesaggio un tono decadente e allo stesso tempo bellissimo. I primi contadini arrivano alla spicciolata con al guinzaglio esemplari di bufalo da vendere. Altri, più ricchi, arrivano coi camion su cui sono caricati più esemplari. Non abbiamo molto tempo e lasciamo subito questo mercato per addentrarci un un mercato tradizionale che vende frutta, verdura, pesce e stoffe. Un mercato non molto grande e, volendo, nemmeno troppo bello, era meglio quello di Bagan. Ci fermiamo nella cittadina di Taunggyi, capoluogo dello stato Shan. Paghiamo la tassa d’ingresso a Kakku e ospitiamo la guida aggiuntiva, obbligatoria per Kakku. Si chiama July (perché nata in luglio) è una bellissima ragazza di soli 22 anni, dotata di un ottimo inglese e facente parte dell’etnia Pah-o. Indossa i vestiti tradizionali di questo popolo: una divisa nera con ornamenti bianchi e un copricapo rosso. La zona conserva una certa autonomia e ci spiegano che, per una questione di appartenenza e di superstizione, gli stranieri non possono entrare se non accompagnati da uno di loro. Arriviamo a Kakku verso le 10:00 e staremo nel complesso di pagode per circa un’ora e mezza. È una delle tante esperienze incredibili che mi ha regalato il Myanmar. La strada per Kakku, sempre più sconnessa, è sinonimo di quanto sia difficile muoversi in Myanmar. Alla velocità massima di 50 km/orari, attraversiamo campi ordinati e arati ancora con i buoi, campi di aglio, appezzamenti di sesamo e di green pepper, un peperoncino non troppo piccante alla base della cucina Shan. Da Taunggyi, dopo un’oretta di curve e di colline basse, si arriva ad un grande bosco di alberi secolari, dai tronchi immensi ed aggrovigliati come corde. Si vedono le radici e i rami estesi in orizzontale degli alberi che li avevano avvolti, fino a quando l’uomo non li ha liberati dalla morsa della giungla. E poi inizia la meraviglia del complesso templare di Kakku. Un quadrato quasi perfetto, con un lato di diverse centinaia di metri, su cui sorgono 2478 stupa di ogni forma e dimensione, in file approssimative, che sembrano le vie dello spirito di una città immaginaria, a partire dallo zedi dorato centrale. Pranziamo velocemente al ristorante di fronte all’ingresso del complesso di stupa. Subito dopo riprendiamo il nostro viaggio verso Nyaung Shwe, sul lago Inle che raggiungiamo poco prima del tramonto, visitando un piccolo villaggio di contadini poco prima della cittadina. Festeggeremo il capodanno sulla terrazza del nostro Hotel, sorseggiando Ruhm e fumando sigari. Il 2020 comincia così, sulle rive di un lago incredibile, sul terrazzo di un Hotel gestito da un personaggio un po' sopra le righe.

  • 01/01

Tutta la giornata è dedicata all’esplorazione del lago Inle, a bordo di piccole imbarcazioni a motore che possono portare al massimo 5 persone oltre al capitano. Sono molto simili alle lance usate al mercato galleggiante nei pressi di Bangkok. Per prima vediamo i pescatori equilibristi intenti nella pesca di pesci e gamberi. Una gamba è tesa e poggia sul fondo della barca, una gamba pilota un unico remo mentre le mani sono impegnate a tenere una lenza e una grande rete conica per catturare i pesci. Molti pescatori si mettono in posa per i numerosi turisti e chiedono un obolo. Poco più avanti ci fermiamo a visitare il tempio Nga Phe Kyaung, detto “il tempio dei gatti salterini”. Era usanza dei monaci del tempio, insegnare ai gatti che lo abitano a saltare dentro ad un cerchio. Ora questa usanza non esiste più e il tempio è conosciuto come “il tempio dei gatti che dormono”. Il tempio è su palafitte ed è tutto costruito in legno di Tek. La nostra visita prosegue visitando prima gli orti flottanti e poi il villaggio dei pescatori. Coltivazioni di pomodori e ortaggi vengono arrangiate sul terreno limaccioso del lago che, rimescolato, sale in superficie e crea delle piccole isole formate da limo e radici. Essendo flottante, il terreno non è calpestabile e deve essere fissato con dei pali di bamboo per non essere trasportato lontano dalle correnti. Tra le varie visite è prevista quella al laboratorio serico dove vengono imbastite le stoffe usando seta e loto. La lavorazione del loto è interessantissima e piace a tutto il gruppo. È possibile anche acquistare indumenti fatti tramite tessuto di loto ma costando davvero una follia. Subito dopo ci fermiamo alla manifatturiera di tabacco e sigarette. Durante il giro in barca ci imbatteremo anche nel Phaung Daw Oo Paya, il sito religioso più sacro dello stato dello Shan, che comprende un tempio dove sono custoditi quattro piccole figure del Buddha ricoperte da una quantità assurda di foglie d’oro tanto da renderne informi le sembianze. Sempre nello stesso posto si può ammirare l’imbarcazione che durante il festival dell’acqua, passa da villaggio in villaggio trasportando i quattro Buddha ricoperti da foglia d’oro. La giornata si conclude con la visita al sito della Shwe Inn Dein Pagoda, o meglio, della sua parte archeologica. Molti stupa che si trovano in quest’area sono stati rovinati da cause di diversa natura: terremoti, la giungla che avanza e molti alberi riprendono possesso del terreno (in stie Tha Prom ad Angkor Wat) e i bufali che pascolando nei dintorni hanno scambiato gli stupa per dei grattaschiena modello. Alcuni sono stati ricostruiti, alti sono lasciati in rovina. L’area sarebbe anche molto bella, peccato che è lasciata ad uno stato di incuria notevole. Ritorniamo al nostro Hotel, ceniamo e poi a dormire. Da domani ci si rilassa al mare.

  • 02/01

Partiamo alle 07:30 dall’albergo e arriviamo al piccolo aeroporto di Heho verso le 08:30. Imbarchiamo i bagagli e aspettiamo il nostro turno a bordo pista. È un aeroporto molto piccolo e da qui partono solo dei turboelica che collegano le città principali del Myanmar. Noi torniamo a Yangon dove ci aspetta un bus che ci porterà alla località di Ngwe Saung. Atterriamo puntuali verso le 12:00, saliamo sul Bus e ci aspetta un lunghissimo trasferimento. Ad essere sinceri si tratta di fare solo 130 Km ma troviamo un incidente, lavori in corso e tanto traffico. Inoltre, la strada diventa molto tortuosa in prossimità del mare dovendo scavalcare delle alte colline. Quella che doveva essere una attraversata di 5 ore diventa di 8. Arriviamo in albergo distrutti e provati dalla strada. Posiamo i bagagli e andiamo a cena in un ristorante famoso per il BBQ di pesche che, sinceramente, non sarà nulla di che. Rientriamo in hotel. Da domani, liberi tutti.

  • 03/01

Alcuni di noi decidono di svegliarsi all’alba (poteva mancare?) per godersi lo spettacolo della nascita del nuovo giorno in spiaggia. Così facciamo. Rientriamo in hotel e ci separiamo. Alcuni prendono delle imbarcazioni per fare snorkeling nella vicina Bird Island. Il prezzo si tratta direttamente in spiaggia. Il giro prevede lo snorkeling alla Bird Island e una fermata su due piccole isolette per prendere il sole. Snorkeling a parte, il giro non sarà nulla di che. Altri cercano sollievo all’ombra di qualche ombrellone mentre altri ancora andranno a cercarsi un posto dove farsi fare un bel massaggio tradizionale. Ci troviamo tutti la sera per cena.

  • 04/01

La giornata procede come la precedente, liberi tutti. Ci troveremo al tramonto al Brizo Beach Bar sulla spiaggia per un aperitivo. Devo però precisare che la corrispondente ci ha preso il bus pubblico di ritorno per il giorno 05/01 alle ore 11:00 del mattino e non alle 6:00 come richiesto. Visto l’enormità di tempo che ci si impiega per tornare indietro abbiamo, di comune accordo, disdetto il bus pubblico perdendoci i soldi in quanto già pagato, e trovato una navetta privata. Per trovarla siamo andati a cercare Mr. Tom Tom; non so quale sia il suo vero nome, lo abbiamo trovato sulla lonely planet. Mr. Tom Tom lavora ad un cafè situato nel mercato tradizionale, il nome del cafè è Sandalwood. Trovarlo non è stato facile, abbiamo dovuto chiedere a diverse persone al market. La cosa buffa è che all’interno di un mercato tradizionale popolato solo da locali, Mr. Tom Tom si distingue in quanto ben vestito e con un inglese a dir poco formidabile. Gli esponiamo il problema e in meno di 10 minuti ci trova la soluzione. Una navetta ci verrá a prelevare l’indomani alle 5:00 del mattino ad una cifra di 250.000 MMK, ovvero 25.000 MMK a testa, ovvero meno di 20 USD. Accettiamo e almeno abbiamo salvato mezza giornata che possiamo trascorrere come tempo libero nella capitale. Diversamente avremmo perso un giorno intero.

  • 05/01

Come da accordi la navetta ci passa a prendere, si tratta di un minivan da 14 persone che riempiamo di bagagli e persone. Devo ammettere che staremo stretti ma a mezzogiorno siamo già a Yangon con i bagagli già nelle stanze. Anche oggi è tempo libero e ci sparpagliamo nel grande mercato tradizionale per gli ultimi acquisti. Alcuni preferiscono entrare al vicino centro commerciale per mangiare qualcosa e godere dell’aria condizionata. A Yangon fa davvero tanto caldo. Ci troviamo all’imbarco dei ferryboat per un giro al tramonto in barca ma arriviamo tardi, tutti i posti sono occupati per cui prendiamo un taxi e ce ne torniamo in albergo. Ci facciamo una doccia, ci rilassiamo un pochino e siamo pronti per quella che potrebbe essere la nostra ultima cena in territorio birmano.

  • 06/01

Oggi abbiamo la visita a Yangon, la nostra guida ci raggiunge in Hotel per le 08:30 e si parte. La prima cosa che visitiamo è il mercato tradizionale nel quartiere indiano. In questo quartiere, una volta popolato da indiani, c’è un’alta concentrazione di popolazione di fede islamica, per lo più arrivata dal vicino Bangladesh. Il mercato è più vicino al mercato delle spezie rispetto a quelli giá visti fino ad ora in Myanmar. Usciamo dal mercato e percorriamo la via degli edifici coloniali. Ci viene spiegato che ormai, molti di questi edifici, sono in stato di abbandono in quanto troppo costosi da mantenere. Alcuni edifici coloniali sono stati trasformati in hotel, altri hanno assunto funzione di pubblica utilità, come ad esempio i telefoni di stato. Altri invece sono proprio abbandonati. Arriviamo fino al monumento dell’indipendenza. Da qui riprendiamo il bus e andiamo a vedere il Chaukhtatgyi Paya, un edificio che protegge un enorme Buddha sdraiato. La statua è lunga circa 66 metri ed è stata rifatta in periodo non troppo remoto. Prima, la statua rappresentava il Buddha sdraiato ma col dorso eretto, era davvero molto bella, completamente in pietra, ci sono delle foto a testimoniarlo. Ora il Buddha è completamente reclinato e adornato in modo decisamente discutibile: occhi in vetro, bocca effemminata, davvero non bello. In confronto a come era in origine, secondo tutti, è stato effettuato un intervento altamente peggiorativo. Non è della stessa opinione la guida che ci dice che tra la vecchia statua e la nuova, preferisce quest’ultima in quanto il Buddha ha un’espressione più rilassata. Sarà. Finita la visita ci rechiamo al vicino parco che da sul lago Kandawgyi dove si può ammirare la barca reale da lontano. Ci rechiamo successivamente alla Botataung Pagoda dove si dice contenga un capello del Buddha. Non rimaniamo molto. Il resto del pomeriggio è libero, ci troveremo solo verso il tramonto per andare nel luogo di pellegrinaggio più importante del Myanmar: la Shwedagon Paya. La costruzione si trova molto vicino al nostro albergo. Prima di entrare ci facciamo un giretto all’interno del bel parco che la circonda. Questo parco viene usato da molte famiglie come luogo di incontro, anche per fare dei picnic. Poco prima del tramonto entriamo nel monumento e devo dire che è veramente molto bello. C’è tanta gente, tanti turisti e tanti fedeli raccolti in preghiera. Nonostante sia la pagoda moderna più bella che abbiamo visto in Birmania, posso affermare che nulla ha che fare con le meraviglie di Bagan, Ava e Kakku. Tutto il gruppo ha preferito di gran lunga la parte archeologica del viaggio. Attendiamo che il sole tramonti per lasciare la Shwedagon Paya e tornare in albergo. Doccia e relax per quasi tutti. Lasciamo l’albergo alle 21:00 dopo che avevamo chiesto se era possibile effettuare, a pagamento, un late check-out. Ci dirigiamo in aeroporto dove ci viene consegnata una foto di gruppo, quella che avevamo scattato il primo giorno, un bellissimo regalo da parte dell’agenzia. Imbarchiamo i bagagli e salutiamo questo bellissimo Paese.

  • 07/01

Il decollo avviene in orario, così come lo scalo a Dubai e, dopo due settimane meravigliose, il rientro alla fredda realtà dell’inverno a Malpensa.

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