Giava Bali Gili 2026

Giava Bali Gili

  Monaco Flag 

 

 

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Il volo di Garuda tra templi vulcani e coralli 

 

gg

data

tappe

km

tempi

1

(sab)

23/05/2026

Milano Linate/Roma Fiumicino -> Istanbul

1.683/1.371

2h55’/2h35’

Partenza puntuale da Roma e in leggero in ritardo da Milano, ci ritroviamo al gate d’imbarco per Jakarta.

gg

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tappe

km

tempi

2

(dom)

24/05/2026

Istanbul -> Jakarta

9.460; 10

11h50’; 15’

Atterriamo nel tardo pomeriggio a Jakarta, recuperiamo i bagagli e appena usciti dall’aeroporto troviamo il driver che ci accompagna in hotel. L’hotel dista una quindicina di minuti di van. Diciamo che per una notte di layover può andare, ho visto di peggio. Concordiamo con lo staff la cena e la colazione e poi a nanna presto perché ci aspetta la prima di una serie di levatacce da fermare il cuore. La navetta che ci porterà in aeroporto parte alle 3:00 del mattino.

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tappe

km

tempi

3

(lun)

25/05/2026

Jakarta -> Yogyakarta -> Borobudur -> Yogyakarta

10; 424; 60; 5; 41

15’; 1h10’; 1h30’; 10’; 1h20’

La sveglia suona alle 2:00, tempo di una rinfrescata giusto per svegliarsi un po’, chiudere i bagagli, fare una colazione con lunch box ma direttamente nella hall dell’hotel e poi infine prendere la navetta che ci riporta in aeroporto.

Coda veloce al desk di Batik Air, security check e siamo all’imbarco. Il volo parte puntuale e alle 7 del mattino atterriamo a Yogyakarta dove ci aspettano Eddy (la nostra guida parlante italiano) e il driver. Per risparmiare tempo il corrispondente ci da appuntamento in un ristorante vicino all’aeroporto. Cambiamo il denaro, saldiamo il costo dei servizi e partiamo alla volta del Borobudur. Durante il tragitto di circa un’ora e mezza Eddy inizia a darci un’infarinatura della filosofia buddhista e una spiegazione ad ampio raggio della costruzione del Borobudur, il più grande tempio buddhista del mondo. Solitamente la visita del Borobudur la si fa all’alba ma oggi è lunedì e il Prambanan è chiuso per cui dobbiamo necessariamente visitare oggi il Borobudur. Compreso nel prezzo del biglietto vi vengono consegnate delle ciabatte in vimini chiamate “Upanat” che sono obbligatorie per chi sale sul tempio senza rovinare la superficie; di fatto servono per proteggere la pietra del monumento dall’usura e per rendere più uniforme e controllata la visita nelle aree consentite. Oltre alla guida di Eddy è necessario ingaggiare una guida ufficiale per la spiegazione della costruzione del tempio. La guida è gratuita ma la mancia è “obbligatoria”. Una volta visto il tempio dalla base, grazie all’ingresso premium, è possibile salire. Da qui un’altra ora di visita con Eddy che si rivelerà super esperto di basso rilievi e vi spiegherà vita, morte e miracoli di ogni singola pietra. Tende ad essere molto prolisso e alla lunga è facile perdere la concentrazione; di contro è molto bravo, amante del suo lavoro e ha un ottimo “timing”. Inoltre, ci fa conoscere alcuni suoi “studenti”: ragazzi che vogliono imparare l’italiano per diventare a loro volta delle guide. Quello che fa è encomiabile e i ragazzi (di tutte le età) sono molto simpatici.

Finita la visita al Borobudur che dal mio punto di vista merita tantissimo, risaliamo sul van e andiamo a visitare il Candi Mendut che, purtroppo, è in fase di ristrutturazione ed è parzialmente coperto da impalcature. Nel parco del Candi Mendut è presente un maestoso albero di Ficus secolare. La visita è abbastanza breve, meno di una mezzora, dopodiché Eddy ci accompagna a visitare il mercato tradizionale di Yogyakarta; non è molto grande ma una visita la merita. Prima di arrivare al mercato ci fermiamo ad una piantagione di caffè Luwak: il caffè i cui chicchi sono ricavati dagli escrementi dello zibetto: un mustelide che si nutre proprio dei chicchi di caffè. I chicchi fermentano integri all’interno dell’intestino del mustelide che li espelle tramite le feci. Questo processo di fermentazione naturale conferisce al chicco un gusto particolare. Finito il nostro peregrinare ce ne andiamo in hotel, molto carino, con delle belle stanze a bordo piscina. Ne approfittiamo per un bagnetto rigeneratore prima di prendere un taxi che ci porta a Malioboro Street, la via principale di ristoranti e divertimenti. Qui mangeremo il “Lumpia” che alcuni partecipanti ricorderanno come “il miglior Lumpia del viaggio”.

Si tratta praticamente di un grande involtino primavera carico di gamberi, pollo e tanto, tantissimo aglio. Ovviamente unto all'inverosimile. Ceniamo in uno dei tanti ristoranti della via, senza infamia e senza lode, dopodiché rientriamo in albergo.

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tappe

km

tempi

4

(mar)

26/05/2026

Yogyakarta -> Prambanan -> Tawangmangu

3; 1; 20; 98; 10; 20

15’; 3h; 1h; 2h; 30’; 1h

La giornata inizia con una buona colazione a bordo piscina, lasciamo l’albergo con i bagagli, sarà una giornata lunga. La prima destinazione è il Kraton, ovvero il palazzo del sultano di Yogyakarta. Eddy ci lascia nelle mani di una guida locale obbligatoria: una signora anziana parlante un misto tra italiano, spagnolo, inglese e tedesco. Seguire il filo del discorso è decisamente impegnativo. La visita dura circa un’ora: il Kraton è la residenza ufficiale del sultano e della sua famiglia ed è considerato il cuore politico e rituale della città. Fu costruito nei primi anni dopo la firma del Trattato di Giyanti (1755), che sancì la nascita del Sultanato di Yogyakarta; il complesso originario venne fatto erigere tra il 1755 e il 1756 per il primo sultano Hamengkubuwono I, che ne curò anche il progetto architettonico. Finita la visita incontriamo Eddy che ci sta aspettando fuori dalle mura del palazzo; lo seguiamo a piedi per circa un chilometro addentrandoci nel centro storico di Yogyakarta con destinazione il Water Castle. Durante il percorso ci fermiamo in un negozio di artigiani che creano marionette raffiguranti le divinità induiste. Queste marionette sono fatte con la pelle di manzo essiccata, incisa e dipinta: dei piccoli capolavori. La visita vale decisamente la pena ed è brevissima. Il Taman Sari, noto come "Water Castle" di Yogyakarta, è un complesso storico che fungeva da giardino reale, centro di relax e area di bagno privato per il Sultano e la sua famiglia. Originariamente (metà del XVIII secolo) fu costruito come giardino reale e luogo di svago e ritiro: includeva piscine, canali, padiglioni per il relax e bagni privati per il Sultano e le sue concubine. Aveva anche funzioni pratiche e difensive: parti del complesso erano progettate come rifugi, passaggi sotterranei e strutture protette che potevano servire per nascondere o difendere la famiglia reale.

Al suo interno si trovavano inoltre spazi per la meditazione e una piccola moschea (Gumuling), evidenziando un uso sia ricreativo che religioso. Anche qui la visita potrebbe essere più veloce ma Eddy si sofferma a spiegarci i dipinti dei soffitti delle varie stanze. Una volta usciti dal Taman Sari proseguiamo con la visita a piedi del bellissimo centro storico passando a fianco ad una moschea nascosta in una cisterna e perdendoci in un labirinto di viuzze contorte collegate su più livelli da scale e gallerie. Davvero una passeggiata davvero molto bella. Riprendiamo il van e ci aspetta un’oretta di tragitto nel traffico in uscita da Yogyakarta. Arriviamo al Prambanan per la visita guidata da Eddy. Qui incontriamo nuovamente i suoi studenti che si erano preparati alcune domandi da farci in italiano, con lo smartphone registravano le risposte che avrebbero studiato in seguito. Il Prambanan è un grande complesso di templi induisti costruito nel IX secolo e dedicato soprattutto a Shiva, Brahma e Vishnu. La sua silhouette è molto slanciata e verticale, con torri alte e ricche di rilievi; quindi, dà subito un’impressione diversa rispetto ai templi “a terrazze” che spesso si immaginano in Asia. Somiglia a un tempio khmer soprattutto per la logica monumentale: struttura alta e piramidale, forte enfasi sul tempio centrale, rilievi narrativi e un linguaggio architettonico che punta a evocare il monte sacro. Inoltre, studi comparativi sull’architettura di Prambanan e di Angkor Wat notano somiglianze nelle forme generali, nella pianta e in alcuni elementi ornamentali. Aveva principalmente una funzione religiosa e in origine serviva come luogo di culto e di rappresentazione del potere sacro del regno, quindi non era solo un “tempio”, ma un centro rituale monumentale.

Il tempio principale era dedicato a Shiva, considerato il dio centrale del complesso, e il sito era concepito per il culto induista in forma solenne e gerarchica. Le tre strutture maggiori richiamano la Trimurti, cioè le tre divinità principali dell’induismo, e l’intero complesso rifletteva questa impostazione cosmologica. Non era un singolo tempio isolato, ma un insieme molto grande di edifici disposti attorno a uno spazio centrale, con funzioni rituali e processionali. Le decorazioni raccontano episodi del Ramayana, quindi aveva anche una funzione narrativa e didattica per trasmettere miti e valori religiosi. Qui Eddy da’ il meglio di sé, vorremmo contenerlo ma non abbiamo cuore per farlo. La visita dura circa un’ora e mezza. Ci procuriamo qualcosa da sgranocchiare perché ora ci aspetta un lungo trasferimento verso est per arrivare ai due templi Candi Cetho e Candi Sukuh. Arriviamo al primo al tramonto dopo un lungo trasferimento; il Candi Cetho è un tempio hindu situato sulle pendici del monte Lawu, nascosto tra piantagioni di tè e spesso avvolto dalla nebbia. È celebre per la sua struttura a terrazze piramidali. Siamo molto fortunati perché il sole tramonta proprio di fronte al tempio e vediamo il sole scendere proprio tra i tipici portali hindu. La vista dal punto più alto del tempio è davvero emozionante. Purtroppo, si è fatto tardi e la visita al Candi Sukuh la faremo al buio anche se devo dire che il tempio è sapientemente illuminato. La particolarità del Candi Sukuh è la sua forma a piramide troncata che lo fa somigliare ad una piramide maya. Arriviamo in albergo provati dalla lunga giornata. Albergo molto bello con delle stanze grandi e pulite. Qui salutiamo Eddy che ci farà un discorso di eguaglianza che dimostra la sua grande spiritualità. Lo abbracciamo con affetto e gli allunghiamo la mancia; durante il resto del viaggio ci mancherà.

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Data

tappe

km

tempi

5

(mer)

27/05/2026

Tawangmangu -> Madakaripura Waterfalls -> Bromo

300; 19

5h; 40’

Anche oggi si prospetta un lungo trasferimento. 300 sono i chilometri che separano Tawangmangu al parco delle cascate di Madakaripura. Il problema che questi 300 chilometri vengono percorsi in circa 5 ore al netto di soste idrauliche ai vari Indomaret che si incontrano lungo la strada. Le strade sono strette alcune intersezioni con altre strade principali causano code di diversi chilometri. Code che il nostro driver evita come stesse percorrendo una gimcana.

Arriviamo al parcheggio delle cascate nel primo pomeriggio e il cielo non promette nulla di buono. Nel pacchetto acquistato dal corrispondente è compresa una guida che ci porterà fin sotto le cascate e uno scooter a persona guidato da un ragazzo del luogo. Decidiamo di acquistare anche dei poncho impermeabili che ci serviranno durante il trekking alle cascate, appena scendete dal van i venditori ve li proporranno, non serve andare a cercare chissà dove. Ognuno di noi sale sul posto del passeggero di uno scooter/moto che coprirà i 4 chilometri circa che portano dal parcheggio all’attacco del trekking per le cascate. Arrivati in fondo vi verranno forniti dei caschetti da operaio che dovrete obbligatoriamente indossare. Il trekking si snoda lungo il torrente che dovrete attraversare più volte a piedi, si tratta di un percorso per lo più pianeggiante senza nessun tipo di difficoltà. Il trekking si infila in una gola stretta le cui pareti sono ricoperte da folta vegetazione che a sua volta ospita parecchie scimmie. Sono proprio loro che muovendosi potrebbero smuovere delle rocce che precipitano proprio sulle teste delle persone, ecco il perché dei caschetti. Visto che dovrete guadare il torrente più volte in punti dove l’acqua vi arriverà alle ginocchia è consigliabile usare delle scarpe da scoglio oppure delle Crocs. Sconsiglio vivamente le infradito in quanto il fondo del torrente è composto da grosse pietre instabili e successivamente, per arrivare sotto la cascata principale, il sentiero si arrampica per qualche metro su nuda roccia bagnata. Ovviamente potete farlo con le scarpe da ginnastica ma le dovrete immergere nell’acqua. Il trekking è molto breve, meno di un chilometro, e meno di due chilometri tra andata e ritorno, la natura che lo circonda è incredibile. La gola che percorrerete via via si stringe fino ad arrivare nel punto più stretto, senza uscita, proprio sotto le cascate dalle pareti rigogliose di vegetazione. È un luogo surreale e magnifico. La visita merita davvero tanto. Tra andata e ritorno, foto comprese, calcolate almeno un paio d’ore. Sulla via del ritorno il tempo si guasta e inizia a piovigginare. Pioggia leggera che ci accompagnerà quasi fino all’albergo che raggiungiamo in serata inoltrata per poi smettere di colpo.

0

Cena direttamente al ristorante dell’albergo, briefing con i ragazzi delle Jeep che vi verranno a prendere di buon’ora e che ci dicono che dovremmo essere molto fortunati: ci sarà pochissima gente e il meteo sarà splendido.

gg

Data

tappe

km

tempi

6

(gio)

28/05/2026

Bromo -> Bromo Park -> King Kong Hill -> Bromo -> Kawah Ijen

15; 6; 15 ;196

40’; 20’; 35’; 6h

Essendoci poca gente possiamo partire con calma, verso le 3:30, sulle nostre Jeep. Sono dei 4x4 Toyota completamente preparati per le escursioni sulla sabbia. Ci vogliono circa 40’ per percorrere i 15 chilometri che separano il nostro albergo dal parcheggio nella valle sabbiosa ai piedi del vulcano Bromo. Salendo finiamo dentro una fitta coltre di nuvole tanto da sembrare di essere in piena pianura padana il 15 di gennaio. Il driver ci dice di non preoccuparci, appena inizieremo la salita a piedi supereremo la coltre di nuvole. Così infatti è. Non solo, stranamente c’è pochissima gente. Ok che siamo fuori stagione ma non saremo più di una quindicina di persone in tutto. Fantastico. Il driver ci dice di seguire il sentiero che attraversa il “Sea of Sand” e così facciamo per circa 500 metri in salita, salita che aumenta progressivamente. Non siamo ancora oltre la coltre di nubi ma intravvediamo la scalinata che porta sul bordo della caldera. Percorsi i primi dei 253 gradini le nubi si diradano rivelando una stella meravigliosa da cui si vede nettamente la Via Lattea, complice il cielo completamente senza luna. Mentre saliamo gli ultimi gradini possiamo distinguere nettamente il suono che proviene dal profondo della caldera. Tra una sbuffata di vapori di zolfo e un’altra si può nettamente vedere il rosso della lava che ribolle sotto di noi. Assomiglia al rumore di un mare in tempesta con le onde che si infrangono sulla scogliera ma è molto più profondo; è un suono viscerale che ti avvisa che “se cadi” non la racconti. Il bordo della caldera è un precipizio che ti porta dritto nell’inferno rovente nel cuore della terra; solo in alcuni tratti ci sono delle protezioni in cemento che però in molti punti sono crollate. Non c’è nessun pericolo ma, state attenti. Non ho contato più di trenta persone, ma ho visto video con un via vai di gente decisamente voluminoso, in quei frangenti l’attenzione deve essere massima. Davanti a noi il baratro scuro ricoperto dal fumo solforoso che quando si dirada mostra chiaramente il mare di lava fluida, dietro di noi un paesaggio che a malapena si intravede e sotto di noi, alle nostre spalle, il mare di sabbia viene nascosto dal tappeto di nuvole candide e soffici. Tutte le vallate sono celate dal “cloud carpet”. Che spettacolo incredibile e, permettetemi, che botta di culo. Le prime luci dell’alba illuminano un paesaggio da favola mentre sotto di noi ormai non è più possibile vedere la lava. La luce rivela la vera dimensione della caldera che è semplicemente enorme. I posti migliori per gustarsi il panorama sono a sinistra. Una volta raggiunta la sommità delle scale, prendete il sentiero ad anello della caldera verso sinistra e fermatevi un centinaio ad un centinaio di metri. Quando sorge il sole il tappeto di nuvole sotto di noi si colora di oro puro e alle nostre spalle vediamo la vetta del vulcano spento Batok. È ora di scendere, i driver ci aspettano nel parcheggio del mare di sabbia. Li raggiungiamo in meno di trenta minuti e da qui ci portano alla King Kong Hill: una collina da dove si può ammirare il paesaggio del Bromo, del Batok e del Semeru (la vetta più alta di Indonesia) da un punto di vista privilegiato. Hanno pure costruito una torre in legno per godere al meglio il paesaggio. La fortuna meteorologica continua ad assisterci e lo farà fino a fine viaggio. Le nubi si diradano completamente e la vista dei tre vulcani davanti a noi è completamente libera. Sono le 9 del mattino quando facciamo rientro in hotel per la colazione. Doccia veloce e si riparte per quello che sarà il trasferimento più lungo di tutto il viaggio.

Sono meno di 200 i chilometri che ci separano dal secondo vulcano che visiteremo: il Kawan Ijen. Abbiamo deciso di dormire in un alberghetto spartano (molto spartano) proprio all’attacco del trekking al vulcano per cui dobbiamo percorrere gli ultimi chilometri lungo una stretta stradina di montagna. Ci mettiamo circa 6 ore al netto delle soste. Si, il trasferimento è decisamente lungo ma la scelta di dormire lì si rivelerà azzeccatissima. Vorremmo farci una doccia ma il bagno delle nostre stanze è, come dire, basico, non ci sono nemmeno i lavandini e fa freddo, tanto che abbiamo dovuto chiedere delle coperte aggiuntive alla piccola reception. Il Rante Home Stay & Cafè non è un vero albergo, è una specie di camping che mette a disposizione delle casette che da fuori sono tanto carine ma dentro si riveleranno parecchio sporche, con lenzuola credo non ben lavate e bagni terribili con dei water solo appoggiati a terra il cui scarico tende ad intasarsi con nulla. Ceniamo in un vicino homestay, appena costruito, che non si trova nemmeno su maps (ad oggi) ma dalle stanze belle, pulite con dei bagni splendidi. Cena veloce e a nanna presto.

 gg

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tappe

km

tempi

7

(ven)

29/05/2026

Kawah Ijen -> Ketapang -> Gilimanuk -> Pemuteran

40; 32; 2; 2

2h; 40’; 3’; 3’

La sveglia suona alle 1:30 del mattino, ci conforta solo il fatto che se avessimo dormito lontani dal trekking, di fatto, non saremmo nemmeno andati a dormire e, fidatevi, dormire quelle 3 ore in più vista l’alzataccia del giorno prima è salvifico. Alle 2 ci troviamo con la guida (obbligatoria) che ci farà un breve briefing e ci metterà a disposizione delle maschere antigas che useremo in vista dei “Blue Fires”. Costano 25.000 rupie a maschera. Alle 2:30 circa iniziamo la nostra salita al vulcano.

1

Torniamo alla base verso le 7:30 del mattino, salutiamo la guida, rendiamo le maschere e poi in albergo per la colazione. Risaliamo sul van con destinazione porto di Ketapang da dove prenderemo un traghetto per Bali e saluteremo la bellissima isola di Java.

Entriamo nel parcheggio e il nostro driver ci accompagna fino all’ingresso dove ci verranno dati i biglietti del traghetto. Lo salutiamo e gli allunghiamo la mancia, il poverino dovrà tornare in giornata a Yogyakarta, non lo invidiamo affatto.

L’attraversamento della stretta lingua di oceano che separa Bali da Java dura poco più di un’ora. Tempo di scendere e ad aspettarci c’è il driver mandato da Perama con un cartello con il vostro nome. Abbiamo tutti una fame del demonio e quindi il driver si ferma al porto da dove, l’indomani, prenderemo la barca privata per Menjangan. Qui c’è un piccolo ristorantino molto “ruspante” dove mangeremo un gustoso Mie Goreng. Il posto è infestato da scimmie, occhio a non lasciare nulla incustodito.

Dopo pranzo percorriamo il breve tratto di strada che ci lascia nel miglior albergo del viaggio il “The Bali Menjangan” di Pemuteran. Le casette che ci mettono a disposizione sono splendide, pulite e con dei bagni enormi. Abbiamo a nostra disposizione ben due piscine e pure la spa in albergo. Sistemiamo i bagagli nelle bellissime stanze che avranno delle composizioni floreali con il mio nome e cognome su ogni letto di ogni stanza (carini) e ci rechiamo al vicino Pulaki Temple, ovvero il tempio delle scimmie. Inutile che vi dica come mai si chiama così. La visita è brevissima e ritorniamo in albergo dove ci aspetta un bagno in piscina e un massaggio rilassante di un’ora che avevamo prenotato appena arrivati. Ceniamo al vicino ristorante “The Sage Bali”, molto… particolare ma altrettanto buono. Offre una fusione tra cucina balinese e texmex. Da provare.

gg

Data

tappe

km

tempi

8

(sab)

30/05/2026

Pemuteran -> Pura Menjangan -> Lake Bratan -> Pura Ulun Danu Bratab -> Ubud

17; 90; 44

25’; 3h; 2h30’

Dopo una buona colazione, mi aspettavo di meglio visto il livello dell’hotel, carichiamo i bagagli e il nostro zainetto che ci siamo preparati per la mezza giornata di snorkeling all’isola dei cervi di Pura Menjangan. Il giorno prima sono stato contattato dalla guida per comunicargli la taglia delle pinne e l’ora di partenza. Torniamo al piccolo porticciolo dove abbiamo pranzato il giorno precedente e qui conosciamo la nostra guida che ci consegna pinne e, per chi non li ha portati dall’Italia, anche maschera e boccaglio. Sul molto del piccolo porticciolo ci attende una bella barchetta coperta che ci porterà fino all’isola di Menjangan. La particolarità di quest’isola è quella di essere popolata da decine di cervi. Noi non ne vedremo nemmeno uno, troppa confusione di turisti e i cervi se ne stanno alla larga. La barca, prima di raggiungere l’isola si fermerà in tre punti per fare dello snorkeling. L’isola è di formazione corallina per cui lo snorkeling si dimostrerà bellissimo: vedremo le prime tartarughe del viaggio, pesci pagliaccio e coralli splendidi popolati da centinaia di pesci di ogni specie. Arriviamo sulla spiaggia e ci accaparriamo una tettoia dove consumiamo il nostro box a base di Nasi Goreng e frutta. Davvero molto buono. Rientriamo il primo pomeriggio e per lavarci il sale di dosso possiamo farci una doccia di acqua dolce allo spartanissimo bagno del porto. Fatevi tenere asciugamano e cambio pulito da qualcuno, il posto è pieno di scimmie ladre e dispettose. Si è mica capito che odio quelle bestiacce?

Salutiamo la guida allungandogli la mancia e risaliamo sul van per un altro trasferimento lunghetto. Ci voglio ben tre ore per raggiungere il lago Bratan. Qui visitiamo uno dei templi più famosi di Bali: il Pura Ulun Danun Bratan. La location è meravigliosa ma, a causa del turismo, hanno trasformato parte del tempio in uno zoo con ristoranti. Bene ma non benissimo. Diciamo che, soprassedendo a quanto ti circonda, puoi comunque apprezzare la spiritualità del luogo.

Ci diamo un’oretta per visitare il tempio e aggirarci per il mercatino situato fuori dal tempio. Di nuovo sul van in direzione Ubud: due ore e mezza per 44 chilometri, niente male. Il Dewa Bungalows ha delle stanze datate ma grandi, pulite e con dei bagni enormi. Le nostre sono tutte al primo piano e ogni stanza ha una terrazza con vista sui tetti di Ubud. Inoltre, è in posizione strategica. Prima di cena ci rechiamo alla sede di Ubud del nostro corrispondente balinese e saldiamo i costi dei servizi liberandoci quasi completamente della cassa comune che servirà solo per le cene e qualche ingresso ai templi. Cena sparpagliati e poi a nanna.

gg

data

tappe

km

tempi

9

(dom)

31/05/2026

Ubud -> Goa Gajah Temple -> Besakih Temple -> Tirta Empul Temple -> Pura Gunung Kawi -> Ubud

4; 42; 35; 2; 14

20’; 1h30’; 1h; 10’; 45’

Ottima colazione in stanza sulla terrazza, ordinate i banana pancake, sono eccellenti. Alle 7:30 abbiamo appuntamento con Dewi, la nostra guida parlante un ottimo inglese e inviata dal corrispondente. Un paio di persone del gruppo hanno deciso di dedicare la giornata al riposo gironzolando per Ubud. Di seguido visiteremo 4 templi con un percorso ad anello in senso antiorario. Iniziamo con quello che forse ci è piaciuto di più: il Goa Gajah (conosciuto anche come Elephant Cave); uno dei siti storici più interessanti vicino al centro di Ubud. È un complesso archeologico e spirituale con radici antichissime, famoso per l’ingresso scolpito nella roccia, le vasche sacre e l’atmosfera molto suggestiva.

Il sito viene generalmente datato tra il IX e l’XI secolo ed è considerato un santuario legato alla meditazione e ai rituali religiosi. La parte più iconica è la facciata della caverna, con un ingresso scolpito in modo molto scenografico, quasi come una bocca demoniaca. All’interno si trovano figure sacre come Ganesha, mentre all’esterno ci sono resti di vasche rituali e statue che riflettono l’incontro tra tradizioni hindu e buddhiste. Il tempio poi ha una parte che si snoda nella piccola ma suggestiva foresta fino ad un torrente che funge da sorgente per le vasche sacre. Visita di meno di un’ora e poi in van per raggiungere il Besakih Temple. Il Besakih Temple è il tempio più importante, più grande e più sacro dell’induismo balinese, e si trova sulle pendici del Monte Agung, nell’est di Bali. In realtà non è un solo tempio, ma un grande complesso di santuari che al momento conta 22 o 23 templi collegati tra loro. Viene chiamato anche Tempio Madre di Bali perché è il principale centro religioso hindu dell’isola. La sua importanza deriva sia dal valore spirituale sia dalla posizione scenografica, con il vulcano Agung sullo sfondo. Il complesso comprende aree dedicate alla trimurti hindu — Shiva, Brahma e Vishnu — e diversi santuari disposti secondo simbolismi religiosi balinesi. Per salire al tempio si prende un golf kart elettrico che ti porta fino alla base del tempio e poi si scende a piedi. Alla fine della visita Dewi ci ha portato a mangiare in un ristorante a buffet davvero notevole: il Lere Agung a Menanga, poco distante dal Besakih Temple. La particolarità del ristorante è la posizione incantevole: una terrazza sulle risaie con vista sul vulcano Agung. Se siete da quelle parti per pranzo fermatevi perché merita. Dopo pranzo usciamo dal ristorante e vediamo un pipistrellone che riposa su un ramo proprio fuori dal ristorante. Si tratta di un pacifico e simpaticissimo “Flying Fox”, deve essere abituato alla gente, se ne rimane appollaiato ad aspettare che qualcuno gli porti un pezzettino di frutta. Davvero carinissimo. Riprendiamo il van in direzione Tirta Empul, il famoso tempio dell’acqua noto per la sua sorgente sacra e per i rituali di purificazione (melukat).

Il complesso si trova vicino al villaggio di Manukaya, nella zona di Tampaksiring, a nord-est di Ubud, ed è costruito attorno alla sorgente del fiume Pakerisan. È un tempio storico databile al X secolo (intorno al 962 d.C.) e svolge un ruolo centrale nelle pratiche religiose e nel sistema di irrigazione subak balinese. È composto da tre cortili principali: l’area d’ingresso (Jaba Pura) con negozietti e una grande vasca di koi; il cortile centrale (Jaba Tengah) con le piscine di purificazione e circa 30 fontane; il cortile interno (Jeroan), il più sacro, con altari e padiglioni. Le fontane (sacred spouts) alimentate dalla sorgente vengono usate dai fedeli per il rito di purificazione che prevede passare sotto più getti d’acqua in sequenza. I fedeli si bagnano sotto le fontane seguendo una sequenza simbolica: ogni getto rappresenta una fase di purificazione spirituale; il rito è guidato dai locali e dai sacerdoti quando necessario. I turisti possono partecipare ma devono rispettare le regole del tempio (indossare sarong e fascia); le donne durante il ciclo mestruale non possono entrare nelle vasche. Ultimo tempio della giornata è il Pura Gunung Kawi: uno dei complessi templari più affascinanti di Bali: si trova a Tampaksiring, nella reggenza di Gianyar, lungo la valle del fiume Pakerisan, e viene spesso chiamato “Valley of the Balinese Kings”. È un antico complesso rupestre dell’XI secolo, con santuari e facciate scolpite direttamente nella roccia, immersi in una valle molto verde e scenografica. Oltre al valore storico, è anche un luogo di culto ancora attivo, quindi non è solo una meta turistica ma anche religiosa. La valle dove è situato il tempio è anche coltivata in parte a riso ed è possibile fare una passeggiata lungo la piccola risaia fino ad arrivare ad una cascata naturale. Rientriamo in albergo abbastanza provati dalla giornata. Doccia, cena, giretto per Ubud e poi a nanna.

gg

Data

tappe

km

tempi

10

(lun)

01/06/2026

Ubud -> Taman Ayun -> Jatiluwih Rice Terraces -> Batukaru Temple -> Pura Luhur Uluwatu -> Kecak Dance -> Kuta

18; 32; 10; 70; 25

1h; 1h; 30’; 3h; 1h30’

Dopo colazione lasciamo il bel albergo di Ubud. Prima meta del giorno è il tempio di Taman Ayun: uno dei templi più eleganti di Bali: il suo nome significa “bel giardino”. È famoso per i giardini curati, i fossati d’acqua e le pagode meru a più livelli, che gli danno un aspetto molto scenografico. Fu costruito nel XVII secolo come tempio della famiglia reale di Mengwi ed è considerato parte del patrimonio culturale mondiale UNESCO del paesaggio culturale di Bali. A differenza di altri templi dove si entra liberamente nel santuario principale, qui molte aree si osservano soprattutto dall’esterno, il che rende la visita molto tranquilla e fotogenica. Il complesso è organizzato in più cortili, collegati da passaggi e porte ornamentali, con stagni, loto e giardini che creano una sensazione di equilibrio tra architettura e natura. Le torri meru, disposte in gruppi e a diverse altezze, sono uno degli elementi più riconoscibili del tempio. La visita dura meno di un’ora e poi ripartiamo alla volta delle risaie terrazzate di Jatiluwih. Arriviamo in poco meno di un’ora e abbiamo tempo per una passeggiata di circa un’oretta. Ci sono diversi percorsi che si possono fare in queste risaie davvero molto “instagrammabili” (pure troppo), il tempo che abbiamo però ci permette di fare quella più breve, ma visto il caldo tremendo della giornata, è più che sufficiente. Io faccio un volo col drone ma prima va pagato il permesso che costa la bellezza di 500.000 rupie (circa 25 euro). C’era davvero un caldo soffocante e allora ne ho approfittato per trovarmi un angolino all’ombra e farmi una visita “privata” da un punto di vista privilegiato. Pranziamo (bene) al Gong Jatiluwih Restaurant & Lodge. Originariamente la corrispondente mi aveva inserito il Tanah Lot come tempio da visitare dopo le risaie e prima dell’ultimo tempio Luhur Uluwatu ma non c’è abbastanza tempo per cui chiediamo alla guida come possiamo impiegare un’ora prima di partire alla volta di Kuta. Vicino alle risaie, a circa 30’ di van, lungo la strada per Kuta, c’è il Batukaru Temple. Devo dire che è uno dei templi che ci è piaciuto di più in quanto molto curato e poco turistico, vicino al tempio è stato creato un laghetto artificiale che viene usato come sorgente per le fonti sacre e i bagni di purificazione: una piccola oasi di ombra e tranquillità. Ultimo tempio che vedremo a Bali è il Pura Luhur Uluwatu nella punta più a sud di Bali; noto prevalentemente per la sua posizione suggestiva a picco sul mare e luogo utilizzato per la rappresentazione delle danze Kecak. Essendo il tempio più visitato di Bali e dovendo attraversare Kuta, il traffico che troviamo per raggiungerlo è infernale. Più di tre ore per percorrere 70 chilometri. Arriviamo al tempio giusto per prendere posto nel teatro. Abbiamo lo spettacolo delle 19:00 (il primo) ma è quello preferito da tutti in quanto si svolge al tramonto e la location è davvero spettacolare. Le danze Kecak del Pura Luhur Uluwatu sono uno degli spettacoli più famosi di Bali: un coro maschile ritmico accompagna una messa in scena teatrale del Ramayana, con il tramonto e il tempio sullo sfondo a rendere l’esperienza molto suggestiva. La forma moderna del Kecak nasce negli anni ’30 del Novecento, quando l’artista tedesco Walter Spies e il ballerino balinese Wayan Limbak adattarono un antico rituale balinese, lo Sanghyang (o Sanghyang Dedari), trasformandolo in uno spettacolo narrativo pensato anche per il pubblico. Il punto di partenza era un canto rituale corale con vocalizzazioni ripetute tipo “cak”, usato tradizionalmente in contesti spirituali e di trance; da lì è stata costruita la versione teatrale che oggi si vede a Uluwatu. Lo spettacolo racconta episodi del Ramayana, in particolare l’esilio del principe Rama, il rapimento di Sita da parte del re demone Ravana, e la battaglia per liberarla con l’aiuto di Hanuman, la divinità-scimmia. Nella versione più comune, la trama culmina con il “fire dance” di Hanuman e con la sconfitta di Ravana, simbolo della vittoria del bene sul male. Il Kecak non è solo una danza, ma una combinazione di coro, teatro, fuoco e simbolismo religioso-culturale, che rende la storia facile da seguire anche senza conoscere l’epica indiana. A Uluwatu, poi, il contesto del tempio e dell’oceano aggiunge un forte valore scenico e rende lo spettacolo particolarmente memorabile. Lo spettacolo dura circa un’ora. Raggiungere il nostro albergo a Kuta è un’impresa. Un’ora e mezza per meno di 25 chilometri. Ceniamo nel ristorante dell’albergo. Albergo in posizione spettacolare con belle camere e un buon ristorante. Ci ritorneremo per l’ultima notte prima di partire per l’Italia.

gg

Data

tappe

km

Tempi

11

(mar)

02/06/2026

Kuta -> Padangbai -> Gili Air

54; 100

2h; 2h

Alle 7:30 abbiamo appuntamento col driver della compagnia dei traghetti per un trasporto condiviso fino al porto di Padangbai. Ci voglio circa due ore per arrivare al porto. Sbrighiamo le formalità di imbarco pagando anche una tassa portuale e in breve siamo sulla Fast Boat per Gili Air. Il tragitto in barca dura circa due ore. La prima sosta è a Gili Trawangan, rimaniamo sull’imbarcazione ma ci prepariamo a scendere; 5 minuti dopo siamo a destinazione. Sulle isole Gili ci si sposta a piedi, in bici, tramite piccoli scooter elettrici o tramite Horse Kart: piccoli tuk tuk trainati da un cavallo. Ne prendiamo due per portare i bagagli fino al nostro hotel, una persona sale sul cavallo coi bagagli, il resto del gruppo segue a piedi. L’isola è davvero molto piccola, circa 5 chilometri di circonferenza. Arriviamo a destinazione e prendiamo le stanze del Salim Cottage. Passiamo di fianco a casette molto belline ma ci infilano in una struttura molto vecchia. Per carità le stanze sono grandi ma sono senza zanzariere. Visto il periodo di bassa stagione chiediamo tutti il cambio di stanza e ci viene concesso. Alloggeremo tutti nelle belle casette chiamate coi nomi dei segni zodiacali. Oggi è giornata di relax per cui: tempo libero molto apprezzato da tutti. Chi si fa un giretto, chi prenota un massaggio, chi si fa prima il bagno nel bellissimo mare corallino, chi invece si rilassa in piscina. Ci ritroveremo direttamente a cena.

gg

data

tappe

km

tempi

12

(mer)

03/06/2026

Gili Air

-

Escursione in mattinata e dopo pranzo tempo libero

Tramite corrispondente abbiamo organizzato una mezza giornata di snorkeling con barca condivisa. La corrispondente si appoggia a Get Your Guide. Dovrete essere entro le 8:30 al baracchino di Get Your Guide che si trova al porto di Gili Air, qui vi daranno le pinne e, se non le avete, maschera e boccaglio oltre ad una bottiglia da mezzo litro di acqua naturale. Il tour prevede di fare snorkeling in tre posti: Bask Nest a Gili Meno (luogo dove si trovano statue sommerse popolate da pesci), un turtle Point a Gili Trawangan (o da altre parti a seconda di come sono le condizioni del mare), un Coral Point per vedere coralli e una moltitudine di pesci diversi e poi pranzo (da pagare extra) a Gili Meno vicino ad una nursery di Baby Turtles. La barca ha una parte col fondo in vetro. L’esperienza è condivisa e in totale sarete circa in trenta persone. Tante si, ma gestibile. Devo dire che inizialmente mi sembravano troppe ma alla fine è stata una bella esperienza per tutti. Si rientra a Gili Air nel primo pomeriggio dove da qui in avanti faremo proprio una vacanza di totale relax al mare.

gg

Data

tappe

km

tempi

13

(gio)

04/06/2026

Gili Air

-

Giornata libera

Giornata totalmente libera dove, per chi vuole, è possibile fare un sacco di attività in autonomia. Chi si è organizzato un’immersione tramite le mille agenzie dell’isola, chi ha visitato l’isola, chi si è rilassato con massaggi ecc.

gg

Data

tappe

km

tempi

14

(ven)

05/06/2026

Gili Air -> Gili Meno

-

Giornata libera

In tarda mattinata, tramite una barca privata organizzata da un noleggio attrezzatura da snorkeling, abbiamo lasciato Gili Air per Gili Meno. Abbiamo preso la barca proprio di fronte al nostro albergo. Siccome a Gili Meno le condizioni del mare di fronte al nostro albergo non permettevano di sbarcare in sicurezza abbiamo attraccato al porto e usato due Horse Kart per portare i bagagli al nostro albergo: il Mojo Beach Resort.

L’albergo scelto a Gili Meno è un sogno, le bellissime stanze direttamente affacciate sulla spiaggia privata rendono questo luogo davvero una meraviglia. Costoso, ma è stata una scelta consapevole di tutto il gruppo. Che male c’è a trattarsi bene ogni tanto?

gg

Data

tappe

km

tempi

15

(sab)

06/06/2026

Gili Meno

-

Giornata Libera

Giornata libera per tutto il gruppo.

Consiglio di andare a cena nella parte ovest dell’isola per vedere il meraviglioso tramonto.

Gili Meno è l’isola più tranquilla e con meno divertimenti rispetto alle altre. Ma è sicuramente quella col mare più bello e le strutture migliori. Tenetene conto se pensate di pernottare qui. Se volete divertimento allora andate a Trawangan.

gg

Data

tappe

km

tempi

16

(dom)

07/06/2026

Gili Meno -> Gili Air -> Padangbai -> Kuta

5; 100; 54

15’; 2h; 3h

Ultima mattina di mare prima di lasciare il nostro meraviglioso albergo (colazione da migliorare).

Prendiamo una public fast boat dal porto per Gili Air verso le 13:30.

In 10 minuti siamo a Gili Air dove in meno di un’ora abbiamo la Fast Boat di ritorno per Bali.

L’attraversata tra Gili Air e Bali è di circa due ore.

Arrivati a destinazione abbiamo un van tutto per noi per ritornare a Kuta. Il traffico è notevole ma il driver è bravissimo e impieghiamo 3 ore per arrivare al nostro albergo, il navigatore di google maps me ne dava più di quattro.

Ultima cena nel nostro bel J4 hotel che serve forse il miglior Mie Goreng del viaggio. Nota del nostro hotel: si trova proprio sulla piazza dove c’è stato l’attentato il 12 ottobre 2002 e che causò la morte di 202 persone. Nella piazza c’è un monumento alla memoria delle vittime. Davvero molto toccante.

gg

Data

tappe

km

tempi

17

(lun)

08/06/2026

Kuta -> Istanbul

5; 10.353

30’; 13h

Mattinata libera. C’è chi ha preso un paio di ore di lezione di Surf a Kuta (spiaggia famosa per i surfisti), fate attenzione ai coralli. Chi si è goduto i negozietti e chi ne ha approfittato per un ultimo massaggio rilassante. Alle 16:00 abbiamo appuntamento col driver che in meno di 30 minuti ci porta in aeroporto. Stranamente troviamo poco traffico. Salutiamo per l’ultima volta il nostro driver super efficiente e ci dividiamo. Milano e Roma prendono due voli diversi per Istanbul a distanza di un’ora uno dall’altro.

gg

Data

tappe

km

tempi

18

(mar)

09/06/2026

Istanbul -> Milano Malpensa/Roma Fiumicino

1.683/1.371

2h45’/2h40’

Dopo il lungo volo per Istanbul ci imbarchiamo per le ultime 4 ore di volo per Milano. Stanchi ma appagati da quello che si è rivelato un viaggio davvero fantastico.

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