Puna Argentina 2025/2026

Puna Argentina

  Monaco Flag 

 

 

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Viaggio ai confini del mondo

 

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Dopo essere stato una seconda volta in Perù, viaggio bellssimo e prima volta per la mia compagna Emily, ci è venuto in mente di provare a portare a termine quello che definiamo come nostra "trilogia andina" entro Maggio 2026.

  • Perù
  • Puna Argentina
  • Bolivia Cile

Un compagno di viaggio che era con noi in Perù ci ha descritto la Puna come un posto incredibile e quindi abbiamo deciso di partire per quello che, al momento, reputo il viaggio più bello mai fatto dal punto di vista paesaggistico.

Il periodo è perfetto in quanto il nostro inverno corrisponde all'estate Australe. Rispetto ad agosto possiamo rischiare qualche giornata di pioggia al di fuori della zona della Puna; tuttavia se avremo fortuna (spoiler: si, un c... pazzesco), avremo dei cieli blu con nuvole da cartolina. 

Notiamo sul sito di Avventure Nel Mondo che sono state programmate due date con partenza il 26 dicembre. Provo a farmi assegnare una delle due e con grande gioia, dopo qualche giorno di attesa, arriva la tanto agognata mail di assegnazione.

Per cui, pronti via, si parte.

 

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tempi

1

(ven)

26/12/2025

Milano Linate/Roma Fiumicino -> Francoforte -> Buenos Aires

513/961; 11.480

1h15’/1h55’; 13h50’

 

Ritrovo a Milano Linate direttamente al desk di Air Dolomiti, compagnia ormai di Lufthansa. Ritrovo con i partenti da Roma direttamente al gate d’imbarco di Lufthansa per il volo verso Buenos Aires. Tutti i voli partono in orario e non abbiamo nessun problema con la coincidenza che a sua volta parte pochi minuti dopo l’orario schedulato.

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2

(sab)

27/12/2025

Buenos Aires -> Salta

1.274; 12

2h15’; 22’

 

Atterriamo a Buenos Aires dopo un lungo volo di quasi quattordici ore. Attendiamo quasi sette ore prima di imbarcarci per Salta; fortunatamente non abbiamo cambiato aeroporto.

Atterriamo a Salta dove ci aspetta un minivan che condividiamo con l'altro gruppo che viaggia parallelamente a noi ma fa un itinerario simile al nostro anche se sfasato di un giorno in quanto noi faremo l’estensione al Balcón del Pissis mentre loro andranno alla Valle de la Luna.

Dormiamo in hotel diversi, a noi tocca l’Inti Masi che si trova in buona posizione ma l’albergo ha qualche anno sulle spalle e alcune stanze sono sporche.

Ci sistemiamo velocemente nelle stanze e poi ci incontriamo con Victor, uno dei soci dell’agenzia locale che ci fa un briefing veloce della giornata di domani e a cui paghiamo l’intero importo di cassa viaggi e l’estensione al Balcòn del Pissis. Insieme a Victor si è presentato anche una persona adibita al cambio delle banconote. Cambiamo tutto a lui, circa 850€ a testa con un cambio di 1€ = ARS 1.700,00. Non ha abbastanza banconote per tutti per cui la seconda parte del cambio avverrà nel ristorante in cui andremo a cena. Negli 850€ sono compresi sia la cassa comune che le spese personali. Saranno sufficienti fino a fine viaggio.

Sbrigate le formalità ce ne andiamo a cena al buon ristorante Mate Y Fogón. Ristorante relativamente vicino e molto nuovo, non è nemmeno presente in google maps però si mangia molto bene e non si spende nemmeno molto. Dopo cena dritti a nanna.

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km

tempi

3

(dom)

28/12/2025

Salta -> Vaqueros -> El Carmen -> San Salvador de Jujuy -> Yala -> Tumbaya -> Purmamarca -> Maimarà -> Tilcara

200 totali

Partiti alle 08:30 da Salta, arrivati alle 18:30 a Tilcara

 

Oggi piove, pure abbastanza forte. Victor ci consiglia di evitare la strada panoramica nella giungla perché, tanto, non si vedrebbe nulla. Decidiamo quindi di prendere la strada più veloce per fare la spesa al Super Mercado Miguelito della cittadina di General Güemes.

Compriamo tutto il necessario per i sei picnic che faremo nei prossimi giorni nella Puna. Compriamo acqua, scatole di tonno, mais, fagioli, affettato, tisane, coca-cola, marmellata, yogurt, biscotti, ecc. Per la frutta e la verdura ci pensa direttamente Victor ordinandola vicino Tilcara in modo che possa durare qualche giorno in più.

Sempre sotto il diluvio riprendiamo la strada per Purmamarca dove arriviamo prima di pranzo.

Victor ci lascia vicino al Mirador Cerro de 7 Colores e ci aspetterà in un parcheggio vicino la chiesa di Purmamarca.

Nel frattempo, ha pure smesso di piovere. Vicino al mirador inizia anche il Paseo de los Colorados: una passeggiata di meno di un’ora intorno alla montagna dei sette colori. Sia il mirador che il paseo sono a pagamento. Il mirador si trova in cima ad una rampa di scaloni di metallo ed effettivamente è un punto privilegiato per ammirare i colori della montagna. Il vento non ci fa rimanere sul mirador a lungo; scendiamo e iniziamo la passeggiata. Il vento si placa ed esce il sole, siamo fortunati e questa fortuna ce la porteremo fino alla fine del viaggio.

Il paseo de los colorados è una camminata molto facile su strada bianca e terminiamo il giro in meno di un’ora. Tempo di vedere l’interno della piccola chiesa di Purmamarca e ci dirigiamo a Tilcara con una piccola sosta fotografica a Maimarà. Non prima però di una sosta pranzo in un posto magnifico: La Comarca Hotel. Si mangia davvero molto bene e la location è molto suggestiva. La particolarità di Maimarà è un piccolo cimitero molto bello con alle spalle delle formazioni rocciose meravigliose chiamate “La Paleta del Pintor”. La sosta è brevissima, tempo di un paio di foto e risaliamo in auto per andare a Tilcara. Il nostro hotel è l’Hostal Antigua Tilcara; davvero grazioso con stanze pulite e soprattutto subito fuori dal centro della piccola cittadina. Dopo aver preso le stanze facciamo in tempo a fare due passi, ci fermiamo a bere una tisana calda in attesa che inizi una parata di giovani locali che sfila con costumi tradizionali cantando e ballando. Dopo la parata ci sparpagliamo: chi a caccia di souvenir, chi per assaggiare le empanadas che alcune signore cucinano per strada. Rientriamo in albergo per una doccia e poi a cena.

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4

(lun)

29/12/2025

Tilcara -> Trekking alla Garganta del Diablo -> Hornocal -> Uquía -> Reloj del Sol -> Tilcara

160 totali

Partiti alle 08:30 e rientrati alle 18:00

 

Alle 8:30 siamo pronti per il trekking che porta da Tilcara alla Garganta del Diablo. Il trekking è di circa 3 ore, 8,5 chilometri e con 450 metri di dislivello. Il panorama salendo non è indimenticabile, meglio invece quello sulla strada del ritorno. Il sentiero si inerpica in una stretta gola che si chiude a sud-est della cittadina. Ci è servito più che altro come un aiuto per l’acclimatamento ad alta quota, siamo ancora sotto i tremila metri.

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Dopo il trekking ci fermiamo a mangiare nel ristorante che una volta era di Victor ed è proprio di fronte casa sua. Pranzo veloce e si riparte.

Ci mettiamo in auto per raggiungere il mirador del Hornocal, il Cerro de 14 Colores. Al mirador ci si arriva direttamente col Pick-up e volendo si può scendere a piedi fino ad arrivare ad un secondo mirador un pochino più in basso. Qui siamo a 4.300 metri e l’altitudine si fa sentire. È il primo vero assaggio di alta quota e non bisogna strafare. Il paesaggio che si osserva dal mirador è semplicemente pazzesco. Le formazioni rocciose dell’Hornocal hanno dei colori intensi che vanno dall’ocra al giallo al bianco al verde e poi azzurro. Dipende tutto dallo stato di ossidazione o riduzione del ferro presente nelle rocce. Sembrano tante punte di freccia rivolte verso il cielo. Una coltre di nuvole si ferma proprio sopra la punta delle frecce lasciando qualche spiraglio da dove spicca un cielo blu pazzesco e da cui fa capolino anche il sole. Che meraviglia.

Sendiamo per visitare la chiesa di Uquía, famosa soprattutto per il suo interno, dove sono conservati preziosi dipinti della scuola di Cuzco raffiguranti gli “arcangeli armati”, cioè angeli rappresentati con fucili, spade e abiti militari in stile coloniale. Questa particolarità iconografica la rende una delle chiese più note e caratteristiche della Quebrada de Humahuaca. Sosta veolce e via verso il paseo la Senhorita che però troviamo chiuso a causa delle abbondanti piogge dei giorni precedenti. Rientriamo a Tilcara fermandoci a fare una foto al Reloj del Sol: una meridiana gigante che si trova proprio sul tropico del capricorno. Nulla di che.

Rientriamo a Tilcara per cenare in quello che avrebbe dovuto essere il ristorante migliore del viaggio: El Nuevo Progreso. Non è il migliore ma è sicuramente il più caro. Si mangia bene ma il costo è spropositato rispetto alla qualità del cibo servito.

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Data

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tempi

5

(mar)

30/12/2025

Tilcara -> Cuesta de Lipán -> Salinas Grandes -> Susques -> Sey -> Tuzgle -> Viaducto de la Polvorilla -> San Antonio de los Cobres

290 totali

Partiti alle 08:30 da Tilcara e arrivati alle 18:15 circa a San Antonio de los Cobres

 

Oggi si entra nella Puna. Lasciamo Tilcara dopo colazione, ripassiamo per Purmamarca cogliendo l’occasione di una mini-sosta fotografica per riprendere il Cerro de 7 Colores con la luce del mattino. Proseguiamo per Cuesta de Lipàn, una strada asfaltata che si arrampica sinuosa sul fianco di una montagna separata dal resto del paesaggio da una frattura tettonica molto suggestiva. Arrivati nel punto più alto possiamo scorgere in lontananza Salinas Grandes. Uno dei miei sogni fotografici più grandi era quello di fotografare un salar (magari quello di Uyuni) semi allagato durante una giornata con un cielo tempestato da nuvolette da cartolina. Le piogge dei giorni passati un pochino mi hanno fatto sperare di vedere Salinas Grandes semi allagata, ma era una speranza molto remota visto che in questi luoghi piove rarissimamente. Appena superate le colline la strada si affaccia dall’alto su Salinas Grandes allagata. Non stavo più nella pelle. Il cielo era perfetto con tante nuvolette da sembrare un cartone animato. Appena arriviamo all’inizio del salar vedo quello che ho desiderato da moltissimi anni. Le piogge dei giorni precedenti hanno allagato il salar ma solo con un dito d’acqua per cui è possibile camminarci in mezzo ed è possibile fare quelle foto che si vedono solo su riviste specializzate. Tutto si specchia nel Salar, persone, montagne, vulcani con la neve, nuvole. Che botta di c…fortuna. Le Jeep si fermano e possiamo fare tutte le foto che vogliamo. Le persone del posto hanno pure organizzato delle tende dove noleggiano delle Crocks in modo da poter entrare nel salar senza distruggersi le scarpe. Io, nel frattempo, ho fatto volare il drone che mi ha restituito scatti e video di una bellezza difficile da raccontare. Tutto il gruppo si è divertito a fare le foto più disparate. Non volevamo più andarcene. Risaliamo in auto e proseguiamo fino alla cittadina di Susques detta la porta delle Ande. Ci fermiamo poco dopo in un posto che sembra una specie di “Autogrill” per motociclisti. È l’Hotel Pastos Chicos. Qualcosa non è andato per il verso giusto. Le ordinazioni fatte da Victor al telefono hanno tardato tantissimo e poi molte erano sbagliate. Dopo una sosta molto più lunga del previsto deviamo nella Ruta Provincial 74 che costeggia il Rio Pastos Chicos. Questa parte della strada è sterrata, da qui inizia il famoso Ripio argentino. Strada sterrata bianca ma in ottime condizioni. Strada che i Pick-up Amarok affrontano nel massimo comfort. Passiamo di fianco al Cerro Jugueteria, si chiama così per le enormi pietre franate dal cerro e sparse lungo il percorso. Sembra un parco giochi per giganti. Il paesaggio è brullo, montagne alte con forme sinuose dai colori caldi; però lungo il piccolo Rio Pastos Chicos la vita trionfa. Si forma una stretta lingua verde attraversata dalle curve del piccolo torrente. In questo luogo si possono ammirare decine di vigogne che pascolano pacifiche. La strada che va verso sud-sudovest piega verso sud-est proprio alle falde del vulcano Tuzgle che, viste le precipitazioni dei giorni precedenti, ha la cima con la caldera coperta di nevischio. Proprio qui, lontano da qualsiasi forma di civiltà, sono state costruite le Aguas Termales de Tuzgle. Una piscina coperta dotata di acque termali. Ci fermiamo per una sosta di circa un’ora in cui ci rilassiamo a mollo di queste acque calde. La struttura è dotata di bagni e di spogliatoi per cambiarsi. Inutile dire che ervamo solo noi.

La strada prosegue verso San Antonio de los Cobres passando sotto il famoso cavalcavia Viaducto de la Polvorilla. Sosta fotografica e poi ripartiamo. Raggiungiamo la destinazione meno di un’ora dopo. Prendiamo le stanze, doccia, e poi andiamo a cena.

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Data

tappe

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tempi

6

(mer)

31/12/2025

San Antonio de los Cobres -> Abra del Gallo -> Santa Rosa de Pastos Grande -> Salar de Santa Rosa -> Salar de Pocitos -> Los Colorados -> Los Laberintos -> Desierto del Diablo -> Salar del Diablo -> Siete Curvas -> Ojos de Mar -> Tolar Grande

200 totali

Partiti da San Antonio alle 08:30 e arrivati a Tolar Grande alle 18:30

 

Oggi ci addentriamo nel cuore della Puna. Da San Antonio de los Cobres prendiamo la strada in direzione sud ovest per raggiungere il Salar de Santa Rosa. Questo ci porta a percorrere una bellissima pista panoramica che passa per Abra del Gallo, un passo a quasi 5.000 metri. Il meteo estivo ci regala sempre dei cieli pazzeschi con nuvole da cartolina che disegnano morbide ombre a macchia di leopardo sulle montagne che ci circondano. Ci fermiamo per una sosta fotografica alla Laguna Kaly di Santa Rosa de los Pastos Grandes e ne approfittiamo per sgranchirci le gambe. Victor ci aspetta qualche centinaio di metri più avanti. Come spesso accade la strada è affiancata da un piccolo corso d’acqua che diventa centro di vita per poche decine di metri a destra e a sinistra delle sue rive. Vediamo da vicino i primi esemplari di Yareta, una pianta tipica della Puna Argentina nota per la sua apparenza superficiale simile a un muschio verde compatto. Sotto la superficie compatta, sviluppa una struttura legnosa ramificata che può raggiungere l’età di oltre 3.000 anni, simile ad un piccolo albero sotterraneo. La sua crescita è lentissima e cresce al massimo di un centimetro e mezzo ogni anno. Giunti al passo di Abra del Gallo ci fermiamo per una sosta fotografica e Victor ci spiega il significato di alcuni altari dedicati ai santi popolari e alla Pachamama. Queste nicchie chiuse o cumuli di pietre, adornati con bandierine rosse, statue di santi o figure come il Gauchito Gil, sono luoghi di culto sincretico dove i locali lasciano offerte come coca, sigarette, bottiglie o cibo per protezione nei viaggi o gratitudine.

Le apachetas derivano da tradizioni indigene pre-incaiche, evolute con l'influenza cattolica in piccoli santuari o cappelle isolate. I viaggiatori aggiungono una pietra o lasciano doni per chiedere buon cammino agli Apus (spiriti delle montagne) o santi locali.

Le bandierine rosse evocano culti popolari come quello del Gauchito Gil, figura da bandito benefico; una specie di Robin Hood andino. Proseguiamo il nostro itinerario estasiati dal paesaggio che ci circonda fino ad arrivare al Salar de Santa Rosa. Foto di rito, camminata, volo col drone e poi risaliamo in auto per recarci al luogo del nostro primo picnic. Victor conosce dei luoghi strategici dove fermarsi: sempre all’ombra di grandi alberi, solitamente enormi salici piangenti e sempre in luoghi con una vista privilegiata sul paesaggio. Victor e Josè (detto Corcho) montano il tavolino, ci forniscono di piatti, posate, bicchieri e taglieri dove preparare il pranzo. La sera prima ha recuperato anche la frutta e la verdura che gli avevamo commissionato: lattuga, pomodori, melone, avocado, kiwi, manghi, mele ecc. Ogni giorno ci fornisce sempre del pane fresco che riscalda col piccolo fornelletto e una casseruola. Non è attrezzato con una cucina da campo ma con lo stretto necessario per dei pranzi freddi: insalate, affettati, frutta. Dopo ogni pranzo ci prepara il caffè con la Moka. Mangiamo circondati dalle vigogne che ci guardano curiose mentre dietro di loro si estende la meraviglia del paesaggio del Salar di Santa Rosa. Finito di mangiare smontiamo il piccolo campo e ci rimettiamo in marcia. Percorriamo la strada sterrata “129” in direzione nord-oves fino a raggiungere il Salar de Pocitos che attraversiamo in direzione sud fino a deviare ancora verso ovest per addentrarci in un luogo che definirei marziano. Si tratta de Los Colorados. Victor ci dice che per la popolazione locale i “los colorados” sono luoghi di colore rosso e non “colorati” come intendiamo noi. La zona di “Los Colorados” è composta da “Los Labirintos”, dal “Desierto del Diablo” e da “Siete Curvas”. La strada sterrata che percorriamo si colora di ocra e ci addentriamo nel labirinto di formazioni rocciose che sembrano arrivare direttamente da Marte. Mentre mi guardo attorno e mi vengono in mente le immagini del rover “Preservance” atterrato su Marte nel 2020. Appena la strada esce dalla stretta gola de “Los Labirintos” ci fermiamo per salire a piedi in un mirador molto vicino. Faccio volare il drone che mi restiturà delle foto interplanetarie. Risaliamo in auto per percorrere poche centinaia di metri e scendere nuovamente, stavolta guidati da Victor che ci porterà in un punto panoramico pazzesco dopo una camminata di una mezzoretta. Le foto si sprecano e come dice spesso Marc Gené: “Mai visto questo!”.

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La sosta è di circa un’ora per poi risalire in auto, attraversare il Desierto del Diablo e fermarci in una delle Siete Curvas. Si tratta di sette tornanti della strada che si arrampica per uscire dal Desierto del Diablo: molto suggestivo. Di lì a poco ci fermeremo ancora una volta per ammirare un’altra meraviglia della natura, ovvero gli Ojos de Mar.

Gli Ojos de Mar ("occhi di mare") sono tre piccole lagune di colore verde-turchese situate a 5 km dal villaggio di Tolar Grande. Le acque, profonde 3-8 metri, sono estremamente salate e alcaline: il colore turchese deriva dalla rifrazione della luce solare sul fondo bianco salino.

Il sito è di notevole importanza scientifica per la presenza di stromatoliti viventi, microorganismi primordiali che contribuiscono alla produzione di ossigeno atmosferico. Nel 2011 la zona è stata dichiarata area protetta dalla provincia di Salta proprio per preservare questi organismi, tra le più antiche forme di vita sulla Terra.

Recentemente però la situazione è profondamente cambiata. Una delle tre lagune cristalline si è trasformata in una massa d'acqua marrone e torbida, con sedimento sospeso. Il cambiamento è iniziato nel 2023 e persiste ancora; le cause sono dibattute, ma esperti indicano che la costruzione di passerelle per il turismo potrebbe aver danneggiato la crosta salina circostante, liberando sedimenti, sebbene il governo provinciale attribuisca il fenomeno a eventi climatici come intense nevicate e successivi disgeli. Le due piccole lagune rimaste intatte invece sono splendide. Le rive delle lagune sono composte dalla cristallizzazione del sale che ha creato delle formazioni simili a giganteschi granelli di citrosodina.

Arriviamo a Tolar Grande, più che un villaggio lo definirei un “insediamento umano” di poche decine di case. Noi alloggiamo a Casa de Monica. L’unico ospite, oltre a noi, è un geologo della miniera di litio che lavora nel Salar de Arizaro. Subito dopo cena cena Victor e il Corcho ci portano a vedere il cielo notturno poco fuori il villaggio di Tolar Grande. Purtroppo, una luna quasi piena rovina una stellata che sarebbe stata clamorosa. Nessuno ha voglia di aspettare la mezzanotte e alle dieci di sera siamo tutti a nanna. Chi se ne frega di Capodanno.

gg

data

tappe

km

tempi

7

(gio)

01/01/2026

Tolar Grande -> Salar de Arizaro -> Mina Julia -> Mina La Casualidad -> Estacion Caipe -> Tolar Grande

320 totali

Partiti alle 08:00 da Tolar Grande e rientrati alle 19:00

 

Questa, insieme alla giornata di Dunas Blancas e Campo de Piedra Pomez è la giornata che aspettavo con più trepidazione. Spolier: è stata la giornata più bella di tutto il viaggio dal mio punto di vista.

Appena usciti da Tolar Grande attraversiamo l’immenso Salar de Arizaro in direzione ovest. Arrivati sulla sponda opposta lo costeggiamo in direzione sud-ovest fino ad un bivio; svoltiamo verso destra ed iniziamo a salire di quota. In fondo, lontano, all’orizzonte si vede la punta di una montagna dal colore giallo evidenziatore: è Mina Julia.

La strada che si arrampica ci offre una vista mozzafiato sull’enorme distesa del Salar de Arizaro e del bianchissimo Salar de Rio Grande alla nostra sinistra. Davanti a noi la montagna giallissima da dove veniva estratto lo zolfo e pian piano si iniziano a vedere i resti della teleferica che collegava Mina Julia a Mina La Casualidad. La strada continua ad arrampicare fino ad arrivare a quello che resta della stazione a monte della teleferica. Scendiamo dalla macchina e chi scende a destra poggia i piedi in Argentina, chi scende a sinistra poggia i piedi in Cile. La pista sterrata, in questo punto, è una costa di confine tra due vallate: una in Argentina e l’altra in Cile. Lo sguardo non trova confini. A sinistra della strada una vallata profonda ed estesa appartenente al Parque Nacional de Llullaillaco con i suoi vulcani attivi che sbuffano costantemente; dall’altra parte il Salar de Arizaro ed in fondo, proprio dietro la cava di Mina Julia una miniera di litio con le sue acque turchesi. Già di per sé il panorama ti toglie il fiato, aggiungi che sei circondato da resti della miniera abbandonata (gru, carrelli, rotaie ecc) e il tutto a oltre 5.200 metri. L’emozione è talmente grande da riuscire a strappare qualche lacrima.

Il vento a quelle quote è freddo e teso per cui rimaniamo in quel paradiso d’alta quota poco meno di un’ora. Scendiamo poi a Mina La Casualidad: un insediamento umano atto ad ospitare l’impianto di raffinazione dello zolfo, le case degli operai, una piccola chiesa e un vecchio ospedale che si dice fosse diretto da un medico nazista scampato al processo di Norimberga.

Il nostro picnic sarà proprio all’interno di uno dei tanti edifici abbandonati. Che spettacolo. Finito il picnic visitiamo in libertà questo luogo tanto affascinante quanto misterioso e poi scendiamo in auto fino ad Estacion Caipe: una piccola stazione dei treni che serviva a calcolare il peso dello zolfo stipato nei vagoni diretti sia verso Salta che verso il Cile.

La stazione abbandonata riserva qualche sorpresa come una cassaforte piena di documenti risalenti al 1949 con le varie liste del contenuto dei vagoni.

Rientrando a Tolar Grande abbiamo visto anche una piccola volpe che passeggiava nei pressi della stazione.

A meno di 5 chilometri dall’arrivo scendiamo dalle auto e percorriamo a piedi la tratta sulle rotaie che portano alla stazione di Tolar Grande; una passeggiata di circa un’ora.

2

Arriviamo giusti per l’ora di cena.

gg

Data

tappe

km

tempi

8

(ven)

02/01/2026

Tolar Grande -> Salar de Arizaro -> Cono de Arita -> Antofallita -> Salar de Antofalla -> Laguna Verde -> Vega Colorada -> Quebrada Calalaste -> Antofagasta de la Sierra -> El Peñon

290 totali

Partiti da Tolar Grande alle 08:30 arrivati a El Peñon alle 18:45

 

Tempo di fare colazione, caricare i Pick-up, uscire da Tolar Grande che ci fermiamo subito per una sosta fotografica in un punto panoramico sul Salar de Arizaro. Sosta brevissima e in meno di un’ora siamo davanti alla formazione geologica più singolare che abbia mai visto in vita mia: il Cono de Arita. Alto circa 200 metri con una base di 800 metri di diametro è composta da rocce vulcaniche scure che contrastano con il bianco del salar circostante. Teorie dicono che si tratti di un cono vulcanico spento che non ha mai eruttato, privo di cratere; queste caratteristiche lo rendono il “cono geologico più perfetto del pianeta”. La sosta mi permette di far volare il drone per degli scatti incredibili.

Riprendiamo la marcia arrampicandoci per il passo desertico che ci porta ad Antofallita: una mini-oasi verde collocata qualche chilometro prima del Salar de Antofalla. In questa oasi ci abitano fratello e sorella che non si parlano da una vita. Sono gli unici due abitanti nel raggio di decine di chilometri e vivono in due casette circondate dal verde nato dalla presenza di un piccolo torrente. I due fratelli, ormai anziani, vivono di agricoltura e pastorizia. Ci fermiamo per il terzo picnic all’ombra di un enorme salice piangente vicino casa di Corina. Al nostro arrivo vengono a salutarci una gallina, un gatto e un cagnone nero affettuosissimo. Non vedremo altri essere viventi se non le caprette di proprietà del fratello di Corina. Dopo pranzo risaliamo in auto per raggiungere il Salar di Antofalla. Lo costeggiamo in direzione sud fermandoci solo per ammirare delle colline fatte da cristalli di potassio. Arriviamo all’ingresso della famosa Laguna Verde del Salar di Antofalla che purtroppo però è chiusa da quando il proprietario del terreno ha sorpreso due “furboni” farsi il bagno nelle acque ipersaline rischiando di uccidere tutti i microorganismi che le popolano. Sono mesi che si vocifera che verrà riaperta al pubblico ma per ora... niente da fare. Ne approfitto per raggiungerle tramite il drone e scattare qualche foto. È davvero meravigliosa, peccato. Attraversiamo il salar in direzione est e poi ci arrampichiamo per una pista che porta alla Vega Colorada luogo popolato da tantissime vigogne. Ne approfittiamo per fare due passi prima di prosegure verso la Quebrada de Calalaste, uno spettacolare canyon noto per le sue pareti rocciose dai colori vivaci con le sue formazioni create dall’erosione. Uscendo dal canyon proseguiamo in direzione sud scendendo di quota verso Antofagasta de la Sierra con il suo paesaggio costellato di piccoli crateri vulcanici dai colori e dalle forme incredibili.

È quasi ora di cena quando arriviamo a El Peñon. Prendiamo le stanze, ci facciamo una doccia e andiamo a cena in quello che credo sia l’unico ristorante del piccolo villaggio: il “Bar comedor mi paraje y excursiones jaime”. Si mangia pure piuttosto bene e le porzioni sono enormi.

gg

data

tappe

km

tempi

9

(sab)

03/01/2026

El Peñon -> Antofagasta de la Sierra -> Campo Las Tobas -> Cañon Las Tobas y Mirador de Mirihuaca -> Real Grande -> Crater del Volcan Galán -> Laguna Diamante -> Aguas Calientes -> Laguna Parbellón -> Laguna Verde -> Laguna Cavi -> El Peñon

190 totali

Partiti da El Peñon alle 08:30 e rientrati alle 18:30

 

Altra giornata intensa e ricca di spostamenti. Partendo da El Peñon ritorniamo sui nostri passi fino ad Antofagasta dove Victor e il Corcho si fermano per fare rifornimento. Noi ne approfittiamo per un giretto del paese. Saliamo inizialmente verso nord e poi deviamo ad est per una pista ripida che porta inizialmente a Campo Las Tobas, luogo dove sono presenti antichissimi petroglifi raffiguranti uomini e animali, poi a Cañon Las Tobas col suggestivo mirador di Mirihuaca da dove si può vedere l’estensione del canyon da un punto di vista privilegiato. Risaliamo in auto e raggiungiamo il passo di Real Grande a 5.000 metri per poi fermarci subito dopo per una breve sosta fotografica al primo mirador del cratere del Volcan Galán. Si tratta di uno dei più grandi, se non il più grande, cratere al mondo coi suoi 45 chilometri di diametro. Il fondovalle si trova a 4.500 metri mentre il bordo del cratere arriva fino ai 6.100 metri del Cerro Galán. Dentro la caldera si celano la grandissima Laguna Diamante dove si specchia anche il Cerro Galán, le sorgenti di acqua termale bollente a 86°, Laguna Parbellón e Laguna Verde. Sosta picnic sulle rive di Laguna Diamante di fronte ad un paesaggio da togliere il fiato. La cima del Cerro Galán è ricoperta da una spolverata di neve mentre una bomba di pioggia sta scendendo sul fianco del Cerro a pochi chilometri da noi mentre il cielo sopra le nostre teste è blu intenso. Dopo pranzo risaliamo nel Pick-up per raggiungere un secondo mirador che ci offre una una panoramica sulla valle che si estende a sud della Laguna Diamante e vediamo sia Laguna Pabellón che Laguna Verde (che non è quella del Salar di Antofalla). Riscendiamo ancora nella caldera per andare a visitare le sorgenti bollenti. Di ritorno sulla strada per El Peñon ci fermiamo per una sosta fotografica a Laguna Cavi. Arrivati in prossimità del piccolo villaggio, Victor ci lascia sulla collina che si affaccia su El Peñon dove possiamo visitare il piccolo cimitero. Scendiamo a piedi, rientriamo per una doccia e poi cena nello stesso ristorante della sera prima.

gg

Data

tappe

km

tempi

10

(dom)

04/01/2026

El Peñon -> Dunas Blancas -> Campo de Piedra Pomez -> Volcan Carachi Pampa -> Laguna Carachi Pampa -> Trekking al Volcan Antofagasta -> El Peñon

170 totali

Partiti alle 08:30 da El Peñon e rientrati alle 18:30

 

Anche oggi è giornata da podio; nella mia personale classifica si aggiudica il secondo posto ma di pochissimo rispetto a Mina Julia, per molti invece sarà la giornata top del viaggio. Lasciamo El Peñon dopo colazione in direzione sud e ci fermiamo subito in un luogo splendido: Dunas Blancas. Anche se le chiamano così la sabbia, più che bianca, è di colore argento. Si tratta di sabbia di pietra pomice. Le dune sono altissime e possiamo stare in questo paradiso per circa un’ora cercando di raggiungere il punto più alto. Mentre cammini cercando di raggiungere la cima delle dune non ti accorgi del paesaggio che stai lasciando alle tue spalle. Solo una volta arrivati in cima ti giri e la mascella ti crolla nella sabbia. Da dopo aver lasciato Tilcara non incontreremo mai più una giornata di pioggia fino al rientro a Salta; questo per dire che anche qui il meteo è pazzesco ma il cielo non è solo blu, che già basterebbe per rendere il luogo un incanto, ma è tempestato di nuvolette che nemmeno se le disegni a tempera o le fai generare dall’intelligenza artificiale.

Purtroppo, dobbiamo lasciare questo luogo meraviglioso per recarci in uno dei posti più assurdi che abbia mai visto: Campo de Piedra Pomez. Un’eruzione in epoca preistorica ha rilasciato nell’aria milioni di tonnellate di polvere di pietra pomice che si è inizialmente depositata e poi solidificata dando forma ad un mare fatto interamente di pomice. Qui incontreremo il massimo del turismo di tutta la Puna: ben 4 vetture oltre le nostre. Una folla incredibile. Una manciata di persone sparsa in un territorio enorme. Praticamente non abbiamo in contrato nessuno. Victor ci segnala il punto di ritrovo: l’unica pietrona gigantesca piazzata in verticale di tutta l’area. Perdersi nel labirinto del Campo è facilissimo ma basta salire in un punto sopraelevato per capire in che direzione si trova la “strada di casa”. Abbiamo poco più di un ora per perderci in questo paradiso creato da un evento catastrofico. Anche qui le foto si sprecano ma abbiamo abbastanza tempo per goderci il luogo immerso in un profondissimo silenzio. Torniamo alle macchine senza dire una parola: non serve. Direzione nord e attraversiamo il mare di pietra lavica nera fuoriuscito dal cratere del Volcan Carachi Pampa fino a raggiungere l’omonima laguna che è forse la più spettacolare del viaggio. Vuoi non fermarti a fare un picnic? Vigone, fenicotteri e asinelli selvatici popolano la laguna che riflette il rosa delle montagne circostanti e allo stesso tempo il blu del cielo. Tutto intorno un tappeto di soffice muschio colora di verde le sponde della laguna di acqua ipersalina. Dopo pranzo è il momento del trekking alla caldera del Volcan Antofagasta. 190 metri di dislivello e circa 2 ore e mezza tra andata e ritorno. La prima parte del percorso è praticamente in piano fino ad arrivare alle falde della caldera. La salita è un pochino faticosa ma è fattibile da tutti. Il ripido sentiero che sale sul vulcano è composto da ghiaione grossolano che cede sotto i tuoi passi facendoti avanzare a singhiozzo: tre passi avanti e uno indietro. La salita è lenta e Victor rimane in coda al gruppo dando consigli sulla salita. La discesa, che sembra invece critica, sarà più semplice del previsto: peso centrale, busto eretto e prima i talloni; anche se il terreno cede lo fa per pochissimi centimetri.

3

Arrivati in cima il panorama è incredibile e si vede distintamente che il campo di pietra pomice ricoprirebbe tutta la vallata solo che è stato in gran parte ricoperto da altri sedimenti. Si vedono il Volcan Carachi Pampa e la sua laguna. Che meraviglia. Scendiamo prima del previsto perché inizia a tirare il vento e sulla caldera è potentissimo. A tratti ci dobbiamo fermare per evitare di essere buttati a terra. Appena terminato il giro della caldera e iniziata la discesa il vento cala perché si è meno esposti. La giornata termina passando per Laguna Grande e laguna Espejo. Siamo stanchi ma pieni della bellezza della giornata. Domani si parte e lasceremo definitivamente la zona della Puna.

gg

Data

tappe

km

Tempi

11

(lun)

05/01/2026

El Peñon -> Dunas de Randolfo -> Aguas Termales de Villa Vil -> Belen -> Tinogasta -> Fiambalá -> Cortaderas

500 totali

Partiti da El Peñon alle 08:15 e arrivati a Cortaderas alle 18:30

 

L’estensione al Balcón del Pissis prevede due giornate di trasferimento. Questa, anche se non è la più lunga, è la più noiosa. Lasciamo El Peñon in direzione sud-est, le Dunas de Randolfo segnalano l’uscita dalla zona della Puna. Siamo tutti abbastanza tristi di lasciare quello che, per tutti, è stato un luogo incantato. Mai nome del viaggio è stato più azzeccato. Si scende di quota, sale il caldo e di punto in bianco riecco i cactus e i vigneti; è come se una parete invisibile dividesse le due aree; pazzesco. Ci fermiamo 45 minuti per un bagno nelle vasche termali di Villa Vil: un piccolo stabilimento termale dotato di spogliatoi, sedie, sdraio, gazebi e tre vasche di acqua termale a diverse temperature. Anche se non è ancora ora di pranzo fa piacere a tutti questa sosta.

Ripartiamo alla volta di Hualfin dove sosteremo per il pranzo e dove mangeremo un piatto a base di patate fritte e uova al tegamino. Riprendiamo la via per Cortaderas ma ci fermiamo a Fiambalà per acquistare il pane per l’ultimo picnic del viaggio. Il viaggio è lungo e arriviamo a Cortaderas nel tardo pomeriggio. Cortaderas è una località, non è un villaggio; qui è stato eretto un unico hotel, molto bello con grandi vetrate che si affacciano sulla vicina laguna piena di vigogne e asinelli selvatici. Qui si fermano tutti quelli che vanno al Balcón del Pissis o proseguono per il Cile. Albergo con camere molto grandi e dove si mangia un pastel de papas che è la fine del mondo. Se mai ci andrete ve lo consiglio caldamente.

gg

data

tappe

km

tempi

12

(mar)

06/01/2026

Cortaderas -> Laguna Aparejo -> Laguna Azul ->Balcón del Pissis -> Laguna Negra -> Laguna Verde -> Laguna Amarilla -> Cortaderas

205 totali

Partiti alle 08:15 da Cortaderas e rientrati alle 18:30

 

Ultima giornata da podio. Partiamo da Cortaderas inizialmente tornando verso sud ma poi piegando verso nord-ovest. La strada asfaltata passa in mezzo a boschi di Yareta e a lato della strada, dove il terreno è stato scavato per dare spazio al nastro d’asfalto, si possono vedere come queste piante sono dei piccoli alberi che si sviluppano sottoterra.

La prima sosta per una camminata di 20 minuti è a Laguna Aparejos: una laguna dalle acque azzurre dentro cui si specchiano gli altissimi vulcani della zona. Riprendiamo le auto e saliamo fino al Balcón del Pissis che altro non è che un mirador a 4.700 metri che si affaccia su tutte le lagune sottostanti. Il paesaggio si estende a 360 gradi, talmente grande da non starci nemmeno in una foto panoramica. È bellissimo e i colori delle lagune sono pazzeschi. Sembrano laghi di liquido di evidenziatore blu e verde. Le rive salate e bianchissime delle lagune cambiano colore intervallando fasce di colori più scuri ricordando gli anelli di saturno. Nella laguna negra (dalle acque scurissime) si specchia il Monte Pissis che con i suoi 6.793 metri domina la zona. Tempo di un volo col drone e scendiamo a visitare le lagune.

Prima la Laguna Negra e poi l’incredibile Laguna Verde dove ci fermeremo a fare l’ultimo picnic. Un poso da favola. La giornata particolarmente ventosa fa risaltare i colori della laguna tanto che sia Victor che il Corcho si fermano a fotografarla: raramente hanno visto questi colori. Siamo molto fortunati. Dopo pranzo torniamo sui nostri passi andando a vedere la Laguna Amarilla ma il suo colore giallo vivo viene spento dal passaggio di un nuvolone che impedisce alla luce del sole di illuminare questo posto meraviglioso. Rientriamo a Cortaderas nel tardo pomeriggio consapevoli che foto e video non potranno mai rendere minimamente quanto abbiamo visto e chiuso a doppia mandata nel profondo del nostro cuore.

gg

Data

tappe

km

tempi

13

(mer)

07/01/2026

Cortaderas -> Fiambalá -> Tinogasta -> Belen -> Santa Maria -> Ruinas de Quilmes -> Cafayate

550 totali

Partenza alle 08:15 da Cortaderas e arrivati a Cafayate per le 18:45

 

Altra giornata di trasferimento. Nonostante sia poco più lunga rispetto all’andata è meno “pesante” in quanto ci si ferma alla Ruinas de Quilmes, un sito archeologico dove una volta sorgeva l’antica capitale del popolo Quilmes. Un video illustrativo parla della storia dell’esodo della popolazione dei Quilmes durante la colonizzazione spagnola. Dopo aver visto il video abbiamo “ingaggiato” un volontario, probabilmente discendente di questa antica popolazione, che ci ha spiegato come era strutturata la città, cosa è rimasto e cosa è stato ricostruito. Una sosta di circa un’oretta abbastanza interessante che aiuta a spezzare il lungo trasferimento. Ci siamo fermati a pranzo sempre nella cittadina di Hualfin per rimangiare le patate fritte con le uova.

Arrivati a Cafayate ci siamo sistemati nelle nostre stanze e siamo andati a visitare la piazza centrale della cittadina con il suo bel mercato dell’artigianato e poi ci siamo fermati a cena.

gg

Data

tappe

km

tempi

14

(gio)

08/01/2026

Cafayate -> Los Colorados -> Trekking a la Yesera por el Paso -> Asado -> Anfiteatro -> Garganta del Diablo -> Los Castillos -> Cafayate

75 totali

Partiti alle 09:00 da Cafayate e rientrati alle 18:00

 

Oggi ci aspetta un trekking davvero semplice a la Yesera por el Paso con un passaggio per la zona di Los Colorados. Rispetto ai paesaggi della Puna questi sono più simili a quelli dell’ovest degli Stati Uniti: Arizona, Utah ecc.

Il trekking di circa tre ore è più che altro una passeggiata che parte dall’ingresso di uno stretto canyon dalle pareti di roccia rossa fino ad arrivare ad un view point sull’area de La Yesera.

4

Finito il trekking Victor ci prepara il suo famoso Asado presso una fattoria di suoi amici. Carne buonissima e cotta alla perfezione, un vero asado argentino accompagnato da del buon vino delle zone di Cafayate.

Sulla strada di ritorno ci siamo fermati a vedere quello che rimane di una antica cascata chiamata, anche questa, Garganta del Diablo, non hanno molta fantasia. Ultime due visite sono all’anfiteatro e Los Castillos: formazione rocciosa che richiama le forme di un castello medievale.

Rientriamo a Cafayate nel tardo pomeriggio, altro giretto ai mercatini, cena e a nanna.

gg

Data

tappe

km

tempi

15

(ven)

09/01/2026

Cafayate -> Ruta Nacional 40 -> Quebrada de las Flechas -> Molinos -> Seclantas -> Camino de los Artesanos -> Parque Nacional Los Cardones -> Recta del Tin Tin -> Piedra del Molino -> Cuesta de Obispo -> Quebrada de Escoipe -> Salta

300 totali

Partiti da Cafayate alle 08:30 e arrivati a Salta alle 18:15

 

Ultima giornata a bordo dei Pick-up di Victor e del Corcho. Ci fermiamo dopo qualche chilometro a vedere la Quebrada de las Flechas raggiungendo a piedi un punto panoramico vicinissimo alla strada. Questa zona si chiama così perché le formazioni rocciose sembrano tante punte di freccia rivolte verso il cielo, davvero molto bello.

Riprendiamo la nostra marcia passando per il Camino de los Artesanos, un piccolo centro con botteghe di artigianato ma che non suscita in noi grande interesse. Passiamo attraverso al Parque Nacional Los Cardones ammirando i grandissimi cactus che lo contraddistinguono e ci facciamo anche un pezzo di strada a piedi per spezzare il tragitto in auto. Purtroppo, da qui in avanti, con la discesa di quota becchiamo brutto tempo e un nebbione paragonabile a quelli della pianura padana. Non si vede assolutamente nulla e procediamo molto a rilento tanto che arriviamo a Salta appena in tempo per poter entrare al Museo Arqueologico de Alta Montana (MAAM). A Salta piove.

Io non vado al museo, preferisco salutare Victor e regolare qualche pagamento che era rimasto in sospeso e, insieme alla ragazza della reception dell’hotel prenotare i taxi per la mattinata di domani.

Salutare i due driver è stata una stretta al cuore. Ci siamo abbracciati con la promessa che ci saremo rivisti: sia in Italia che nella Puna.

I ragazzi rientrano dal museo e torniamo a cena al ristorante Mate y Fogón che si conferma essere davvero buono: abbiamo cenato molto bene.

gg

Data

tappe

km

tempi

16

(sab)

10/01/2026

Salta -> Buenos Aires

12; 1.274; 10

22’; 2h05’; 25’

 

Purtroppo, il nostro volo per Buenos Aires subisce un ritardo di 2 ore costringendoci a passare una mattinata a ciondolare per Salta e cestinare la visita della prima mezza giornata nella capitale. Arriviamo in aeroporto dopo una ventina di minuti di taxi. Il volo almeno è puntuale. Atterriamo a Buenos Aires alle 16:00 passate. Alejandro ci aspetta col minivan che condivideremo con il gruppo di Simona. Questo breve periodo nella capitale lo faremo con i due gruppi uniti.

Nel tragitto fino all’albergo sosteremo solo per vedere 5 minuti la libreria El Ateneo Grand Splendid, classificata come la seconda libreria più bella del mondo. Nel tragitto fino all’albergo Alejando ci spiega la conformazione della città, la sua storia, i suoi ritmi, i suoi quartieri. Praticamente si porta avanti per il lavoro del giorno dopo in modo che possiamo visitare quel poco che possiamo senza perdere ulteriore tempo. Devo dire che Alejandro si è dimostrato davvero molto bravo.

Arrivati in hotel gli paghiamo quanto dovuto per la cena con spettacolo di tango che si svolge al ristorante Piazzolla Tango, all’interno di un vecchio teatro nella galleria Güemes a poche centinaia di metri dal nostro albergo. La cena è discreta e lo spettacolo di tango molto carino, mi aspettavo qualcosa di diverso, il corpo di ballo non era male ma soprattutto c’era un’orchestra davvero valida; dal mio punto di vista meglio l’orchestra che il corpo di ballo.

Dopo cena abbiamo fatto un salto in Avenida Corrientes che la sera si trasforma nella “Broadway” di Buenos Aires.

Non stiamo in giro per molto e rientriamo prima di mezzanotte.

gg

Data

tappe

km

tempi

17

(dom)

11/01/2026

Buenos Aires City Tour -> Francoforte

10; 11.480

Tutta la mattina per la visita della città con partenza ore 08:45. Rientrati in albergo e ripartiti ore 13:45 per aeroporto.

 

Come concordato alle 08:45 ci facciamo trovare pronti per il mini city tour che passerà per Plaza de Mayo con visita veloce alla Catedral Metropolitana. Ci fermiamo davanti a casa Rosada e Alejandro ci racconta della storia di Evita e dei desaparecidos. Proseguiamo la passeggiata per la modernissima darsena di Puerto Madero. Dopodichè, grazie ai biglietti prepagati forniti da Alejandro, prendiamo l’autobus per il quartiere de La Boca. Il tour è velocissimo in quanto non c’è molto da vedere oltre al Caminito de la Boca e all’esterno dello stadio La Bombonera. Rientriamo in bus per visitare il mercato di San Telmo e mangiare al volo il Choripan alla Choripanería. Si tratta di un panino contenente Chorizo condito con qualche spezia e del chimichurri. Davvero spaziale.

Corriamo in albergo per una doccia al volo, abbiamo chiesto il late check-out di quasi tutte le stanze. Paghiamo Alejandro e riprendiamo il minivan che ci porta in aeroporto. Spendiamo gli ultimi spiccioli che ci rimangono in qualche bottiglietta di cocacola zero, giusto per sgrassare il choripan mangiato poco prima.

Il volo è in orario ed imbarchiamo puntualissimi.

gg

Data

tappe

km

tempi

18

(lun)

12/01/2026

Francoforte -> Milano Linate/Roma Fiumicino

513/961

1h15’/1h50’

 

Il lungo volto passa rapidamente tra un film e una dormita. Atterriamo a Francoforte e poco dopo abbiamo il volo per Linate, Roma dovrà attendere di più.

Atterriamo puntuali in Italia con una voglia tremenda di ritornare in quei posti fantastici dove più di uno di noi ci ha lasciato il cuore.

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